In calce alla presente nota le quattro pagine della lettera inviata dal Presidente della Federazione Indiana Piloti (FIP) al Ministro dell’Aviazione Civile Indiana. Non è certo mia intenzione sollevare una sterile quanto inutile polemica su questo gravissimo e inquietante incidente di volo. Il mio unico intento è quello di offrire degli spunti di riflessione per tentare di leggere, fra le righe, anche chi esprime un pensiero diverso dal mio. Ribadisco ancora una volta che, a mio avviso, sia la Boeing, sia l’Air India non ci proporranno MAI se non in una forma miratamente edulcorata, la verità su quanto realmente accaduto a quel tragico volo. Da notare anche che sia i piloti sia i tecnici competenti, direttamente interessati al problema, sembra siano stati esclusi dalla commissione d’inchiesta che dovrebbe analizzare e stabilire le possibili cause dell’incidente. Vi invito a leggere con attenzione queste quattro pagine che non hanno bisogno né di spiegazioni né di commenti, se non per coloro che ancora si ostinano a non voler valutare serenamente anche l’altrui pensiero e, quindi, che affermano “…ma mi guardo bene da farmi insegnare la morale da qualche imbecille”. Capito? Se non la pensi come lui sei pure un imbecille…! Aldo Rossi
Matteo Salvini «vero amico» del governo Netanyahu. Mentre continua lo sterminio dei palestinesi, il ministro italiano delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, ha ricevuto il premio Israele-Italia 2025, creato giusto quest’anno dall’Istituto Friedman. La cerimonia è avvenuta nella sala del Cenacolo della Camera dei Deputati. «Il vicepremier è complice di un governo criminale». Con la santificazione del GENOCIDIO perpetrato dagli israeliani nei confronti del Popolo Palestinese, Matteo Salvini si sta tenacemente impegnando per riportare la LEGA, il suo partito, sotto il 2%…! Nessun politico in Italia, ha avuto il coraggio di dire la verità. Tutti si sono in realtà limitati a leggere diligentemente le varie veline imposte loro, dai regnanti di oltre oceano. Tranne qualche rara eccezione, l’Europa non è da meno e questo a dimostrazione che sia a livello europeo, sia a livello nazionale, ci siamo autoimposti un indelebile marchio di infamia. È solo la storia che si ripete. Aldo Rossi
UN MOMENTO DELLA CERIMONIA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
STORIE, PAROLE E FERITE DELLA PALESTINA: DA UN’ECONOMIA DI OCCUPAZIONE A UN’ECONOMIA DI GENOCIDIO, CON LA BENEDIZIONE SPECIALE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA E L’INTERESSATA INDIFFERENZA DI GRAN PARTE DEL MONDO ARABO.
La grande sofferenza del Popolo Palestinese è causata non solo dalla bestiale brutalità dell’esercito israeliano ma, soprattutto, dalla palese e complice indifferenza dell’intero mondo occidentale. Francesca Albanese ricopre l’incarico di Relatrice Speciale ONU sul territorio palestinese occupato. C’è voluto il coraggio di una donna, di una mamma, per denunciare a gran voce le mostruose atrocità poste in essere dall’esercito israeliano nei confronti della popolazione civile di Gaza e, in particolare, di moltissimi bambini. La loro è una sofferenza trasparente, quasi invisibile, che non è in grado di rimuovere la spessa coltre di ottusa, silenziosa indifferenza e complicità, che avvolge il dolore di un intero popolo, costretto a subire la terribile, atroce crudeltà di un genocidio che avviene sotto gli occhi di un occidente narcotizzato dalla sua stessa insensibilità e indifferenza. Aldo Rossi
FRANCESCA ALBANESE: LA SUA AUDIZIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI IL 29 GIUGNO 2025
I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki furono due attacchi nucleari attuati dagli Stati Uniti d’America contro il Giappone, rispettivamente il 6 e il 9 agosto 1945, sul finire della seconda guerra mondiale. La mattina del 6 agosto 1945, alle ore 8:15, l’aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomicaLittle Boy sulla città di Hiroshima, cui fece seguito, tre giorni dopo, lo sgancio della bomba atomica Fat Man su Nagasaki; le due missioni causarono in totale un numero di vittime dirette stimato fra le 150 000 e le 220 000 persone[2], quasi esclusivamente civili. Per la gravità dei danni causati, diretti e indiretti, e per le implicazioni etiche a essi correlate, si è trattato del primo e unico utilizzo in guerra di tali armi. Ciò nonostante, nel secondo dopoguerra lo sviluppo tecnico delle bombe atomiche non si è fermato e ha anzi registrato una forte impennata, portando alla produzione di testate nucleari sempre più sofisticate. Durante la guerra fredda in particolare, più volte le contingenze politico-economiche internazionali si sono avvicinate pericolosamente a un nuovo impiego di queste armi.
12 GIUGNO 2025 AEROPORTO DI AHMEDABAD IL VOLO AIR INDIA IA 171 DIRETTO A LONDRA PRECIPITA IN FASE DI DECOLLO
IL VELIVOLO B 787-8 DI AIR INDIA MATRICOLA VT-ANB PRECIPITATO IN FASE DI DECOLLO AD AHMEDABAD COCKPIT BOEING B787
Questa mia presentazione è rivolta, in particolare, a chi ancora sa porsi delle domande. Conoscere è un nostro diritto, sapere dipende da noi, subire è una nostra scelta. Cercherò di utilizzare un linguaggio chiaro, semplice e accessibile a tutti evitando, per quanto possibile, l’uso di una terminologia troppo tecnica. Invito il lettore a indirizzare eventuali suoi commenti, suggerimenti o critiche a info@rossialdo.com Solo chi ci critica ci aiuta a migliorare. P.s. Le foto e i filmati presenti in questo articolo, sono stati raccolti sul Web e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori interessati fossero contrari al loro utilizzo in questa mia nota, potranno semplicemente segnalarlo e provvederò all’immediata rimozione. Grazie. Aldo Rossi
Nel caso degli incidenti di volo, il “Preliminary Report” (rapporto preliminare) è un documento che fornisce un’analisi iniziale e provvisoria di un evento prima che sia redatta l’analisi completa, esauriente e definitiva relativa al caso specifico. In sostanza il Preliminary Report è una presentazione di “cosa è successo” e non del “perché è successo“. Sarà il “Final Report” (rapporto finale), invece, a stabilire e a chiarire le cause dell’evento analizzato. Quanto riportato nel Preliminary Report è quindi soggetto, nel corso dello svolgimento delle indagini, a subire cambiamenti e aggiornamenti tenendo sempre presente che l’obbiettivo dell’analisi investigativa di un incidente aereo è intesa unicamente all’ottimizzazione delle procedure di prevenzione degli incidenti stessi e non all’attribuzione di colpe o di responsabilità. Eventuali colpe o responsabilità saranno oggetto di trattazione nelle sedi dedicate. Il Preliminary Report è di norma emesso, entro trenta giorni dall’evento, dalle preposte Autorità di Governo del Paese che gestisce l’aeromobile coinvolto nell’incidente. Il Final report, invece. non prevede una data di scadenza tassativa ma viene emesso solamente a indagini ultimate, talvolta anche dopo uno o due anni.
BREVE ANALISI DEI DATI DEL VOLO. Peso del velivolo al momento del decollo: 213 tonnellate. Carburante imbarcato per il volo previsto Ahmedabad-Londra: 54 tonnellate. Persone a bordo: 230 passeggeri – 2 Piloti – 10 Assistenti di Volo. Vittime dell’incidente: 229 passeggeri – 2 Piloti – 10 Assistenti di volo – 19 persone a terra. L’aereo è precipitato, infatti, su un BJ Medical College Hostel facente parte dell’abitato sottostante posto, fatalmente, lungo la traiettoria di decollo. Ai comandi dell’aereo in qualità di Pilot Flying (PF) c’era il Primo Ufficiale mentre il Comandante svolgeva funzioni di Pilot Monitoring (PM). Sugli aerei commerciali i piloti si suddividono il lavoro alternandosi ai comandi come Pilot Flying e come Pilot Monitoring. Il Pilot Flying agisce direttamente sui comandi di volo e si dedica espressamente alla condotta dell’aeromobile mentre il Pilot Monitoring gli fornisce la necessaria assistenza nelle operazioni nel cockpit (cabina di pilotaggio) quali i movimenti di retrazione o estensione del carrello di atterraggio oppure per la retrazione o estensione dei flaps e, in particolare, nelle comunicazioni radio con gli Enti del controllo del traffico aereo. Come da prassi, poi, in Air India entrambi i piloti sono stati sottoposti, prima del volo, anche all’Alcol Test. Il Comandante di 56 anni, aveva al suo attivo circa 15.600 ore di volo di cui 8.500 ore sul Boeing 787. Il Primo Ufficiale di 32 anni, aveva al suo attivo circa 3400 ore di volo di cui 1100 ore sul Boeing 787.
CRONOLOGIA DELL’EVENTO: – ore 08.07 (UTC) l’aereo inizia la sua corsa di decollo sulla pista 23 di Ahmedabad. – ore 08.09 uno dei due piloti lancia il messaggio MAYDAY ovvero dichiara alla Torre di Controllo una situazione di estrema gravità presente a bordo dell’aereo poco prima dello schianto. Il tutto si è svolto in circa 90 secondi.
FILMATO 1
ERRORE DEL PILOTA O “TECHNICAL GLITCH”?
A technical glitch refers to a minor, unexpected malfuntion or error in a device, software, or electronic system. It’s often a temporary problem that causes a system to behave in an unintended way. A mio avviso, questa è la frase cardine sulla quale dovranno necessariamente discutere e confrontarsi i membri della commissione d’inchiesta nominata.
Di seguito un’altra nota utile:
SPECIAL AIRWORTHINESS INFORMATION BULLETIN No. NM-18-33 EMESSO IN DATA 17.12.2018
“In the cockpit voice recording, one of the pilots is heard asking the other why did he cutoff. The other pilot responded that he did not do so”. Nel Preliminary Report è scritto anche che dalla registrazione del Cockpit Voice Recorder (CVR), si sente uno dei piloti chiedere all’altro “perché hai chiuso?” – riferendosi agli interruttori utilizzati per aprire o chiudere l’afflusso del carburante ai motori – e l’altro pilota ha prontamente risposto che…lui non aveva fatto nulla! A riprova di questo, dall’analisi del relitto, questi interruttori sono stati comunque trovati nella posizione corretta RUN come chiaramente riportato anche nel Preliminary Report.
RUN e CUTOFF SONO LE POSIZIONI CHE COMANDANO L’AFFLUSSO DEL CARBURANTE AI DUE MOTORI
Nel Preliminary Report è stato fatto un brevissimo cenno anche al FADEC – Full Authority Dual Engine Computer – il potente computer che controlla, monitora e interagisce con tutti i sistemi che agiscono sugli impianti di bordo compresi, quindi, anche i motori. Un altro elemento degno di nota ci impone di ricordare anche che subito dopo il distacco delle ruote del carrello da terra l’aereo passa dalla modalità “Ground mode” alla modalità “Flight mode” e il contrario avviene dopo i’atterraggio. Il passaggio da una modalità all’altra, comporta l’attivazione di alcune particolari e importanti funzioni che ricadono comunque sempre sotto il rigoroso e inesorabile controllo dei computers di bordo.
Solo qualche anno prima, nel 2019, anche un Boeing B787 – stesso tipo di velivolo – della Compagnia aerea giapponese ANA aveva registrato, a 13.000 metri di quota, lo spegnimento non comandato, di entrambi i motori. In questo caso, però, vista la notevole quota a disposizione, i piloti sono riusciti a riavviare entrambi i motori e ad atterrare regolarmente.
BOEING B787 DELLA COMPAGNIA AEREA GIAPPONESE ANA – ALL NIPPON AIRWAYS
Tentare di attribuire la colpa dell’incidente Air India AI 171, a un momento di lucida follia suicida dei piloti, potrebbe essere certamente utile per “scagionare” l’aereo e magari anche per “assolvere” la Casa Costruttrice ma non certo per fare luce sulle possibili eventuali vere cause dell’evento e per evitare che esso abbia a ripetersi nelle sue tragiche conseguenze. Vi invito a fare un “giro” sul Web per riconoscere e identificare i numerosi improvvisati “esperti” che si sono già proposti nella stesura definitiva di inappellabili sentenze di condanna nei confronti delle tendenze suicide dei due piloti. Gli “esperti”…tutta gente che pensa di sapere ma non sa cosa pensare. Non è escluso, poi, che i nomi di questi rapaci dell’informazione siano presenti, di volta in volta, anche sul generoso libro paga delle stesse Case Costruttrici coinvolte.
FILMATO 2
È IL MIGLIORE
NOTE CONCLUSIVE. L’uso di tecnologie e di software sempre più complessi e sofisticati, utilizzati a bordo dei moderni aerei commerciali impongono, ancora una volta, una profonda riflessione. Può la tecnologia sovrastare al controllo dell’uomo? Negli anni passati si è spesso dibattuto sui possibili danni indotti, alla “filosofia” di pilotaggio, dall’utilizzo di un esasperato grado di automazione. La tendenza dei piloti, quale riflesso condizionato, è quella di riporre un’eccessiva fiducia negli automatismi di controllo dell’aereo inducendo poi, nei piloti stessi, un’insidiosa e subdola forma di complacency nei confronti della macchina. Quando, poi, l’automatismo induce nella macchina stessa un’inattesa condotta “bizzarra”, riprenderne il controllo diventa assai più difficoltoso, specialmente se l’effetto sorpresa ci coglie impreparati. L’addestramento alla condotta esclusivamente manuale anche degli aeromobili a tecnologia ultra moderna, dovrebbe essere, quindi, parte integrante del percorso addestrativo al pilotaggio di macchine così sofisticate. Per esperienza personale, acquisita come istruttore anche nei simulatori di volo, ho sempre notato un certo nervosismo negli equipaggi quando chiedevo loro di sganciare tutti gli automatismi e volare la macchina in modo convenzionale come si farebbe con un qualsiasi piccolo aereo da turismo. Le leggi fisiche che interessano il volo sono sempre le stesse, sono ineludibili e valgono sia per gli aerei di piccole dimensioni sia per gli aerei di grandi dimensioni: la “filosofia” di pilotaggio è sempre la stessa. Anche su queste macchine di ultima generazione, quindi, il livello di situation awarness deve essere sempre molto, molto elevato e in nessun modo l’utilizzo di tecnologie sempre più sofisticate, può contribuire a ridurre la soglia dell’attenzione. Io non sono contro l’evoluzione e il progresso della tecnologia sono ovviamente contro tutte quelle forme di allettante e comodo tecnomorfismo intese a “disumanizzare” il ruolo primario dell’uomo. When things don’t go as expected…TAKE OVER…! I piloti del volo Air India AI 171 hanno avuto la possibilità di …TAKE OVER? Confidiamo nelle risposte della Commissione d’inchiesta. Aldo Rossi già Pilota Militare già Comandante Alitalia già Comandante Volare Airlines.
AGGIORNAMENTI ED ERRATA CORRIGE PROPOSTI DOPO LA PUBBLICAZIONE DELLA SOPRA ESPOSTA MIA NOTA DEL 23.06.2025.
AGGIORNAMENTO APPORTATO IN DATA 31 LUGLIO 2025. Questo è il testo della lettera inviata al Ministro dell’Aviazione Civile Indiana, da parte del Presidente della Federazione Indiana Piloti (FIP) Capt. CS. Randhawa in data 16 luglio 2025. È una lettera molto pacata ma nel contempo molto ferma, specifica e puntuale nei suoi contenuti.
2. ERRATA CORRIGE – APPORTATO IN DATA 01 AGOSTO 2025. Nella mia nota del 23 giugno 2025 ho erroneamente riportato che lo spegnimento di entrambi i motori era avvenuto, a 13.000 metri di quota, anche ad un aereo B 787 della Compagnia Aerea ANA (All Nippon Airways). A seguito di ulteriori verifiche ho però potuto constatare la non correttezza di questa mia affermazione. In realtà, questa assai subdola avaria, ha interessato il volo ANA NH985 operato con Boeing B787 da Tokio (Haneda) a Osaka il 17 gennaio 2019. Dopo l’atterraggio, infatti, forse a causa di un malfunzionamento del trasferimento dalla “flight phase” alla “ground Phase“, ha condotto allo spegnimento simultaneo NON comandato di entrambi i motori ma…fortunatamente l’aereo era a terra. Mi scuso per l’inesattezza.
3. AGGIORNAMENTO APPORTATO IN DATA 16 AGOSTO 2025. Questo filmato ci propone la triste conferma che i piloti non hanno potuto prendere il controllo manuale della macchina (TAKE OVER) perché il sistema software della stessa macchina ha la priorità sull’intervento del pilota come da me già peraltro ipotizzato nella soprastante presentazione. Siamo proprio alla follia! FILMATO
Sono passati ormai 45 anni da quel tristissimo evento e attorno a quel caso è stato sollevato un tale polverone nel quale, anche per chi è del mestiere, è molto difficile muoversi e orientarsi. Anche il caso Ustica è stato ormeggiato nel porto delle nebbie…!? Di seguito il alcune mie riflessioni in merito. Aldo Rossi
Il 27 giugno 1980 alle ore 20.59, si consumava nei cieli d’Italia, una delle tragedie più misteriose e angoscianti che, la storia recente del nostro Paese, abbia mai conosciuto. Il volo Itavia IH 870 da Bologna a Palermo con aereo DC9 I-TIGI, precipitava in mare a circa 50 miglia nautiche a nord dell’isola di Ustica. Alle 81 vittime di quella sciagura aerea ed ai loro familiari rivolgiamo ancora un rispettoso e deferente omaggio. Molto è stato scritto in merito a questo gravissimo incidente aereo. Sono state avanzate, da parte di improvvisati “giudici senza toga”, le ipotesi più stravaganti e le illazioni più infamanti. Un velenoso cocktail di presunzione, di ignoranza, di arroganza e di ostentata protervia anche nei confronti del delicato lavoro della Magistratura inquirente. Talune note frange del contesto politico e socio-mediatico nazionale, si sono sbizzarrite, nel corso di tutti questi anni, a inseguire fantasiose elucubrazioni e ricostruire fantastici scenari di quel tragico evento. Era però evidente che nella ricerca di “una loro verità” su quanto avvenuto a bordo di quell’aereo, si celava in realtà un subdolo tentativo di avvalorare ipotesi accusatorie palesemente insostenibili che, peraltro, nel corso di questi lunghi anni, non hanno mai trovato nemmeno il seppur minimo riscontro indiziario. Il processo che ne è seguito, ha visto, quali principali indagati, i vertici dell’Aeronautica Militare Italiana dell’epoca. I “Generali traditori”, rei di avere programmato ed abilmente nascosto l’abbattimento di un aereo civile, sono stati sottoposti, per anni, ad una vergognosa gogna mediatica in totale spregio di quel nobilissimo dettato giuridico-costituzionale che riguarda il principio di presunzione di innocenza. Ebbene, quel processo si è concluso, dopo qualche decennio, in tutti i suoi gradi di giudizio, con la piena assoluzione di tutti gli imputati perché “il fatto non sussiste”. Alle 81 vittime di quell’incidente aereo vanno quindi aggiunte anche le numerose “vittime” di quel vergognoso, irresponsabile, strumentale e protervo circo mediatico. In tutti questi anni non sono mai stati individuati i colpevoli. Ciò non vuol dire, però, che i veri colpevoli, non ci siano. Anche questo incidente rimarrà senza risposte e con un grande, inquietante punto di domanda…? Esso troverà posto negli archivi della memoria storica del nostro Paese, sarà consegnato all’oblio e si perderà nella notte dei tempi? Purtroppo, come è già avvenuto per altri tragici eventi della storia italiana, il porto delle nebbie non chiude mai, e di quelle povere vittime rimarrà solo un ricordo sempre più tenue. Nel cuore dei familiari, il dolore, la sofferenza e la solitudine faranno da perenne cornice ad angoscianti interrogativi e a una comprensibile e frustrante grande delusione. Ma…i reati di strage, non cadono mai in prescrizione…! Il lettore si chiederà il motivo per cui mi permetto di rievocare ed esprimere le mie considerazioni e le mie impressioni su quei tragici accadimenti. Ebbene, il giorno 27 giugno 1980 anch’io ero in volo ai comandi di un altro aereo DC9 Itavia. Solo qualche ora prima, in rotta quasi opposta a quella dell’aereo caduto ho attraversato, infatti, la stessa porzione di spazio aereo ma nulla faceva presagire l’imminente tragedia. Il Destino, cinico e baro, non si limita a colpire alle spalle ma, talvolta, si prende anche gioco di noi…il giorno precedente avevo effettuato ben due voli con il DC9 Itavia I-TIGI poi precipitato in mare il giorno seguente. Il secondo motivo per cui mi ritengo qualificato ad esprimere le mie riflessioni su questo incidente aereo, deriva dal fatto che per circa dieci anni, fino agli inizi del 1979, ho operato come pilota militare su velivoli caccia intercettori F104S. Sono stato in forza al 22° Gruppo del 51° Stormo Caccia di stanza all’aeroporto di Istrana (Treviso). Conosco perfettamente le dinamiche del volo operativo di un aereo caccia intercettore e posso quindi parlarne con cognizione di causa. Qualcuno, a suo tempo, aveva anche accusato la nostra Aeronautica Militare di avere abbattuto per errore l’aereo Itavia e di averne, poi, dolosamente depistato anche le indagini. Cerchiamo di fare il punto. Prima di staccare le ruote dalla pista di decollo, un caccia intercettore della nostra Aeronautica Militare, specialmente se caricato con armamento reale, deve subire una miriade di controlli e di verifiche da parte di più persone. I tecnici addetti alla manutenzione, i tecnici addetti alla linea di volo, gli addetti ai servizi di vigilanza e sicurezza, gli addetti al servizio antincendio, gli armieri, gli addetti alla torre di controllo e molti altri…sono tutte persone che non possono non vedere. Caricare un missile sotto le ali di un velivolo è un’operazione complessa che comporta una serie di autorizzazioni speciali e specifiche. Presentarsi al deposito munizioni di un aeroporto militare per prelevare un missile non è come entrare dal tabaccaio per comperare un sigaro toscano…! Se alla fine delle operazioni quel missile non viene riportato in deposito, centinaia di persone ne conoscono il motivo. Una volta in volo, gli aerei (nelle missioni operative con armamento reale gli aerei sono sempre almeno due) vengono guidati sul potenziale bersaglio, dai controllori radar del servizio “Guida Caccia” competenti per territorio. Prima di attivare il sistema di lancio e quindi “premere il grilletto” i piloti devono, però, eseguire delle particolari procedure di identificazione e di autenticazione dell’eventuale ordine di abbattimento ricevuto (regole di ingaggio). Questa è una procedura che prevede la rapida attivazione e verifica di codici speciali di cui sono a conoscenza solo i piloti e i controllori guida caccia che, in quel preciso momento, stanno operando. L’azione del pilota, quindi, non è limitata alla semplice condotta dell’aereo ma, in previsione del lancio di un missile, il pilota deve eseguire, in corretta sequenza, anche una serie di operazioni che escludono la possibilità del lancio accidentale di un missile “attivo”. La semplice pressione sul grilletto di tiro non provoca, infatti, alcun effetto. Il missile, per partire e attivarsi, ha bisogno di una serie di “autorizzazioni” elettrico-meccaniche da parte dei computers di tiro posti a bordo dell’aereo stesso. Infine, un aereo decollato con armamento reale, al momento del suo rientro alla base madre o su un qualsiasi altro aeroporto militare italiano, viene sottoposto, da parte di più persone, a un’altrettanto severa e ineludibile serie di controlli.
F104S ARMATO CON MISSILI A GUIDA SEMI-ATTIVA E CON MISSILI A RAGGI INFRAROSSI
È impossibile non accorgersi dell’eventuale mancanza di un missile. In tempo di pace, le operazioni di volo e la catena di comando e controllo della Difesa Aerea Italiana sono, quindi, molto più complesse e sofisticate di quanto si possa pensare. Tutte le operazioni sono il frutto di un’altrettanto complessa, attenta e qualificata sinergia che non lascia spazio a margini di errore. Ai fini di una più agevole comprensione di queste mie note, ho volontariamente semplificato la presentazione di queste procedure. Ho utilizzato un linguaggio non tecnico e spero comprensibile. Questa lunga presentazione mi serve quindi per affermare, con la massima serenità, che, in tempo di pace, nell’Aeronautica Militare Italiana, le regole di ingaggio e le relative procedure erano e sono così rigide, cogenti e restrittive che l’ordine di abbattere un aereo civile NON POTEVA E NON POTRA` MAI ESSERE DATO. Cosa è successo quindi a bordo dell’aereo Itavia la sera del 27 giugno 1980…? Personalmente non ho mai ritenuto condivisibile l’ipotesi di un cedimento strutturale. Le commissioni d’inchiesta ufficiali che si sono succedute nel corso di tutti questi anni hanno ampiamente dimostrato che l’aereo è stato SICURAMENTE interessato da un’esplosione interna come evidenziato da tutte le qualificate perizie tecniche, di livello internazionale, cui è stato sottoposto il relitto. Da non dimenticare, infine, che il 2 agosto 1980, esattamente 36 giorni dopo Ustica, veniva firmata con il sangue di moltissimi innocenti, anche la strage alla stazione ferroviaria di Bologna. I due tragici fatti sono fra loro correlati? Io non sono in grado di rispondere.
Al di là delle ineludibili evidenze emerse dalle preposte commissioni d’inchiesta, quanto sopra esposto rappresenta unicamente il mio pensiero. Non sono il difensore d’ufficio di nessuno. Questo mio lavoro vuole essere un umilissimo contributo alla ricerca della verità sul caso Ustica. È un lavoro che dedico, in primis, alla mia amatissima Arma Azzurra e a chi sa valutare, analizzare e comprendere con il necessario distacco, il dovuto rigore e con la necessaria serenità uno degli eventi più tragici della storia italiana della seconda metà del secolo scorso. Il mio vuole essere anche un invito a non cedere alla rassegnazione e ad avere fiducia nelle Istituzioni e nella Giustizia. La verità è figlia del tempo e il tempo è sempre galantuomo. In questo triste anniversario, rivolgo ancora un doveroso omaggio alle Vittime e un mio particolare pensiero è per i colleghi Domenico Gatti, Enzo Fontana, Paolo Morici e Rosa De Dominicis componenti l’equipaggio titolare di quel volo.
EQUIPAGGIO DEL VOLO ITAVIA IH 870 BOLOGNA-PALERMO DEL 27 GIUGNO 1980ITAVIA – VELIVOLO DC9-10 MATRICOLA I-TIGI COINVOLTO NELL’INCIDENTE DEL 27 GIUGNO 1980RICOMPOSIZIONE DEL VELIVOLO I-TIGI DOPO IL RECUPERO DEI PEZZI NEL MARE DI USTICAUN CERO PER NON DIMENTICARE
RIFLESSIONI FINALI: LA STRAGE DI USTICA FU CAUSATA DALL’ESPLOSIONE DI UNA BOMBA POSIZIONATA NELLA TOILETTE POSTERIORE DELL’AEREO.
Questo è l’inconfutabile risultato cui sono pervenute TUTTE le Commissioni d’inchiesta nominate per l’analisi del caso. A noi non interessano le elucubrazioni dei “giornalisti da paranza” che hanno avuto il loro capofila più quotato, in Andrea Purgatori. Tutto il polverone sollevato attorno al caso Ustica è stato palesemente mirato all’occultamento delle reali responsabilità collegate, in particolare, al “Lodo Moro“. Nessuna parte politica può chiamarsi fuori. Tutti sono stati complici del vergognoso silenzio e dell’alone di omertà che ha avvolto quel tragico evento, artatamente nascosto per decenni, dietro il viscido paravento del Segreto di Stato…ora decaduto…! Le carte parlano chiaro e sono a disposizione di chiunque, presso l’Archivio di Stato a Roma. Anche la Strage alla stazione ferroviaria di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980, ovvero circa un mese dopo la Strage di Ustica, rientra nel lodo Moro? E la miriade di stragi sui treni e negli aeroporti che ha marcatamente caratterizzato gli anni ’80 fanno parte, anch’essi, della tristemente nota strategia della tensione? In Europa e in Italia gli anni ’80 rappresentarono l’acme del terrorismo palestinese che si proponeva unicamente di richiamare l’attenzione sulla situazione assai critica che si andava creando nella martoriate terra di Palestina. C’è un libro molto interessante e documentato, scritto da Ugo Gargiulo (1985) all’epoca, Capo scalo Procuratore della Canadian Pacific Airlines presso l’aeroporto di Roma Fiumicino. Ugo Gargiulo ha seguito in prima persona tutte le fasi dell’attentato palestinese avvenuto all’aeroporto di Roma Fiumicino il 27 dicembre 1985. Una rappresentazione, la sua, vissuta in presa diretta sul luogo dell’evento e che lascia trasparire l’umanità e l’empatia che caratterizzano le emozioni e le reazioni solo delle persone “vere”.
Altra nota assai dolente riguarda la Giustizia Penale e la Giustizia Civile che hanno interessato e trattato il caso Ustica. Siamo arrivati al paradosso che le sentenze della Giustizia Penale sono state totalmente ignorate e disattese in ambito della Giustizia Civile. La Giustizia Penale aveva inequivocabilmente stabilito che l’aereo Itavia era stato oggetto di un’esplosione a bordo e quindi di un attentato e non per colpevole mancata vigilanza e protezione dello spazio aereo da parte delle Autorità italiane. La Giustizia Civile, però, nella persona del giudice Rosario Priore, ha letteralmente ignorato questa sentenza e ha condannato lo Stato italiano (noi!) ad attribuire comunque risarcimentI milionari assolutamente non dovutI. Il giudice Rosario Priore era particolarmente affezionato alla teoria del complotto dei Generali dell’Aeronautica Militare Italiana? Ribadisco, ad abbattere l’aereo Itavia, lo dicono tutte le perizie, non fu un missile bensì una bomba posta a bordo dell’aereo stesso. Punto…! Un’ultima considerazione sulla realtà ITAVIA. Il disastro di Ustica (1980), vedeva l’Italia consegnata ormai da tempo a governi di centro sinistra. L’allora ministro dei trasporti, il socialista Rino Formica, non esitò a revocare, immediatamente, le concessioni di esercente aereo, alla Compagnia Itavia, ben prima che i giudici, individuati “i colpevoli”, pronunciassero le rispettive sentenze. L’Itavia era una Compagnia aerea privata e, quindi, pregiudizialmente invisa all’ideologia assistenziale e nichilista tipica di una certa parte politica italiana. Aldo Davanzali, l’imprenditore “visionario” fondatore della realtà Itavia, aveva anticipato i tempi che, solo molto, molto più tardi, avrebbero visto sorgere le compagnie di volo low cost. Aldo Davanzali ha rappresentato la visione, la forza e la tenacia della vera imprenditoria italiana mirante alla valorizzazione del patrimonio naturale, storico e culturale del Paese Italia. Per ultimo ma per questo non meno importante, la sopravvivenza dell’Itavia avrebbe sicuramente anche evitato la fine triste e squallida di Alitalia, relegata inizialmente a un misero ruolo ancillare e, poi, condannata a scomparire definitivamente dallo scenario nel trasporto aereo mondiale ed europeo di cui, per anni, ne aveva orgogliosamente occupato le prime posizioni. Aldo Rossi Giugno 2025
…POI È ARRIVATO IL NICHILISMO AUTODISTRUTTIVO DI CERTA POLITICA.
JORGE MARIO BERGOGLIO – 21 APRILE 2025 “SIC TRANSIT GLORIA MUNDI”ANNO 2004 – LA NOSTRA TERRA…UN PICCOLISSIMO PUNTINO BLU NELL’UNIVERSO…! FOTO SCATTATA DALLA SONDA SPAZIALE “CASSINI-HUYGENS” QUANDO HA RAGGIUNTO GLI ANELLI DI SATURNO
Questa è una fotografia eccezionale che dovrebbe farci riflettere. Noi, appartenenti alla “Specie Homo Sapiens”, pensiamo di essere potenti e con le nostre tecnologie di essere anche padroni del mondo e della Creazione. Non è così. Pensate, su quel piccolissimo punto blu nell’immensità dello spazio, ci siamo tutti noi, 8 miliardi di “umani”…con la nostra Storia, con le nostre Civiltà, con le nostre razze, con le nostre religioni, con i nostri problemi, con le nostre angosce, con il nostro odio e con la nostra malvagità. Questa foto dovrebbe impartirci anche una lezione di umiltà: visti da quella distanza i nostri problemi e le nostre differenze sono ancora tali? Su quel puntino blu ci sono i bambini di Gaza, i bambini Ucraini, i bambini del Sudan e…tutta la sofferenza del mondo. Quanto siamo piccoli. SIC TRANSIT GLORIA MUNDI…! Aldo Rossi
TU SEI COME IO FUI…SARAI COME IO SONO…!TRUMP VS VON DER LEYEN
Le foto di cui sopra sono state ricavate tramite screen shot durante la trasmissione dei funerali da parte dei canali RAI.
Sabato 26 aprile 2025 si è scritta ufficialmente la parola “fine” sul pontificato di Jorge Mario Bergoglio, quando si è celebrato il suo funerale in piazza San Pietro in una tiepida giornata primaverile romana.
C’erano i leader di tutto il mondo giunti per porgere i loro omaggi al papa che è stato certamente il pontefice di riferimento dei vari circoli del mondialismo, su tutti Davos e dintorni, se si pensa che Francesco ha invitato presso il Vaticano diversi esponenti dello stato profondo americano quali la figlia dei coniugi Clinton, Chelsea, il dottor Anthony Fauci, il medico preferito dal cartello farmaceutico, e altri esponenti della finanza internazionale come Mario Draghi, ritornato per l’occasione da New York, la culla di Wall Street, presso la quale l’uomo del Britannia si era recato lo scorso giovedì.
Soltanto queste poche righe, da sole, sarebbero più che sufficienti a smontare tutta la traballante impalcatura della narrazione del “papa degli ultimi” che i mezzi di comunicazione stanno cercando a tutti i costi di far digerire alla masse, che però, nonostante la virtualità della TV, non hanno risposto all’appello.
Roma era in larga parte vuota ieri. Non c’erano folle o maree umane, e il circolo di Santa Marta si è anche salvato in parte con un escamotage come quello di far affluire al funerale i giovani che invece erano giunti per il giubileo dell’adolescenza, in modo da far credere così che la gioventù fosse tutta dalla parte di Bergoglio, mentre tra questa si nota un sempre più incoraggiante e promettente interesse per la Tradizione.
Una volta che la bara è stata definitivamente chiusa e interrata a Santa Maria Maggiore accolta da trans e carcerati come desiderava il pontefice venuto dalla fine del mondo, sono stati certamente anche messi i chiodi sulla bara del suo pontificato, ma gli strascichi, o meglio lo sconquasso, portato dall’ex arcivescovo di Buenos Aires saranno un pesante fardello per il prossimo pontefice, chiunque egli sia.
C’è, ad esempio, da fare i conti con le casse vuote dell’obolo di San Pietro perché negli ultimi anni le offerte si sono sempre più diradate a causa di un progressivo disamoramento dei fedeli nei confronti di un papa che aveva sempre parole per gli immigrati clandestini, nessuna per i cristiani perseguitati, e incontenibili gesti di affetto per i vari nemici della Chiesa rappresentati dai soliti abortisti e massoni.
Se Francesco vedeva di fronte a sé un uomo di questo mondo, non c’era nulla che riusciva a contenere il suo entusiasmo.
Doveva e voleva manifestare a tutti il suo affetto e la sua devozione nei riguardi di questi personaggi in modo che tutti sapessero che il pontefice aveva smesso definitivamente di difendere il magistero petrino per passare, in via ancora più manifesta dei suoi non brillanti predecessori, la sua ammirazione per gli ideali della libera muratoria nella enciclica “Fratelli tutti”, non a caso elogiata dai vari grembiulini della Gran Loggia d’Italia e del GOI.
Il prossimo conclave sarà quindi un intricato rebus perché ora si devono fare i conti con questo cumulo di macerie che non potranno essere ricostruite da un uomo, a parer nostro, che va alla ricerca spasmodica del dialogo inter-religioso come fatto dai pontefici post – conciliari, ma da qualcuno che invece abbia il coraggio, l’autorevolezza e la conoscenza profonda del processo di apostasia che ha investito la Chiesa negli ultimi 60 anni.
La guerra dei servizi e i precedenti negli altri conclavi
La battaglia per eleggere il successore di Pietro è già iniziata da qualche tempo, e su questo conclave si combatterà uno scontro feroce non solo ovviamente tra le varie fazioni vaticane della massoneria ecclesiastica dei cosiddetti cardinali “conservatori”, ma soprattutto anche sul piano geopolitico.
C’è una lunga letteratura su come i servizi dei vari Paesi si siano mossi per provare a spingere il conclave nella direzione desiderata, e tra i vari esempi c’è il più recente, ovvero quello che portò all’elezione di Bergoglio nel 2013, quando il dipartimento di Stato americano si adoperò non poco per favorire la sostituzione di Ratzinger, giudicato non abbastanza solerte nel seguire le direttive di Washington, con appunto il papa argentino.
Le email dell’eminenza grigia di Hillary Clinton, John Podesta, già coinvolto in un vasto giro di pedofilia, sono lì a dimostrare che gli ambienti dello stato profondo americano controllati dagli “esclusivi” circoli del Bohemian Grove e del Council on Foreign Relations erano alla ricerca di un pontefice che desse una spinta definitiva verso l’agenda del Nuovo Ordine Mondiale.
John Podesta
Attraverso l’espressione Nuovo Ordine Mondiale si intende certamente un progetto di natura politica che aspira a costruire un supergoverno mondiale, o una repubblica universale come la chiamano i massoni, ma esso prim’ancora che un disegno meramente politico è un piano spirituale che prevede l’instaurazione di una religione teosofica luciferiana globale che non può non passare dall’annichilimento della Chiesa Cattolica che è stata indiscutibilmente nei secoli passati il katehon contro l’avanzata della Bestia.
Si spiegano così le feroci battaglie per spostare i conclavi soprattutto negli ultimi anni, ma pressioni ancora più violente contro la Chiesa furono eseguite già molti anni prima, e qui si potrebbe ricordare quanto avvenne nel 1958 e nel 1963, nelle due elezioni che portarono sul soglio pontificio due uomini adepti della massoneria come Angelo Roncalli e Giovanni Montini.
Anche in quell’epoca i servizi segreti americani erano attivi nel favorire l’elezione di un pontefice che fosse espressione di quella corrente modernista che altri pontefici come San Pio X avevano invece respinto con così tanto vigore e fermezza.
A giocare un ruolo decisivo in quell’occasione fu la fronda dei cardinali francesi guidati da Tisserant che ventilò uno scisma di fronte alla elezione dell’arcivescovo di Genova, alquanto inviso sia alla massoneria ecclesiastica, sia agli Stati Uniti e alla Francia di De Gaulle.
Eugene Tisserant
Non si voleva in nessun modo che sul soglio di Pietro salisse un papa che fosse in continuità con il compianto Pio XII, e le varie forze massoniche si scatenarono e riuscirono a rovesciare il cardinal Siri, anche grazie a delle pesanti minacce di morte rivolte contro la sua persona e la sua famiglia.
Il papato di Giovanni XXIII durò comunque poco perché quando l’ex patriarca di Venezia divenne papa aveva già una salute malandata e il suo pontificato era in realtà “interlocutorio” e serviva ad aprire la strada all’uomo che doveva definitivamente “modernizzare” la Chiesa.
L’uomo in questione non era altri che Giovanni Montini, e nel conclave del 1963 si scatenò un’altra guerra per sbarrare la strada a Siri che, ancora una volta, vide la partecipazione attiva dell’intelligence americana, e in particolar modo della massoneria ebraica del B’nai B’rith che Paolo VI ricevette, non a caso, dopo la sua elezione.
Il contesto geopolitico di quell’epoca era però alquanto diverso da quello attuale.
Gli Stati Uniti erano a tutti gli effetti il garante del cosiddetto “ordine liberale internazionale” e l’impero americano era quella forza che non esitava ad utilizzare tutta la sua potenza per sovvertire e rovesciare governi sgraditi che costituissero un qualche intralcio per l’agenda del mondialismo.
La presidenza Trump ha cambiato completamente la postura di Washington, mutando gli Stati Uniti da potenza al servizio della governance mondiale a sua principale oppositrice.
Le tensioni tra Trump e Francesco
Si spiegano così le fortissime tensioni tra il pontificato bergogliano e l’amministrazione Trump, tanto che quando l’imprenditore di New York era in corsa nel 2016 per le presidenziali, Bergoglio intervenne a gamba tesa contro di lui apostrofandolo come “non cristiano” per la sua ferma intenzione di respingere il traffico di esseri umani al confine con il Messico.
Talmente era la vicinanza di Francesco con i dem americani che il papa argentino è stato il primo a parlare al Congresso americano nel 2015, dopo essere stato invitato dal presidente Obama sempre in quell’anno.https://www.youtube.com/embed/nAJiyDvCbyw?feature=oembed
Papa Francesco assieme a Obama nel 2015
Ancora più clamoroso fu lo strappo tra il Vaticano e Trump, quando il presidente fu vittima di un attentato lo scorso luglio a Butler dal quale uscì vivo solo per un miracolo.
Di fronte al tentativo di uccidere Trump, Francesco scelse di chiudersi in un ermetico e vergognoso silenzio, a dimostrazione che l’uomo Bergoglio non nascondeva il suo odio per chi come il presidente americano era contrario alle migrazioni di massa e, di conseguenza, al melting pot globale che invece desiderava ardentemente il papa.
Trump sembra però alquanto saturo di questa chiesa bergogliana così poco cattolica e molto più simile ad una qualsiasi ONG sorosiana improntata alla promozione del culto dei diritti umani.
Il viaggio di Vance a Roma in particolare non è stato una semplice “gita di piacere” come qualche organo di stampa ha provato a far credere.
Secondo fonti vicine all’amministrazione Trump, il vicepresidente americano è venuto in Italia per fare certamente i soliti incontri di rito, ma assieme a questi ci sono stati dei colloqui, lontani dalle telecamere, nei quali il cattolico Vance ha fatto trapelare tutta la profonda insoddisfazione della presidenza di Washington rispetto ad una chiesa così anticattolica.
Vance ricevuto da Parolin
Non ci sarebbe stata soltanto da parte di Vance l’esternazione del malcontento di Trump rispetto al pontificato di Francesco, ma l’inviato dell’amministrazione presidenziale avrebbe anche ventilato la possibilità di far uscire i diversi e scabrosi scandali che riguardavano Bergoglio.
Jorge Mario Bergoglio ha infatti un passato pieno di ombre sul quale i mezzi di comunicazione si tengono alla larga, come si spiegava nel precedente contributo.
Il periodo da sacerdote e arcivescovo di Buenos Aires è stato funestato da torbide vicende che vedevano l’allora cardinal Bergoglio assicurare la sua protezione ai signori della pedofilia in Argentina, tra i quali c’era anche il fraterno amico del papa quale Gustavo Vera, oggi denunciato da due genitori di una bambina scomparsa nel giugno del 2024 e ancora oggi non ritrovata.
Natacha Jaitt, una coraggiosa donna che sapeva quello che stava accadendo agli alti livelli dell’establishment argentino, aveva deciso di denunciare il giro pedofilo del suo Paese, del quale avrebbe fatto parte lo stesso Bergoglio nelle vesti di orco che si è approfittato dell’innocenza di alcuni poveri fanciulli.
L’amministrazione Trump sa quanto accaduto a quel tempo in Argentina e ha le prove dei vari abusi commessi da Bergoglio e dalla sua cricca.
Sarà sicuramente un “caso”, ma non appena sono terminati gli incontri tra Vance e Parolin e Bergoglio, la Santa Sede ha repentinamente annunciato la morte del pontefice il giorno dopo che il vicepresidente americano aveva lasciato Roma.
L’annuncio è giunto il giorno del Lunedì dell’Angelo, ma il Vaticano, ad oggi, non ha saputo nemmeno fornire una chiara ricostruzione dei fatti, tanto da fornire due versioni contrastanti sulla morte di Bergoglio, quale quella del dottor Arcangeli, al servizio della Santa Sede, e quella del dottor Alfieri, medico del papa.
Arcangeli nel suo certificato di morte afferma che Francesco sarebbe morto alle 7:35, dopo essere stato colpito da un ictus cerebrale, uno stato di coma e un collasso cardiaco, nonostante non risultino essere stati fatti degli esami strumentali senza i quali è praticamente impossibile stabilire se c’è stato o meno un ictus.
Alfieri invece dà una versione differente. Afferma di essere giunto alle 5:50 del mattino a Santa Marta, di aver riscontrato uno stato di coma di Bergoglio e di aver infine costatato “poco dopo” la sua morte, e questo quindi colloca la morte del pontefice ad un’ora ben precedente delle 7:35 del mattino come sostiene Arcangeli.
Appare ancora più singolare che i due si contraddicano perché, sulla carta, erano tutti e due nella stanza del pontefice sin dal primo momento, eppure sembrano avere idee diverse su come si siano svolti i fatti.
Nel frattempo, nei giorni successivi alla morte di Francesco, risultano esserci state diverse telefonate tra la Casa Bianca e la Santa Sede dal tenore non molto amichevole perché il presidente Trump non ha soltanto in mano i vari scandali commessi da Francesco, ma anche quelli dei suoi fedeli porporati, ed è chiaro che questa circostanza rappresenta una pesante ipoteca di Trump sul conclave e un serio problema per la massoneria ecclesiastica che si trova a dover i conti intanto con le sue beghe interne.
Sembrano essere già iniziate le varie faide nel clan modernista, e la prima della lista sembra essere quella che riguarda il cardinal Becciu.
Secondo il retroscena pubblicato dalla giornalista Diane Montagna, starebbe per uscire una lettera, senza data, attribuita a Bergoglio che avrebbe deciso di estromettere il controverso cardinale sardo dal conclave.
Il retroscena di Diane Montagna
Mai tempistica fu più “conveniente” perché fino ad ora Francesco non aveva manifestato alcuna intenzione di privare Becciu della facoltà di votare per il prossimo papa, soprattutto perché il porporato sardo è la classica testa di legno sulla quale è stata scaricata dalla stampa italiana, in particolare La Repubblica e L’Espresso, la responsabilità della sciagurata operazione dell’acquisto della casa di Londra, a Sloane Avenue, autorizzata invece da Francesco.
Non si vuole certo qui difendere Becciu, ma appare chiaro che questa sembra essere una operazione costruita a tavolino per silurarlo, in quanto il cardinale risulta particolarmente inviso a Parolin.
Da un po’ di tempo a questa parte, il segretario di Stato non nasconde le sue ambizioni a diventare il prossimo papa ma si trova a dover fare i conti con l’altra fazione progressista rappresentata dal cardinal Zuppi, e negli ambienti vaticani l’acredine tra i due pare abbastanza nota.
Il fronte della massoneria ecclesiastica si presenta pertanto così.
Debole, diviso, sfilacciato e dilaniato da una serie di guerre tra bande che complicano ancora di più la sua posizione, soprattutto se si pensa che la presidenza americana è pronta a mettere i bastoni tra le ruote ad altri colpi di mano dei vari progressisti.
Sbaglia quindi chi pensa che la partita sia già persa ancor prima di iniziare, quando in realtà ogni scenario in tale situazione è possibile.
Certamente sono già partite le varie macchine di dossieraggio dei servizi dei diversi Paesi che vogliono sbarrare la strada a questo e a quel cardinale, e, tra questi, il Mossad sembra essersi messo all’opera per impedire che Pizzaballa diventi papa per via delle sue posizioni giudicate troppo filo-palestinesi.
Non è chiaro esattamente quale sia la strategia dello stato ebraico, ma non è da escludersi che voglia o possa intimidire i cardinali che vogliono dare il loro voto al patriarca di Gerusalemme che gli organi di stampa continuano a definire come un “progressista”, nonostante le sue posizioni sul dialogo inter-religioso e sullo pseudo – ambientalismo sembrano ben lontane da quelle di Francesco.https://www.youtube.com/embed/gS7rwbS-AjU?feature=oembed
L’intervista del cardinal Pizzaballe al festival francescano del 2024
Ci sono comunque chiaramente due mondi in totale contrapposizione qui.
Ce n’è uno che vuole la prosecuzione della falsa chiesa bergogliana e del Vaticano II, e ce n’è un altro che forse vuole qualcosa di più che un pontefice “moderato”, ma uno che non abbia paura a denunciare quanto accaduto non solo durante il pontificato di Bergoglio ma anche durante i decenni passati perché Francesco non è piovuto su San Pietro da un elicottero, ma è il risultato invece di un lento e costante processo di infiltrazione.
Se si guarda al piano geopolitico, se ne deduce che non esistono più gli equilibri del 2013 e del 1958, quando anzi si ha una vera e propria inedita alleanza tra Stati Uniti e Russia, entrambe a favore del ritorno degli Stati nazionali sulla scena mondiale e ostili ai vari prelati modernisti.
Non va comunque dimenticata la verità più importante di tutte.
La Chiesa è di Cristo e l’apostasia è stata concessa per un disegno della Provvidenza.
Se questa ha deciso che tale situazione deve finire, essa inevitabilmente finirà. Cesare Sacchetti
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21 APRILE 2025 JORGE MARIO BERGOGLIO È RITORNATO ALLA CASA DEL GENITORE 1. All’ingresso dell’inferno è stato accolto da una variopinta “OLA” da parte dei 40mila desaparecidos argentini fatti sparire, negli anni ’80, dalla giunta militare allora al potere in Argentina. Jorge Mario Bergoglio alias Papa Francesco, è stato eletto al soglio pontificio il 13 marzo 2013. Vi siete mai chiesti perché nessun volo papale abbia MAI fatto sosta in Argentina, la sua terra natale? La risposta la trovate anche fra le righe di questo articolo: Corriere Della Sera del 6 novembre 2017. La verità è che a Buenos Aires lo “aspettavano” anche le Madri e le Nonne di Plaza de Mayo per chiedergli conto dei circa 40mila “desaparecidos” fatti appunto sparire dalla Giunta militare argentina del dittatore Jorge Videla. In quel periodo Bergoglio era Provinciale dei gesuiti di Buenos Aires e, a quanto risulta, non ha mosso un solo dito per salvare quei poveri ragazzi che venivano prelevati di notte nelle loro case, caricati su un aereo militare e buttati, ancora vivi, nell’oceano Atlantico. Nel corso dei secoli la chiesa cattolica si è sempre alleata con il potere. Il manganello e l’aspersorio non sono un abbinamento casuale. Lei, caro Bergoglio, aveva la veste macchiata del sangue di tutti quegli innocenti ma nessuno lo vuole ammettere e l’imperativo è… NEGARE, NEGARE SEMPRE. Nel corso di circa venti secoli la chiesa cattolica, nei confronti del potere, si è comportata come un camaleonte che cammina sull’arcobaleno…è stata sempre, sempre allineata con le linee guida del potente di turno. Mi sono più volte chiesto se il giorno della sua elezione, i cardinali elettori, di solito molto attenti, stessero sonnecchiando. Il suo gioco, caro Bergoglio, è stato molto chiaro: prendere tempo in attesa che le Madri e le Nonne di Plaza de Mayo, ormai vecchie, passassero a miglior vita, poi tutto sarebbe caduto nell’oblio più profondo…ma ora, a miglior vita c’è passato lei. Pallida mors aequo pulsat pede…! Provi a chiedersi anche come mai le chiese sono sempre più vuote? Perché appunto, sempre più vuota, è la proposta spirituale della chiesa cattolica. Appena eletto papa, lei si è recato a Lampedusa per dare il suo benvenuto agli immigrati clandestini e ha, così, contribuito a riempire l’Italia di migliaia di disperati e il Canale di Sicilia di migliaia di cadaveri. Tutte quelle vittime, infatti, sono ascrivibili anche a quel suo buonismo interessato e peloso che caratterizza, da sempre, l’agire falso e ipocrita della chiesa cattolica e dei gesuiti in particolare. Quei disperati sono certo stati tutti accolti in Italia ma, ovviamente, ben lontani dalle mura vaticane e soprattutto a totale carico dei contribuenti Italiani. Complimenti “Santità”. Le sue aperture, poi, verso il mondo LGBTQI+ ci hanno lasciati esterrefatti anche per la sua palese, mancata sensibilità verso la sacralità della Vita e della Famiglia. Fra due persone dello stesso sesso non potrà mai nascere nuova vita. Questo a eccezione dei suoi numerosi preti pedofili che, stuprando i ragazzini, si prodigano nella profonda misticità di incredibili miracoli creativi, Sabato 26 aprile, nella Basilica di S. Pietro, si terranno i funerali di Mario Jorge Bergoglio e assisteremo all’apoteosi del pensiero ipocrita occidental-globalista. Sfileranno nani, ballerine, giullari, saltimbanchi, pacifinti ecc. De mortuis nihil nisi bonum…e vai con il tango! Verrà anche i Presidente degli Stati Uniti Donal Trump e non certo per rendere omaggio alla sua memoria ma per un mero, puro e semplice calcolo politico. Il prossimo anno in America si terranno le Midterm Elections (le elezioni di medio termine) e fra i potenziali elettori urge intercettare il voto determinante di circa 50 milioni di cattolici americani. In questo mondo globalista, pluri-punturato come sua “Sanità” ha voluto, succede anche questo. Tutto ha una sua chiara e inequivocabile spiegazione! Non se la prenda “Santità”. Si goda la “ola”, di benvenuto all’inferno, da parte dei 40mila desaparecidos argentini…! Lei è stato a capo della più grande e più potente monarchia assoluta della Terra nonché della più grande e più astuta multinazionale del sacro. Aldo Rossi