SIC TRANSIT GLORIA MUNDI – FUNERALI DI MARIO JORGE BERGOGLIO – 26 APRILE 2025.

“SIC TRANSIT GLORIA MUNDI”

FOTO SCATTATA DALLA SONDA SPAZIALE “CASSINI-HUYGENS”
QUANDO HA RAGGIUNTO GLI ANELLI DI SATURNO
Questa è una fotografia eccezionale che dovrebbe farci riflettere. Noi, appartenenti alla “Specie Homo Sapiens”, pensiamo di essere potenti e con le nostre tecnologie di essere anche padroni del mondo e della Creazione. Non è così. Pensate, su quel piccolissimo punto blu nell’immensità dello spazio, ci siamo tutti noi, 8 miliardi di “umani”…con la nostra Storia, con le nostre Civiltà, con le nostre razze, con le nostre religioni, con i nostri problemi, con le nostre angosce, con il nostro odio e con la nostra malvagità.
Questa foto dovrebbe impartirci anche una lezione di umiltà: visti da quella distanza i nostri problemi e le nostre differenze sono ancora tali?
Su quel puntino blu ci sono i bambini di Gaza, i bambini Ucraini, i bambini del Sudan e…tutta la sofferenza del mondo. Quanto siamo piccoli.
SIC TRANSIT GLORIA MUNDI…!
Aldo Rossi









Le foto di cui sopra sono state ricavate tramite screen shot durante la trasmissione dei funerali da parte dei canali RAI.
BERGOGLIO – L’IPOTECA DI TRUMP SUL CONCLAVE E LA BATTAGLIA PER IL FUTURO DELLA CHIESA.
DAL BLOG DI CESARE SACCHETTI.

di Cesare Sacchetti
Sabato 26 aprile 2025 si è scritta ufficialmente la parola “fine” sul pontificato di Jorge Mario Bergoglio, quando si è celebrato il suo funerale in piazza San Pietro in una tiepida giornata primaverile romana.
C’erano i leader di tutto il mondo giunti per porgere i loro omaggi al papa che è stato certamente il pontefice di riferimento dei vari circoli del mondialismo, su tutti Davos e dintorni, se si pensa che Francesco ha invitato presso il Vaticano diversi esponenti dello stato profondo americano quali la figlia dei coniugi Clinton, Chelsea, il dottor Anthony Fauci, il medico preferito dal cartello farmaceutico, e altri esponenti della finanza internazionale come Mario Draghi, ritornato per l’occasione da New York, la culla di Wall Street, presso la quale l’uomo del Britannia si era recato lo scorso giovedì.
Soltanto queste poche righe, da sole, sarebbero più che sufficienti a smontare tutta la traballante impalcatura della narrazione del “papa degli ultimi” che i mezzi di comunicazione stanno cercando a tutti i costi di far digerire alla masse, che però, nonostante la virtualità della TV, non hanno risposto all’appello.
Roma era in larga parte vuota ieri. Non c’erano folle o maree umane, e il circolo di Santa Marta si è anche salvato in parte con un escamotage come quello di far affluire al funerale i giovani che invece erano giunti per il giubileo dell’adolescenza, in modo da far credere così che la gioventù fosse tutta dalla parte di Bergoglio, mentre tra questa si nota un sempre più incoraggiante e promettente interesse per la Tradizione.
Una volta che la bara è stata definitivamente chiusa e interrata a Santa Maria Maggiore accolta da trans e carcerati come desiderava il pontefice venuto dalla fine del mondo, sono stati certamente anche messi i chiodi sulla bara del suo pontificato, ma gli strascichi, o meglio lo sconquasso, portato dall’ex arcivescovo di Buenos Aires saranno un pesante fardello per il prossimo pontefice, chiunque egli sia.
C’è, ad esempio, da fare i conti con le casse vuote dell’obolo di San Pietro perché negli ultimi anni le offerte si sono sempre più diradate a causa di un progressivo disamoramento dei fedeli nei confronti di un papa che aveva sempre parole per gli immigrati clandestini, nessuna per i cristiani perseguitati, e incontenibili gesti di affetto per i vari nemici della Chiesa rappresentati dai soliti abortisti e massoni.
Se Francesco vedeva di fronte a sé un uomo di questo mondo, non c’era nulla che riusciva a contenere il suo entusiasmo.
Doveva e voleva manifestare a tutti il suo affetto e la sua devozione nei riguardi di questi personaggi in modo che tutti sapessero che il pontefice aveva smesso definitivamente di difendere il magistero petrino per passare, in via ancora più manifesta dei suoi non brillanti predecessori, la sua ammirazione per gli ideali della libera muratoria nella enciclica “Fratelli tutti”, non a caso elogiata dai vari grembiulini della Gran Loggia d’Italia e del GOI.
Il prossimo conclave sarà quindi un intricato rebus perché ora si devono fare i conti con questo cumulo di macerie che non potranno essere ricostruite da un uomo, a parer nostro, che va alla ricerca spasmodica del dialogo inter-religioso come fatto dai pontefici post – conciliari, ma da qualcuno che invece abbia il coraggio, l’autorevolezza e la conoscenza profonda del processo di apostasia che ha investito la Chiesa negli ultimi 60 anni.
La guerra dei servizi e i precedenti negli altri conclavi
La battaglia per eleggere il successore di Pietro è già iniziata da qualche tempo, e su questo conclave si combatterà uno scontro feroce non solo ovviamente tra le varie fazioni vaticane della massoneria ecclesiastica dei cosiddetti cardinali “conservatori”, ma soprattutto anche sul piano geopolitico.
C’è una lunga letteratura su come i servizi dei vari Paesi si siano mossi per provare a spingere il conclave nella direzione desiderata, e tra i vari esempi c’è il più recente, ovvero quello che portò all’elezione di Bergoglio nel 2013, quando il dipartimento di Stato americano si adoperò non poco per favorire la sostituzione di Ratzinger, giudicato non abbastanza solerte nel seguire le direttive di Washington, con appunto il papa argentino.
Le email dell’eminenza grigia di Hillary Clinton, John Podesta, già coinvolto in un vasto giro di pedofilia, sono lì a dimostrare che gli ambienti dello stato profondo americano controllati dagli “esclusivi” circoli del Bohemian Grove e del Council on Foreign Relations erano alla ricerca di un pontefice che desse una spinta definitiva verso l’agenda del Nuovo Ordine Mondiale.

John Podesta
Attraverso l’espressione Nuovo Ordine Mondiale si intende certamente un progetto di natura politica che aspira a costruire un supergoverno mondiale, o una repubblica universale come la chiamano i massoni, ma esso prim’ancora che un disegno meramente politico è un piano spirituale che prevede l’instaurazione di una religione teosofica luciferiana globale che non può non passare dall’annichilimento della Chiesa Cattolica che è stata indiscutibilmente nei secoli passati il katehon contro l’avanzata della Bestia.
Si spiegano così le feroci battaglie per spostare i conclavi soprattutto negli ultimi anni, ma pressioni ancora più violente contro la Chiesa furono eseguite già molti anni prima, e qui si potrebbe ricordare quanto avvenne nel 1958 e nel 1963, nelle due elezioni che portarono sul soglio pontificio due uomini adepti della massoneria come Angelo Roncalli e Giovanni Montini.
Anche in quell’epoca i servizi segreti americani erano attivi nel favorire l’elezione di un pontefice che fosse espressione di quella corrente modernista che altri pontefici come San Pio X avevano invece respinto con così tanto vigore e fermezza.
Nel 1958, la CIA aveva già espresso il suo veto all’elezione del cardinal Siri che fu costretto a rinunciare dopo esplicite minacce di morte contro la sua persona, per lasciare il posto invece all’uomo che desiderava sia l’intelligence americana sia l’Unione Sovietica.
A giocare un ruolo decisivo in quell’occasione fu la fronda dei cardinali francesi guidati da Tisserant che ventilò uno scisma di fronte alla elezione dell’arcivescovo di Genova, alquanto inviso sia alla massoneria ecclesiastica, sia agli Stati Uniti e alla Francia di De Gaulle.

Eugene Tisserant
Non si voleva in nessun modo che sul soglio di Pietro salisse un papa che fosse in continuità con il compianto Pio XII, e le varie forze massoniche si scatenarono e riuscirono a rovesciare il cardinal Siri, anche grazie a delle pesanti minacce di morte rivolte contro la sua persona e la sua famiglia.
Se si legge un recente documento declassificato della CIA, ci si renderà conto che l’infiltrazione era ancora più profonda di quello che già si pensasse, poiché Roncalli e Montini sono stati probabilmente degli informatori privilegiati dell’agenzia di intelligence con sede a Langley.
Il papato di Giovanni XXIII durò comunque poco perché quando l’ex patriarca di Venezia divenne papa aveva già una salute malandata e il suo pontificato era in realtà “interlocutorio” e serviva ad aprire la strada all’uomo che doveva definitivamente “modernizzare” la Chiesa.
L’uomo in questione non era altri che Giovanni Montini, e nel conclave del 1963 si scatenò un’altra guerra per sbarrare la strada a Siri che, ancora una volta, vide la partecipazione attiva dell’intelligence americana, e in particolar modo della massoneria ebraica del B’nai B’rith che Paolo VI ricevette, non a caso, dopo la sua elezione.
Il contesto geopolitico di quell’epoca era però alquanto diverso da quello attuale.
Gli Stati Uniti erano a tutti gli effetti il garante del cosiddetto “ordine liberale internazionale” e l’impero americano era quella forza che non esitava ad utilizzare tutta la sua potenza per sovvertire e rovesciare governi sgraditi che costituissero un qualche intralcio per l’agenda del mondialismo.
La presidenza Trump ha cambiato completamente la postura di Washington, mutando gli Stati Uniti da potenza al servizio della governance mondiale a sua principale oppositrice.
Le tensioni tra Trump e Francesco
Si spiegano così le fortissime tensioni tra il pontificato bergogliano e l’amministrazione Trump, tanto che quando l’imprenditore di New York era in corsa nel 2016 per le presidenziali, Bergoglio intervenne a gamba tesa contro di lui apostrofandolo come “non cristiano” per la sua ferma intenzione di respingere il traffico di esseri umani al confine con il Messico.
Talmente era la vicinanza di Francesco con i dem americani che il papa argentino è stato il primo a parlare al Congresso americano nel 2015, dopo essere stato invitato dal presidente Obama sempre in quell’anno.https://www.youtube.com/embed/nAJiyDvCbyw?feature=oembed
Papa Francesco assieme a Obama nel 2015
Ancora più clamoroso fu lo strappo tra il Vaticano e Trump, quando il presidente fu vittima di un attentato lo scorso luglio a Butler dal quale uscì vivo solo per un miracolo.
Di fronte al tentativo di uccidere Trump, Francesco scelse di chiudersi in un ermetico e vergognoso silenzio, a dimostrazione che l’uomo Bergoglio non nascondeva il suo odio per chi come il presidente americano era contrario alle migrazioni di massa e, di conseguenza, al melting pot globale che invece desiderava ardentemente il papa.
Trump sembra però alquanto saturo di questa chiesa bergogliana così poco cattolica e molto più simile ad una qualsiasi ONG sorosiana improntata alla promozione del culto dei diritti umani.
Il viaggio di Vance a Roma in particolare non è stato una semplice “gita di piacere” come qualche organo di stampa ha provato a far credere.
Secondo fonti vicine all’amministrazione Trump, il vicepresidente americano è venuto in Italia per fare certamente i soliti incontri di rito, ma assieme a questi ci sono stati dei colloqui, lontani dalle telecamere, nei quali il cattolico Vance ha fatto trapelare tutta la profonda insoddisfazione della presidenza di Washington rispetto ad una chiesa così anticattolica.
Vance ricevuto da Parolin
Non ci sarebbe stata soltanto da parte di Vance l’esternazione del malcontento di Trump rispetto al pontificato di Francesco, ma l’inviato dell’amministrazione presidenziale avrebbe anche ventilato la possibilità di far uscire i diversi e scabrosi scandali che riguardavano Bergoglio.
Jorge Mario Bergoglio ha infatti un passato pieno di ombre sul quale i mezzi di comunicazione si tengono alla larga, come si spiegava nel precedente contributo.
Il periodo da sacerdote e arcivescovo di Buenos Aires è stato funestato da torbide vicende che vedevano l’allora cardinal Bergoglio assicurare la sua protezione ai signori della pedofilia in Argentina, tra i quali c’era anche il fraterno amico del papa quale Gustavo Vera, oggi denunciato da due genitori di una bambina scomparsa nel giugno del 2024 e ancora oggi non ritrovata.
Natacha Jaitt, una coraggiosa donna che sapeva quello che stava accadendo agli alti livelli dell’establishment argentino, aveva deciso di denunciare il giro pedofilo del suo Paese, del quale avrebbe fatto parte lo stesso Bergoglio nelle vesti di orco che si è approfittato dell’innocenza di alcuni poveri fanciulli.
L’amministrazione Trump sa quanto accaduto a quel tempo in Argentina e ha le prove dei vari abusi commessi da Bergoglio e dalla sua cricca.
Sarà sicuramente un “caso”, ma non appena sono terminati gli incontri tra Vance e Parolin e Bergoglio, la Santa Sede ha repentinamente annunciato la morte del pontefice il giorno dopo che il vicepresidente americano aveva lasciato Roma.
L’annuncio è giunto il giorno del Lunedì dell’Angelo, ma il Vaticano, ad oggi, non ha saputo nemmeno fornire una chiara ricostruzione dei fatti, tanto da fornire due versioni contrastanti sulla morte di Bergoglio, quale quella del dottor Arcangeli, al servizio della Santa Sede, e quella del dottor Alfieri, medico del papa.
Arcangeli nel suo certificato di morte afferma che Francesco sarebbe morto alle 7:35, dopo essere stato colpito da un ictus cerebrale, uno stato di coma e un collasso cardiaco, nonostante non risultino essere stati fatti degli esami strumentali senza i quali è praticamente impossibile stabilire se c’è stato o meno un ictus.
Alfieri invece dà una versione differente. Afferma di essere giunto alle 5:50 del mattino a Santa Marta, di aver riscontrato uno stato di coma di Bergoglio e di aver infine costatato “poco dopo” la sua morte, e questo quindi colloca la morte del pontefice ad un’ora ben precedente delle 7:35 del mattino come sostiene Arcangeli.
Appare ancora più singolare che i due si contraddicano perché, sulla carta, erano tutti e due nella stanza del pontefice sin dal primo momento, eppure sembrano avere idee diverse su come si siano svolti i fatti.
Nel frattempo, nei giorni successivi alla morte di Francesco, risultano esserci state diverse telefonate tra la Casa Bianca e la Santa Sede dal tenore non molto amichevole perché il presidente Trump non ha soltanto in mano i vari scandali commessi da Francesco, ma anche quelli dei suoi fedeli porporati, ed è chiaro che questa circostanza rappresenta una pesante ipoteca di Trump sul conclave e un serio problema per la massoneria ecclesiastica che si trova a dover i conti intanto con le sue beghe interne.
Sembrano essere già iniziate le varie faide nel clan modernista, e la prima della lista sembra essere quella che riguarda il cardinal Becciu.
Secondo il retroscena pubblicato dalla giornalista Diane Montagna, starebbe per uscire una lettera, senza data, attribuita a Bergoglio che avrebbe deciso di estromettere il controverso cardinale sardo dal conclave.

Il retroscena di Diane Montagna
Mai tempistica fu più “conveniente” perché fino ad ora Francesco non aveva manifestato alcuna intenzione di privare Becciu della facoltà di votare per il prossimo papa, soprattutto perché il porporato sardo è la classica testa di legno sulla quale è stata scaricata dalla stampa italiana, in particolare La Repubblica e L’Espresso, la responsabilità della sciagurata operazione dell’acquisto della casa di Londra, a Sloane Avenue, autorizzata invece da Francesco.
Non si vuole certo qui difendere Becciu, ma appare chiaro che questa sembra essere una operazione costruita a tavolino per silurarlo, in quanto il cardinale risulta particolarmente inviso a Parolin.
Da un po’ di tempo a questa parte, il segretario di Stato non nasconde le sue ambizioni a diventare il prossimo papa ma si trova a dover fare i conti con l’altra fazione progressista rappresentata dal cardinal Zuppi, e negli ambienti vaticani l’acredine tra i due pare abbastanza nota.
Il fronte della massoneria ecclesiastica si presenta pertanto così.
Debole, diviso, sfilacciato e dilaniato da una serie di guerre tra bande che complicano ancora di più la sua posizione, soprattutto se si pensa che la presidenza americana è pronta a mettere i bastoni tra le ruote ad altri colpi di mano dei vari progressisti.
Sbaglia quindi chi pensa che la partita sia già persa ancor prima di iniziare, quando in realtà ogni scenario in tale situazione è possibile.
Certamente sono già partite le varie macchine di dossieraggio dei servizi dei diversi Paesi che vogliono sbarrare la strada a questo e a quel cardinale, e, tra questi, il Mossad sembra essersi messo all’opera per impedire che Pizzaballa diventi papa per via delle sue posizioni giudicate troppo filo-palestinesi.
Non è chiaro esattamente quale sia la strategia dello stato ebraico, ma non è da escludersi che voglia o possa intimidire i cardinali che vogliono dare il loro voto al patriarca di Gerusalemme che gli organi di stampa continuano a definire come un “progressista”, nonostante le sue posizioni sul dialogo inter-religioso e sullo pseudo – ambientalismo sembrano ben lontane da quelle di Francesco.https://www.youtube.com/embed/gS7rwbS-AjU?feature=oembed
L’intervista del cardinal Pizzaballe al festival francescano del 2024
Ci sono comunque chiaramente due mondi in totale contrapposizione qui.
Ce n’è uno che vuole la prosecuzione della falsa chiesa bergogliana e del Vaticano II, e ce n’è un altro che forse vuole qualcosa di più che un pontefice “moderato”, ma uno che non abbia paura a denunciare quanto accaduto non solo durante il pontificato di Bergoglio ma anche durante i decenni passati perché Francesco non è piovuto su San Pietro da un elicottero, ma è il risultato invece di un lento e costante processo di infiltrazione.
Se si guarda al piano geopolitico, se ne deduce che non esistono più gli equilibri del 2013 e del 1958, quando anzi si ha una vera e propria inedita alleanza tra Stati Uniti e Russia, entrambe a favore del ritorno degli Stati nazionali sulla scena mondiale e ostili ai vari prelati modernisti.
Non va comunque dimenticata la verità più importante di tutte.
La Chiesa è di Cristo e l’apostasia è stata concessa per un disegno della Provvidenza.
Se questa ha deciso che tale situazione deve finire, essa inevitabilmente finirà.
Cesare Sacchetti
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21 APRILE 2025 – MUORE MARIO JORGE BERGOGLIO.
21 APRILE 2025 JORGE MARIO BERGOGLIO È RITORNATO ALLA CASA DEL GENITORE 1.
All’ingresso dell’inferno è stato accolto da una variopinta “OLA” da parte dei 40mila desaparecidos argentini fatti sparire, negli anni ’80, dalla giunta militare allora al potere in Argentina.
Jorge Mario Bergoglio alias Papa Francesco, è stato eletto al soglio pontificio il 13 marzo 2013. Vi siete mai chiesti perché nessun volo papale abbia MAI fatto sosta in Argentina, la sua terra natale? La risposta la trovate anche fra le righe di questo articolo:
Corriere Della Sera del 6 novembre 2017.
La verità è che a Buenos Aires lo “aspettavano” anche le Madri e le Nonne di Plaza de Mayo per chiedergli conto dei circa 40mila “desaparecidos” fatti appunto sparire dalla Giunta militare argentina del dittatore Jorge Videla. In quel periodo Bergoglio era Provinciale dei gesuiti di Buenos Aires e, a quanto risulta, non ha mosso un solo dito per salvare quei poveri ragazzi che venivano prelevati di notte nelle loro case, caricati su un aereo militare e buttati, ancora vivi, nell’oceano Atlantico.
Nel corso dei secoli la chiesa cattolica si è sempre alleata con il potere. Il manganello e l’aspersorio non sono un abbinamento casuale. Lei, caro Bergoglio, aveva la veste macchiata del sangue di tutti quegli innocenti ma nessuno lo vuole ammettere e l’imperativo è… NEGARE, NEGARE SEMPRE. Nel corso di circa venti secoli la chiesa cattolica, nei confronti del potere, si è comportata come un camaleonte che cammina sull’arcobaleno…è stata sempre, sempre allineata con le linee guida del potente di turno.
Mi sono più volte chiesto se il giorno della sua elezione, i cardinali elettori, di solito molto attenti, stessero sonnecchiando. Il suo gioco, caro Bergoglio, è stato molto chiaro: prendere tempo in attesa che le Madri e le Nonne di Plaza de Mayo, ormai vecchie, passassero a miglior vita, poi tutto sarebbe caduto nell’oblio più profondo…ma ora, a miglior vita c’è passato lei.
Pallida mors aequo pulsat pede…!
Provi a chiedersi anche come mai le chiese sono sempre più vuote? Perché appunto, sempre più vuota, è la proposta spirituale della chiesa cattolica.
Appena eletto papa, lei si è recato a Lampedusa per dare il suo benvenuto agli immigrati clandestini e ha, così, contribuito a riempire l’Italia di migliaia di disperati e il Canale di Sicilia di migliaia di cadaveri. Tutte quelle vittime, infatti, sono ascrivibili anche a quel suo buonismo interessato e peloso che caratterizza, da sempre, l’agire falso e ipocrita della chiesa cattolica e dei gesuiti in particolare. Quei disperati sono certo stati tutti accolti in Italia ma, ovviamente, ben lontani dalle mura vaticane e soprattutto a totale carico dei contribuenti Italiani. Complimenti “Santità”.
Le sue aperture, poi, verso il mondo LGBTQI+ ci hanno lasciati esterrefatti anche per la sua palese, mancata sensibilità verso la sacralità della Vita e della Famiglia. Fra due persone dello stesso sesso non potrà mai nascere nuova vita. Questo a eccezione dei suoi numerosi preti pedofili che, stuprando i ragazzini, si prodigano nella profonda misticità di incredibili miracoli creativi,
Sabato 26 aprile, nella Basilica di S. Pietro, si terranno i funerali di Mario Jorge Bergoglio e assisteremo all’apoteosi del pensiero ipocrita occidental-globalista. Sfileranno nani, ballerine, giullari, saltimbanchi, pacifinti ecc. De mortuis nihil nisi bonum…e vai con il tango!
Verrà anche i Presidente degli Stati Uniti Donal Trump e non certo per rendere omaggio alla sua memoria ma per un mero, puro e semplice calcolo politico. Il prossimo anno in America si terranno le Midterm Elections (le elezioni di medio termine) e fra i potenziali elettori urge intercettare il voto determinante di circa 50 milioni di cattolici americani. In questo mondo globalista, pluri-punturato come sua “Sanità” ha voluto, succede anche questo.
Tutto ha una sua chiara e inequivocabile spiegazione! Non se la prenda “Santità”. Si goda la “ola”, di benvenuto all’inferno, da parte dei 40mila desaparecidos argentini…!
Lei è stato a capo della più grande e più potente monarchia assoluta della Terra nonché della più grande e più astuta multinazionale del sacro.
Aldo Rossi
IL COLONNELLO PILOTA MARIO ALESSI È RITORNATO SULLA SUA STELLA.








Questa foto di gruppo risale ad agosto 1974 e non ha bisogno di commenti. Essa rappresenta l’essenza del lavoro di persone legate da un particolare affiatamento e abituate da, sempre, a un silente sacrificio.


25 APRILE 2025 “FESTA DELLA LIBERAZIONE”- PROCLAMATI 5 GIORNI DI LUTTO NAZIONALE.
Le generalizzazioni non rendono mai giustizia. Certamente fra i partigiani vi furono persone, assai poche per la verità, che hanno agito con coerenza e con convinzione. Solo a quelle persone va rivolto il nostro pensiero con deferente rispetto. Ribadisco, non è mia intenzione sminuire il sacrificio e il valore di chi ha condotto la guerra partigiana nel rispetto di veri ideali di libertà ma, allora, i convinti resistenti, rappresentavano un numero veramente esiguo. La stragrande maggioranza era composta, invece, di disertori, di delinquenti comuni e di opportunisti che avevano mangiato nel piatto fascista, indossando la camicia nera, fino al giorno prima.
Winston Churchill ebbe a dire, ancora allora: “Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno dopo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure, questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti”.
Da ribadire che il nazismo e il fascismo non sono stati il prodotto dell’evoluzione di una naturale crescita spontanea ma sono sorti anche a seguito del cosiddetto “Biennio rosso” che ha squassato e sconvolto l’intera Europa, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e in particolare negli anni 1919-1920.
Sono ormai decenni che i comunisti italiani, partigiani e non, minano le fondamenta della nostra Democrazia e ne attaccano le Istituzioni. Ora, ci sono riusciti, e hanno distrutto il Paese più bello al mondo e a suo tempo, anche la quinta potenza industriale mondiale.
Bravi compagni, avete cancellato 3000 anni di storia d’Italia ma…la Storia, questo è certo, riuscirà a cancellare anche voi.
Aldo Rossi
Osservazioni, commenti e invettive a: info@rossialdo.com

FILMATO


ALL’ALTARE DELLA PATRIA DAVANTI ALLA TOMBA DEL MILITE IGNOTO
E NESSUNO DISSE NIENTE…!



La condanna dell’Italia è iniziata il 3 settembre 1943 con la firma dell’armistizio di CASSIBILE in Sicilia e che imponeva la resa incondizionata del Regno d’Italia agli Alleati.
Sono passati quasi 80 anni dalla “Liberazione” e ancora si continua a mistificare la realtà. Viene occultato il fatto che i veri liberatori sono state le forze americane (ahimè assai interessate!), inglesi e russe ed è enfatizzato, invece il contributo, più che controverso, dei partigiani e soprattutto dei PARTIGIANI COMUNISTI, Questi ultimi, anche a guerra finita, hanno messo in atto terribili atrocità e stragi di civili, tutt’ora, negate dalla storiografia ufficiale. E’ così che il 25 aprile è diventato essenzialmente l’anniversario della “loro” Resistenza.
Anche quest’anno, probabilmente, la celebrazione sarà monopolizzata dalle fantasie dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e si trasformerà in una esilarante e folcroristica manifestazione arcobaleno. Cortei “all inclusive”, partigiani rossi e bianchi, gay, lesbiche, transessuali, gender generation, immigrati, buonisti di maniera e rappresentanti delle ONG che “lucrano” con il loro losco traffico di esseri umani (profughi). Anche quest’anno la retorica di rito, sarà distribuita gratuitamente dal sistema mediatico asservito e nei discorsi in molte piazze italiane, così come avviene ormai da molti anni. Questi mistificatori della Storia, che avrebbero voluto consegnare l’Italia a STALIN, sventolano ora le bandiere arcobaleno e cantano “Bella ciao”. Questi “signori”, con il loro viscido buonismo e con la loro interessata solidarietà, falsa e pelosa, favoriscono, oggi, l’occupazione dell’Italia da parte di centinaia di migliaia di immigrati clandestini. Quanto tempo dovrà passare ancora, prima che si affermi la verità sulla “liberazione” dell’Italia. Quest’anno però il 25 aprile cadrà, guarda caso, nel bel mezzo di 5 giorni di dichiarato lutto nazionale. Quando si dice il Destino…!
GIAMPAOLO PANSA, compianto giornalista e scrittore dichiaratamente di sinistra ha dato, ancora a suo tempo, un notevolissimo contributo alla ricostruzione della verità storica con i suoi libri “IL SANGUE DEI VINTI” e “LA GRANDE BUGIA” ma ancora non basta. Giampaolo Pansa era un onesto intellettuale di Sinistra. Invito le giovani generazioni a leggere anche questi suoi due libri aggiungendo poi la STORIA D’ITALIA di Indro Montanelli e Mario Cervi.
Sono libri non contaminati da ideologie di parte e consentono una visione degli eventi non distorta e deformata dai prisma del pensiero unico ormai dominante.
Vi dice niente il nome ROSARIO BENTIVEGNA?

ARTEFICE DELL’ATTENTATO DI VIA RASELLA A ROMA.
Fu l’artefice dell’attentato ai militari tedeschi del Battaglione Bozen, avvenuto a Roma, in Via Rasella il 23 marzo 1944. A questo atto criminale seguì la già annunciata ritorsione nazista che costò la vita a ben 335 italiani inermi (Eccidio delle Fosse Ardeatine). Questo “signore” faceva parte dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica) che altro non erano che unità partigiane del PARTITO COMUNISTA.
In quell’attentato, fu dilaniato dalla bomba anche un povero bambino di 13 anni, PIETRO (PIERO) ZUCCHERETTI, che si trovò casualmente a passare di lì e che nessuno si preoccupò di salvare – Necrologio -. Nessuno degli ideatori di quel gesto criminale pensò di autodenunciarsi alle Autorità tedesche. Chi ne subì le conseguenze, quindi, fu solo la popolazione civile. PARTIGIANI CORAGGIOSI…?!
A ulteriore chiarimento, possiamo affermare che SALVO D’ACQUISTO fu un vero eroe e non certo Rosario Bentivegna come tenta di farcelo passare la vile e ridicola vulgata partigiano-comunista.
Rosario Bentivegna partecipò anche alla guerra di resistenza jugoslava a fianco del maresciallo Tito. Le centinaia di migliaia di profughi Giuliano-Dalmati sanno, così, chi ringraziare per il trattamento loro riservato, anche da parte dei comunisti italiani che operavano in Jugoslavia.
Vi dice niente il nome ARRIGO BOLDRINI?

Con la sua brigata Garibaldi (famigerata brigata Garibaldi…!), il compagno “Bulow”, come egli amava farsi chiamare, anche a guerra finita, ha sparso terrore e morte in tutto il ravennate.
Oggi, i “compagni”, si riempiranno la bocca anche con i nomi dei sette fratelli CERVI ma nessuno vi parlerà, mai, dei sette fratelli GOVONI.
Non voglio certo fare qui, l’apologia del Fascismo ma basta guardare com’è oggi ridotta l’Italia, per mano dei “vincitori” comunisti:
hanno demolito i valori etici e morali, hanno demolito la famiglia, la società, la scuola e il lavoro. Hanno occupato la scuola e hanno lavato il cervello ai giovani insegnando loro solo la versione “purgata” di quei tristissimi eventi storici. Chiedete anche ai compagni comunisti, dove sia finito l’ingentissimo tesoro di Dongo (alcune tonnellate di lingotti d’oro della Banca d’Italia) e dove sia finita la borsa con i documenti di Mussolini. La cruda realtà è che a distanza di circa 80 anni non siamo ancora riusciti a ricostituire una coscienza nazionale basata su veri valori etici e morali condivisi. La verità è che l’Italia è allo sfascio anche a causa del suo enorme debito pubblico creato dai compagni comunisti. Con le loro disinvolte strategie del “tassa e spendi, tanto qualcuno pagherà” hanno demolito anche il tessuto imprenditoriale della nostra amata Italia. Le spese di una situazione così disastrosa, le sosterranno le nuove giovani generazioni che, però, sembra non siano per nulla consapevoli di ciò che succede attorno a loro e continuano a votare a sinistra o, peggio ancora, a non votare.
La cosa più triste è che scorrendo l’attuale intero arco costituzionale, non esiste un solo partito in grado di raccogliere e rappresentare questo enorme disagio degli Italiani. Dopo 80 anni siamo ancora divisi in fascisti e partigiani…e come diceva qualcuno i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.
Una cosa è bene ribadire, la azioni più cruente e più feroci della “guerra partigiana” furono condotte dai PARTIGIANI COMUNISTI che avevano il loro dirigente più accreditato nello “Zar” PALMIRO TOGLIATTI anti-italiano da sempre, e residente in Russia.
Il non compianto ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fu il cucciolo comunista allevato da Palmiro Togliatti.

Vi invito a studiare bene la biografia di Palmiro Togliatti, losco figuro che voleva consegnare l’Italia a STALIN e che ha fatto della sua viscerale anti-italianità, la sua bandiera.


UNA PERICOLOSISSIMA RAGAZZINA DI 13 ANNI
CHE HA LE MANI LEGATE DIETRO LA SCHIENA.
LA “LOTTA” PARTIGIANA FU ANCHE QUESTO.

ANCORA QUALCHE PERLA DELLA SERIE PARTIGIANI BRAVA GENTE…!

23 aprile del 1944.
In quel giorno due partigiani della banda “Manni”, si presentarono a Lugnola di Configni, un paesino in provincia di Rieti, in cerca della giovane capodistriana Jolanda Dobrilla. Nonostante il paese si apprestasse a festeggiare la Madonna di Loreto, gli improvvisati “giustizieri” decisero di agire senza alcuna esitazione. La prelevarono con forza e la trascinarono sui monti all’estremo nord dei Prati di Sotto, le “Prate di Cottanello”.
Qui Jolanda fu uccisa in modo atroce: le venne lanciata contro una bomba a mano ed il suo corpo successivamente dato alle fiamme.
Quel che il rogo risparmiò divenne il pasto dei maiali che pascolavano nella zona. Era consuetudine, per questi individui, usare ogni mezzo possibile per cancellare le prove delle violenze e delle sevizie perpetrate sui giovani corpi delle loro vittime. Ecco i fatti nel dettaglio:
Jolanda aveva appena 17 anni ed era già in forza, come traduttrice, al Comando germanico di Velletri, in provincia di Roma.
A seguito di un violentissimo bombardamento angloamericano che aveva raso al suolo anche il suo comando, Jolanda aveva deciso di ritornare a casa. Il viaggio di ritorno, però, risultò impossibile e così Jolanda si vide costretta a trascorrere quell’inverno, tra il 1943 ed il 1944, sulle montagne di Rieti, amorevolmente ospitata presso la Famiglia Papucci.
Tuttavia la sua bellezza ed il suo conoscere perfettamente una lingua così tanto odiata dalla guerriglia comunista, fecero nascere dei sospetti: “Jolanda è una spia e va eliminata !”
Fu così, sulla base del nulla più assoluto e di un pretesto assurdo, che i Comandi partigiani della zona decretarono la condanna a morte della giovane Jolanda. Le Autorità della RSI intervennero immediatamente per cercare Jolanda, ma ogni tentativo fu vano.
La scia di sangue di questi “eroi” però non si fermò qui perché il Milite della GNR Primo De Luca, che stava indagando sulla vicenda raccogliendo indizi sui colpevoli, il 9 maggio del 1944, venne catturato e sommariamente fucilato davanti al cimitero di Vasciano di Stroncone, in provincia di Terni.
I nomi degli assassini di Jolanda e Primo furono individuati.
Si trattava dei due partigiani comunisti, della banda Manni facente parte della Brigata “Gramsci”, Francesco Marasco e Luigi Menichelli.
Verranno indagati e giudicati ma, nel 1950, prosciolti dalla Sezione Istruttoria della Corte di Appello di Roma perché il loro atto fu considerato un legittimo “atto di guerra”.
Valentina Carnielli
Nella foto Jolanda qualche anno prima di essere assassinata.
Guardando questa immagine ci si perde nei suoi meravigliosi occhi e… “dritto un canto verso il cielo, sale alto e prende il volo”.
Matteo Carnieletto (Vicecapo servizio della redazione il GIORNALE)
Croce disse (a ragione) che nessuno aveva vinto la guerra. Troppo odio e violenza avevano contraddistinto il nostro Paese. E la scia di sangue sembra non finire mai
“Noi italiani abbiamo perduto una guerra, e l’abbiamo perduta ‘tutti’, anche coloro che l’hanno deprecata con ogni loro potere, anche coloro che sono stati perseguitati dal regime che l’ha dichiarata, anche coloro che sono morti per l’opposizione a questo regime, consapevoli come eravamo tutti che la guerra sciagurata, impegnando la nostra Patria, impegnava anche noi, senza eccezioni, noi che non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra Patria, né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte. Ciò è pacifico quanto evidente”.
Benedetto Croce pronunciò queste parole di fronte all’Assemblea Costituente in occasione della ratifica del trattato di pace, il 24 luglio del 1947. Nessuno vinse il 25 aprile del 1945. L’Italia era libera, certo. Ma a che prezzo? Il Paese era distrutto politicamente ed economicamente. Gli italiani mai così divisi.
L’8 di settembre, infatti, aveva spaccato il Paese in due: 160mila persone avevano deciso di aderire alla Repubblica sociale italiana, 130mila alla resistenza. In mezzo, l’immenso mare grigio degli indecisi, di coloro che stavano da una parte o dall’altra senza prendere apertamente posizione. Di quelli che, seguendo la più italica delle virtù, decisero di stare alla finestra a guardare.
Fu, quello che andò dall’autunno del 1943 alla primavera del 1945, un anno e mezzo di guerriglia, rastrellamenti e, anche (forse sarebbe meglio dire soprattutto), violenza gratuita. Da una parte e dall’altra. Solo che per lungo tempo si parlò solamente dei crimini di fascisti e nazionalsocialisti. Giusto e scontato, per carità. La storia, come è noto, la scrivono i vincitori a proprio gusto e, soprattutto, consumo.
La neonata repubblica aveva bisogno di un mito sul quale poggiare e quel mito doveva essere, per forza di cose, quello della resistenza. Tutte le ere politiche, si pensi ad esempio alla nascita di Roma, necessitano di un tributo di sangue: Romolo deve uccidere Remo. Benito Mussolini, l’ormai ex duce, doveva essere brutalmente ammazzato ed esposto all’odio di piazzale Loreto. Un Paese intero aveva bisogno di vederlo non solo morto, ma sfigurato. Bisognava esorcizzare la paura di esser stati con quell’uomo, di essersi fidati di lui, di averlo seguito non per due mesi ma per ventidue anni.
Ed è proprio quello che accadde. La resistenza fu un fenomeno di minoranza (vi parteciparono solamente 130mila persone contro i 160mila volontari della Rsi) e solo dopo la fine della guerra divenne un’epopea. Si cercò in tutti i modi di cancellare i crimini compiuti dei partigiani. Per anni non si parlò, tranne in rare occasioni, del triangolo della morte in Emilia o delle foibe sul confine orientale. La resistenza non poteva esser macchiata da alcun crimine. Nonostante ce ne fossero molti, come ogni guerra, per di più asimmetrica, prevede.
E questo almeno fino al 2003, quando Giampaolo Pansa scrisse Il sangue dei vinti. Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile (Sperling & Kupfer). Il libro, va detto, non portava alcuna verità ulteriore dal punto di vista storiografico. Ma era il nome dell’autore, la sua provenienza da sinistra e la sua potenza mediatica a ribaltare il tutto. Nella prefazione, il grande giornalista piemontese scrive: “Se scruto dentro di me, m’accorgo che sono diventato meno manicheo. Prima ero incline a dividere il mondo in amici nemici. E a distinguere con intransigenza il bene dal male. A proposito della guerra civile, il bene era la Resistenza, il male i fascisti. Oggi non sono più sicuro di questa spartizione netta. Parlo della storia delle persone, naturalmente. Non della grande storia, ossia dello scontro fra democrazia e totalitarismo”.
Ecco, è questo il merito di Pansa. Di aver dimostrato che sotto la grande storia, dove è facile distinguere il bene dal male, esistono le vicende dei singoli, di coloro che, per i più svariati motivi, decisero di combattere da una parte o dall’altra. L’immagine più drammatica, forse, ci è data da quattordici fratelli (7 + 7) che furono brutalmente sterminati. Stiamo parlando dei sette Fratelli Cervi, fucilati dai fascisti il 28 dicembre del 1943, e i sette Fratelli Govoni, seviziati e massacrati a guerra finita dai partigiani della Brigata Paolo. Due famiglie distrutte per mano dell’odio.
Furono in pochi a vincere in quei mesi. Uno di questi fu Giovannino Guareschi, che aveva deciso, per restare fedele al giuramente fatto al re, di finire nei campi di concentramento tedeschi: “Per quello che mi riguarda, la storia è tutta qui. Una banalissima storia nella quale io ho avuto il peso di un guscio di nocciola nell’oceano in tempesta, e dalla quale io esco senza nastrini e senza medaglie ma vittorioso perché, nonostante tutto e tutti, io sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno”. Pochi riuscirono a farlo. Ed è per questo che l’Italia non perse solo la guerra. Ma anche se stessa.
(Dal Web)

Pietro Morlin
A memoria dei compagni comunisti che cominceranno a starnazzare il 25 aprile i cui nonni partigiani comunisti furono autori di eccidi a guerra finita ne ricordo uno su tutti :il 13 aprile 1945: Rolando Rivi, seminarista di 14 anni, barbaramente torturato e ucciso in una sommaria esecuzione da Giuseppe Corghi e da Delciso Rioli, partigiani della Brigata Garibaldi, appartenenti al battaglione Frittelli della divisione Modena Montagna (Armando) comandata da Mario Ricci (i due furono poi condannati – in tutti e tre i gradi di giustizia – per omicidio a 22 anni di carcere, ma in realtà ne scontarono solo 6 grazie all’Amnistia Togliatti. Da un documento del Ministero dell’Interno, non firmato, datato 4 novembre 1946 e che all’epoca non fu reso pubblico, risulta che «il numero delle persone uccise, perché politicamente compromesse, è di n. 8.197 mentre 1.167 sono state, per lo stesso motivo, prelevate e presumibilmente soppresse». Più DI 8000 morti italiani a guerra finita in patria. CIVILI…! Ma tutto questo i compagni ogni 25 aprile non lo raccontano .
(Dal Web)

È ORA DI CAMBIARE E DI RINNOVARSI? CERTO…ALLORA FACCIAMOLO.
È giunto il momento di abbandonare le nefaste dicotomie nero-rosso, fascista- partigiano, sudista-nordista, polentone-terrone…?! Allora rimbocchiamoci le maniche e facciamo cadere antichi pregiudizi e luoghi comuni. Ripartiamo e ricostruiamo l’Italia aiutandola a riprendere il ruolo di guida etica, morale e civile che ha avuto nei suoi tre millenni di Storia.
Aldo Rossi
“Ora austera, saggia e taciturna contadina dal capo eternamente velato di nero per i suoi figli caduti. Ora spigliata, bella ed elegante ragazza di città, emancipata, vitale e proiettata in avanti“.
“Il 17 marzo del 1861 cessano le divisioni e l’Italia Unita diventa la Madre ideale di tutti noi. L’Italia del Risorgimento, l’Italia degli Arditi del Popolo, l’Italia delle lotte operaie. Ma l’Italia è ciò che sapremo fare di noi, Figlia delle nostre volontà e delle nostre azioni”.
“SEI LIBERA, SII GRANDE“.
1861 – FATTA L’ITALIA ORA BISOGNA FARE GLI ITALIANI…!
NEL 2025… NOI STIAMO ANCORA ASPETTANDO!
Aldo Rossi
Protetto: LLAM – RICORDI
NATALE DI ROMA 21 APRILE 753 A.C. – 21 APRILE 2025.

COSTRUITO FRA IL 70 E L’80 D.C.
ROMA COMPIE 2778 ANNI. BUON COMPLEANNO ALLA CITTÀ ETERNA.
Oggi sono molto a disagio Roma mia, non riesco a trovare le parole adatte per rivolgerti gli auguri che meriti per festeggiare una data così importante e significativa.
Sono quasi 3000 anni che porti la civiltà nel mondo eppure, oggi, massimo dello spregio, camminando sulle tue strade millenarie, si incontrano anche i cinghiali che razzolano nell’immondizia.
In Italia crollano viadotti e ponti ma le strade, i ponti e gli acquedotti che hai costruito Tu, sono ancora in piedi e pienamente utilizzabili anche dopo molti secoli.
Tu hai insegnato al mondo cos’è la Civiltà, cosa rappresentano le ineludibili leggi dell’Etica e della Morale. I Tuoi Codici di Giustizia (Giustiniano) sono stati Fonti di Diritto per il mondo intero. Perfino i Cinesi hanno raccolto ed elaborato la grande sapienza che hai saputo trasferire in quelle pagine di immane saggezza.
Oggi, ahimè, siamo prede e vittime di una politica che di politico non ha proprio nulla. È solo una marcescenza di interessi loschi e meschini. La storia della passata “supposta” pandemia è una delle prove più evidenti delle nuove forme di schiavitù che ci infliggono e che ci affliggono.
Oggi, poi, siamo tutti vittime di un Paese senza Storia e senza identità che vuole imporre al mondo intero la sua democrazia e il suo modello di libertà, ovvero una moderna “SCHIAVITÙ” mirata solo all’interesse di pochi avidi mercanti di morte.
Cara Roma mia, sei anche stata la culla della Cristianità. Oggi, di cristiano, è rimasto ben poco. La culla della Cristianità s’è ridotta a un covo di serpi che con i loro biasimevoli comportamenti vanificano anche l’attualità e la profondità del messaggio evangelico.
Un tempo subisti le invasioni barbariche ora subisci anche l’invasione di menzogne e di supposte verità. Sono le aporie della Storia. Ti voglio bene Roma.
Per me rimani sempre e comunque la città più bella del Mondo.
Aldo Rossi
IL SIONISMO IL PARASSITA UMANO.
SCOTT RITTER 18 aprile 2025.
Questo è il link dell’articolo originale.

La minuscola vespa gioiello inietta un veleno neurotossico nei gangli degli scarafaggi, trasformando l’insetto più grande in uno zombie che si lascia trasformare volontariamente in un ospite vivente di cui la prossima generazione di vespe gioiello si nutrirà prima di emergere nel mondo, pronto a predare altri ignari scarafaggi.
Israele è l’equivalente moderno della vespa gioiello, un predatore che infetta il suo ospite con un veleno che altera la mente in modo che quest’ultimo sostenga volontariamente l’intrusione parassitaria nel suo essere che alla fine gli toglierà la vita. L’ospite, in questo caso, sono gli Stati Uniti. Permettendo a Israele di trasformare la nostra nazione in una versione zombificata di ciò che i nostri padri fondatori avevano immaginato, non facciamo altro che facilitare la nostra rovina collettiva.
La vespa gioiello ( Ampulex compressa ) è un parassitoide, un organismo che, a differenza dei parassiti più convenzionali, finisce per uccidere il suo ospite, lo scarafaggio americano ( Periplaneta americana ).
L’attacco della vespa gioiello è multifase, iniziando con la puntura diretta dello scarafaggio in una parte del sistema nervoso centrale chiamata primo ganglio toracico. Il veleno della vespa contiene acido gamma-amminobutirrico (GABA), un neurotrasmettitore inibitorio che inibisce i motoneuroni, paralizzando temporaneamente le zampe dello scarafaggio e, così facendo, lasciando l’ospite in agguato indifeso mentre il piccolo parassitoide verde si prepara per il colpo di mano , conficcando il suo pungiglione attraverso le morbide membrane della gola dello scarafaggio fino al suo cervello, trasformando l’ospite potenzialmente violento in uno zombie docile.
Alcuni scienziati ipotizzano che l’iniezione di GABA nel cervello dello scarafaggio inneschi un effetto simile alla dopamina, per cui lo scarafaggio si sottomette al suo destino a causa del piacere che prova per l’iniezione del veleno che alla fine gli costerà la vita.
Il sionismo è un movimento nazionalista ebraico emerso in Europa alla fine del XIX secolo, il cui obiettivo era quello di stabilire una patria per il popolo ebraico attraverso il controllo della Palestina. Oggi la visione del sionismo si è ampliata da un Israele definito dai confini stabiliti dal mandato delle Nazioni Unite nel 1948 a qualcosa di noto come “Grande Israele“, un territorio che corrisponde all’Israele biblico. Sebbene il sionismo sia generalmente associato al governo di Israele e alle sue politiche, la sua massima espressione si trova negli Stati Uniti, dove le organizzazioni sioniste americane hanno cercato di dirottare il governo americano e, per estensione, il popolo americano, per facilitare la creazione del Grande Israele.

Per molti versi, l’attacco della vespa gioiello allo scarafaggio americano assomiglia all’approccio adottato dai sionisti americani nel trasformare la nazione americana e il suo popolo in un ospite simile a uno zombi per il sostentamento degli odiosi obiettivi di quel movimento. Al posto di un veleno che induce dopamina, i sionisti hanno trasformato in un’arma l’Olocausto, il genocidio perpetrato dalla Germania nazista contro gli ebrei d’Europa. Norman Finkelstein, figlio di un sopravvissuto all’Olocausto, scrive di questo fenomeno nel suo libro, ” The Holocaust Industry: Reflections on the Exploitation of Jewish Suffering” . Finkelstein sostiene in modo convincente che l’establishment ebraico americano – un’estensione del sionismo – ha sfruttato l’Olocausto nazista per ottenere vantaggi politici e finanziari e per promuovere gli interessi dei sionisti israeliani.
In questo modo, l’Olocausto diventa l’equivalente del GABA, infettando il cervello dell’ospite americano e, distraendolo con la finzione che Israele sia l’eredità logica e legittima dell’Olocausto, paralizza il popolo americano impedendogli di rifiutare questa falsa associazione e di prepararlo per ciò che seguirà.
Il popolo americano è possessivamente protettivo nei confronti di ciò che definisce i propri diritti sovrani, in particolare quelli che riguardano le libertà contenute nei primi dieci emendamenti della Costituzione degli Stati Uniti (il Bill of Rights). L’Olocausto-GABA iniettato nel cervello del popolo americano dai sionisti, tuttavia, altera il funzionamento del cervello collettivo del popolo americano, intorpidendone la risposta a stimoli che altrimenti innescherebbero una reazione difensiva viscerale. In breve, l’iniezione di Olocausto-GABA effettuata dal parassitoide sionista silenzia i neuroni dell’ospite americano, rendendoli meno attivi e reattivi, portando alla volontaria rinuncia alla sovranità in favore dell’essere mangiati vivi.

L’iniezione del veleno GABA-Olocausto nel cervello americano da parte della vespa sionista provoca diversi comportamenti che dovrebbero essere prontamente riconosciuti da chiunque non sia stato iniettato in modo autodistruttivo. Primo fra tutti l’attacco alla libertà di parola. Paragonando l’Olocausto alla legittimità della missione sionista, il veleno GABA-Olocausto consente la soppressione della libertà di parola, il diritto americano più fondamentale. La critica al sionismo diventa critica all’Olocausto, che viene quindi classificato come intrinsecamente antisemita, portando alla conclusione che la critica al sionismo è di per sé un atto antisemita.
Il parassitoide sionista cerca quindi di criminalizzare questo antisemitismo appena definito, rendendo qualsiasi sostegno a chi si oppone al sionismo un atto criminale punibile con l’arresto e, se non si è in possesso della cittadinanza americana, con l’espulsione.
Il parassitoide sionista ha ottuso la sensibilità degli americani che normalmente si unirebbero a cause che definiscono l’essenza stessa delle libertà civili americane, come la libertà di parola e il giusto processo, al punto da far esultare teppisti mascherati e con gli stivali travestiti da agenti federali che rapiscono persone dalle loro case e dalle strade, le processano in tribunali farsa e le deportano fuori dal Paese nel più totale disprezzo dello stato di diritto.

Questa è la morte dell’America.
E il parassitoide sionista ha reso tutto questo possibile.
Tuttavia, il veleno GABA-Olocausto attenua solo i meccanismi di risposta dell’ospite. Non li attenua completamente. Fornito di stimoli adeguati e sufficienti, l’ospite americano può ancora agire nel proprio interesse. Ciò si è manifestato di recente quando il parassitoide sionista ha cercato di convincere gli Stati Uniti ad unirsi a Israele in un attacco militare contro l’Iran. Nonostante le notevoli pressioni esercitate sull’amministrazione del presidente Trump dal parassitoide sionista, i negoziati con l’Iran sono stati scelti come via preferenziale.
La pace è meglio della guerra.
Ma l’ospite americano non è ancora fuori pericolo. Il parassitoide sionista ha impiantato un uovo nel corpo dell’ospite americano noto come American Israeli Public Affairs Committee, o AIPAC. Lasciata a se stessa, l’AIPAC cercherà di assumere il pieno controllo del funzionamento del suo ospite americano, divorandolo dall’interno, mentre il popolo americano si gode l’effetto dopaminergico del veleno GABA-Olocausto che il parassitoide sionista gli ha iniettato nel cervello.
L’ospite americano era sufficientemente consapevole da riconoscere il pericolo di essere trascinato in una guerra con l’Iran, nel migliore dei casi contro il parassita sionista noto come Israele.
Dobbiamo ora riconoscere l’AIPAC come l’incarnazione/l’incorporazione letale del parassitoide sionista.

Prima di deporre l’uovo nel suo ospite, la vespa gioiello infligge tre punture: una per paralizzare l’ospite e la seconda per prendere il controllo dei suoi neuroni motori. Ma c’è una terza puntura, fondamentale per il processo di deposizione delle uova, che viene iniettata in una parte specifica del corpo dell’ospite, iniettando una sostanza nota come acetilcolina che attiva specifici neuroni motori che inducono lo scarafaggio ospite a estendere la zampa centrale dal lato scelto dalla vespa gioiello per deporre l’uovo. Quando lo scarafaggio ripiega la zampa centrale, la vespa non può esplorare la superficie con i suoi peli sensoriali per trovare il punto ideale per l’uovo. Prendendo il controllo del circuito neurale che causa l’estensione della zampa centrale, la vespa gioiello supera l’ultima difesa dell’ospite per trasformarsi in uno zombie. Senza l’estensione della zampa, l’uovo non si schiuderebbe e la vespa gioiello eviterebbe di diventare un ospite vivente per ciò che alla fine la ucciderebbe.
Alcune blatte si comportano passivamente di fronte a una vespa gioiello, permettendo alle tre punture di verificarsi senza problemi, assicurando l’estensione della zampa centrale e la deposizione dell’uovo. Altre, invece, scelgono di affrontare la vespa gioiello, facilitandone così la sopravvivenza, anche se vengono punse per prime due volte. Alcune blatte mantengono una capacità di reazione sufficiente a stimoli pericolosi, tanto da non solo tenere la zampa centrale ripiegata, ma anche da respingere la vespa gioiello, costringendola infine ad allontanarsi in cerca di un bersaglio più docile.
Il popolo americano è stato punto due volte dal parassitoide sionista. Ma finora siamo riusciti a evitare la terza, fatale puntura. Lo ha dimostrato quando l’amministrazione Trump ha resistito alle pressioni dell’Israele sionista per attaccare l’Iran.
Ora dobbiamo iniziare a reagire contro il parassitoide sionista, scacciandolo dal nostro corpo, impedendogli quella terza, fatale puntura e negandogli la possibilità di far sì che l’uovo dell’AIPAC prenda il controllo del nostro corpo americano.

Di recente ho scritto sul mio account X che “l’AIPAC è un agente straniero non registrato la cui continua esistenza rappresenta una minaccia esistenziale per la sopravvivenza dell’America”.
Questa è un’affermazione quanto mai vera e una vivida descrizione della minaccia che si possa fare.
“Gli americani”, ho concluso, “devono svegliarsi e agire prima che sia troppo tardi”.
Il parassitoide sionista ha già sferrato due punture mortali che hanno infettato la nostra nazione con il veleno GABA-Olocausto e che ci ha portato a distruggere le stesse difese della libertà di parola e del giusto processo su cui facciamo affidamento per sopravvivere come democrazia libera e sovrana.
L’uovo dell’AIPAC è in attesa di essere inserito e poi di consumare ogni nozione di un popolo libero e indipendente che aspira alla promessa e alla visione dei nostri padri fondatori.
Dobbiamo cominciare a rilassarci.
L’AIPAC è fatale per l’America.
E il parassitoide sionista è un nemico del popolo americano.
E per parassitoide sionista intendo lo Stato di Israele.
Questo non è un luogo comune antisemita.
Questo è un invito all’azione rivolto a tutti i patrioti americani, ovunque essi si trovino, per salvare la nostra grande nazione.
Non diventate degli zombie sionisti.
Reagisci.
Rendiamo l’America di nuovo grande.
Prima che sia troppo tardi.
80 ANNI DI DAZI AMERICANI NEL MONDO.

Sono circa 80 anni che gli americani squassano il mondo esportando la loro democrazia applicando dazi pesantissimi. Poi lamentano di avere un pesantissimo debito pubblico…circa 40mila miliardi di dollari.
Gli americani non sono un popolo ma sono una melting pot di razze senza storia, senza identità, senza onore e senza dignità.




La condanna dell’Italia è iniziata con la firma dell’armistizio di Cassibile, il 3 settembre 1943. Da allora l’Italia continua a pagare dazio agli americani.
Aldo Rossi




























