IL COLONNELLO PILOTA MARIO ALESSI È RITORNATO SULLA SUA STELLA.

COLONNELLO PILOTA MARIO ALESSI
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LO STEMMA DEL 51° STORMO DI CUI FACEVA PARTE ANCHE LA 651ma SQUADRIGLIA “BERSAGLI”
IL BOXER – LO STEMMA DELLA 651ma QUADRIGLIA “BERSAGLI”
ISTRANA 1974 – LA LINEA DI VOLO DI T33-RT33A DELLA 651ma SQUADRIGLIA “BERSAGLI”

Questa foto di gruppo risale ad agosto 1974 e non ha bisogno di commenti. Essa rappresenta l’essenza del lavoro di persone legate da un particolare affiatamento e abituate da, sempre, a un silente sacrificio.

1974 – UNA FORMAZIONE DI T33 e RT33 SORVOLA LE PREALPI VENETE
ANNULLO COMMEMORATIVO DELL’ULTIMO VOLO DEL VELIVOLO T33A IN ITALIA
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25 APRILE 2025 “FESTA DELLA LIBERAZIONE”- PROCLAMATI 5 GIORNI DI LUTTO NAZIONALE.

Le generalizzazioni non rendono mai giustizia. Certamente fra i partigiani vi furono persone, assai poche per la verità, che hanno agito con coerenza e con convinzione. Solo a quelle persone va rivolto il nostro pensiero con deferente rispetto. Ribadisco, non è mia intenzione sminuire il sacrificio e il valore di chi ha condotto la guerra partigiana nel rispetto di veri ideali di libertà ma, allora, i convinti resistenti, rappresentavano un numero veramente esiguo. La stragrande maggioranza era composta, invece, di disertori, di delinquenti comuni e di opportunisti che avevano mangiato nel piatto fascista, indossando la camicia nera, fino al giorno prima.
Winston Churchill ebbe a dire, ancora allora: “Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno dopo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure, questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti”.
Da ribadire che il nazismo e il fascismo non sono stati il prodotto dell’evoluzione di una naturale crescita spontanea ma sono sorti anche a seguito del cosiddetto “Biennio rosso” che ha squassato e sconvolto l’intera Europa, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e in particolare negli anni 1919-1920.
Sono ormai decenni che i comunisti italiani, partigiani e non, minano le fondamenta della nostra Democrazia e ne attaccano le Istituzioni. Ora, ci sono riusciti, e hanno distrutto il Paese più bello al mondo e a suo tempo, anche la quinta potenza industriale mondiale.
Bravi compagni, avete cancellato 3000 anni di storia d’Italia ma…la Storia, questo è certo, riuscirà a cancellare anche voi.
Aldo Rossi
Osservazioni, commenti e invettive a: info@rossialdo.com

POI SONO ARRIVATI I PARTIGIANI COMUNISTI…!
SCRITTA DAL CAPITANO GINO BONOLA
FILMATO
BOIA CHI MOLLA…!
ERA IL 2017 A ROMA
ALL’ALTARE DELLA PATRIA DAVANTI ALLA TOMBA DEL MILITE IGNOTO
E NESSUNO DISSE NIENTE…!
SENZA OFFESA PER LE PECORE…!
SOLO PER LA CRONACA…!

La condanna dell’Italia è iniziata il 3 settembre 1943 con la firma dell’armistizio di CASSIBILE in Sicilia e che imponeva la resa incondizionata del Regno d’Italia agli Alleati.
Sono passati quasi 80 anni dalla “Liberazione” e ancora si continua a mistificare la realtà. Viene occultato il fatto che i veri liberatori sono state le forze americane (ahimè assai interessate!), inglesi e russe ed è enfatizzato, invece il contributo, più che controverso, dei partigiani e soprattutto dei PARTIGIANI COMUNISTI, Questi ultimi, anche a guerra finita, hanno messo in atto terribili atrocità e stragi di civili, tutt’ora, negate dalla storiografia ufficiale. E’ così che il 25 aprile è diventato essenzialmente l’anniversario della “loro” Resistenza.
Anche quest’anno, probabilmente, la celebrazione sarà monopolizzata dalle fantasie dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e si trasformerà in una esilarante e folcroristica manifestazione arcobaleno. Cortei “all inclusive”, partigiani rossi e bianchi, gay, lesbiche, transessuali, gender generation, immigrati, buonisti di maniera e rappresentanti delle ONG che “lucrano” con il loro losco traffico di esseri umani (profughi). Anche quest’anno la retorica di rito, sarà distribuita gratuitamente dal sistema mediatico asservito e nei discorsi in molte piazze italiane, così come avviene ormai da molti anni. Questi mistificatori della Storia, che avrebbero voluto consegnare l’Italia a STALIN, sventolano ora le bandiere arcobaleno e cantano “Bella ciao”. Questi “signori”, con il loro viscido buonismo e con la loro interessata solidarietà, falsa e pelosa, favoriscono, oggi, l’occupazione dell’Italia da parte di centinaia di migliaia di immigrati clandestini. Quanto tempo dovrà passare ancora, prima che si affermi la verità sulla “liberazione” dell’Italia. Quest’anno però il 25 aprile cadrà, guarda caso, nel bel mezzo di 5 giorni di dichiarato lutto nazionale. Quando si dice il Destino…!
GIAMPAOLO PANSA, compianto giornalista e scrittore dichiaratamente di sinistra ha dato, ancora a suo tempo, un notevolissimo contributo alla ricostruzione della verità storica con i suoi libri “IL SANGUE DEI VINTI” e “LA GRANDE BUGIA” ma ancora non basta. Giampaolo Pansa era un onesto intellettuale di Sinistra. Invito le giovani generazioni a leggere anche questi suoi due libri aggiungendo poi la STORIA D’ITALIA di Indro Montanelli e Mario Cervi.
Sono libri non contaminati da ideologie di parte e consentono una visione degli eventi non distorta e deformata dai prisma del pensiero unico ormai dominante.

Vi dice niente il nome ROSARIO BENTIVEGNA?

ROSARIO BENTIVEGNA
ARTEFICE DELL’ATTENTATO DI VIA RASELLA A ROMA.

Fu l’artefice dell’attentato ai militari tedeschi del Battaglione Bozen, avvenuto a Roma, in Via Rasella il 23 marzo 1944. A questo atto criminale seguì la già annunciata ritorsione nazista che costò la vita a ben 335 italiani inermi (Eccidio delle Fosse Ardeatine). Questo “signore” faceva parte dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica) che altro non erano che unità partigiane del PARTITO COMUNISTA.
In quell’attentato, fu dilaniato dalla bomba anche un povero bambino di 13 anni, PIETRO (PIERO) ZUCCHERETTI, che si trovò casualmente a passare di lì e che nessuno si preoccupò di salvare – Necrologio -. Nessuno degli ideatori di quel gesto criminale pensò di autodenunciarsi alle Autorità tedesche. Chi ne subì le conseguenze, quindi, fu solo la popolazione civile. PARTIGIANI CORAGGIOSI…?!
A ulteriore chiarimento, possiamo affermare che SALVO D’ACQUISTO fu un vero eroe e non certo Rosario Bentivegna come tenta di farcelo passare la vile e ridicola vulgata partigiano-comunista.
Rosario Bentivegna partecipò anche alla guerra di resistenza jugoslava a fianco del maresciallo Tito. Le centinaia di migliaia di profughi Giuliano-Dalmati sanno, così, chi ringraziare per il trattamento loro riservato, anche da parte dei comunisti italiani che operavano in Jugoslavia.
Vi dice niente il nome ARRIGO BOLDRINI?

ARRIGO BOLDRINI…IL COMPAGNO “BULOW”…!

Con la sua brigata Garibaldi (famigerata brigata Garibaldi…!), il compagno “Bulow”, come egli amava farsi chiamare, anche a guerra finita, ha sparso terrore e morte in tutto il ravennate.
Oggi, i “compagni”, si riempiranno la bocca anche con i nomi dei sette fratelli CERVI ma nessuno vi parlerà, mai, dei sette fratelli GOVONI.
Non voglio certo fare qui, l’apologia del Fascismo ma basta guardare com’è oggi ridotta l’Italia, per mano dei “vincitori” comunisti:
hanno demolito i valori etici e morali, hanno demolito la famiglia, la società, la scuola e il lavoro. Hanno occupato la scuola e hanno lavato il cervello ai giovani insegnando loro solo la versione “purgata” di quei tristissimi eventi storici. Chiedete anche ai compagni comunisti, dove sia finito l’ingentissimo tesoro di Dongo (alcune tonnellate di lingotti d’oro della Banca d’Italia) e dove sia finita la borsa con i documenti di Mussolini. La cruda realtà è che a distanza di circa 80 anni non siamo ancora riusciti a ricostituire una  coscienza nazionale basata su veri valori etici e morali condivisi. La verità è che l’Italia è allo sfascio anche a causa del suo enorme debito pubblico creato dai compagni comunisti. Con le loro disinvolte strategie del “tassa e spendi, tanto qualcuno pagherà” hanno demolito anche il tessuto imprenditoriale della nostra amata Italia. Le spese di una situazione così disastrosa, le sosterranno le nuove giovani generazioni che, però, sembra non siano per nulla consapevoli di ciò che succede attorno a loro e continuano a votare a sinistra o, peggio ancora, a non votare.
La cosa più triste è che scorrendo l’attuale intero arco costituzionale, non esiste un solo partito in grado di raccogliere e rappresentare questo enorme disagio degli Italiani. Dopo 80 anni siamo ancora divisi in fascisti e partigiani…e come diceva qualcuno i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.
Una cosa è bene ribadire, la azioni più cruente e più feroci della “guerra partigiana” furono condotte dai PARTIGIANI COMUNISTI che avevano il loro dirigente più accreditato nello “Zar” PALMIRO TOGLIATTI anti-italiano da sempre, e residente in Russia.

PALMIRO TOGLIATTI…”IL MIGLIORE”.
PALMIRO TOGLIATTI…”IL MIGLIORE”
IOSIPH STALIN

Il non compianto ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fu il cucciolo comunista allevato da Palmiro Togliatti.

GIORGIO NAPOLITANO

Vi invito a studiare bene la biografia di Palmiro Togliatti, losco figuro che voleva consegnare l’Italia a STALIN e che ha fatto della sua viscerale anti-italianità, la sua bandiera.

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OGNI VOLTA CHE LEGGO QUESTE PAROLE, RIMPIANGO LA POCA MIRA CHE HA AVUTO, A SUO TEMPO, ANTONIO PALLANTE…IL SUO ATTENTATORE.
I PARTIGIANI PER SENTITO DIRE.
PER LA SERIE PARTIGIANI BRAVA GENTE.
ROMA – PIAZZA VENEZIA – UNO DEI TANTI DISCORSI
DI BENITO MUSSOLINI AI PARTIGIANI.
CORAGGIOSI PARTIGIANI CONTROLLANO
UNA PERICOLOSISSIMA RAGAZZINA DI 13 ANNI
CHE HA LE MANI LEGATE DIETRO LA SCHIENA.
LA “LOTTA” PARTIGIANA FU ANCHE QUESTO.
PARTIGIANO D.O.C.
TIPICA EROINA DEL RISORGIMENTO ITALIANO
IL PADRE DELLA PATRIA SERGIO MATTARELLA CONSEGNA IL TRICOLORE
A UNA RAGAZZA MONOCOLORE

ANCORA QUALCHE PERLA DELLA SERIE PARTIGIANI BRAVA GENTE!

JOLANDA DOBRILLA

23 aprile del 1944.
In quel giorno due partigiani della banda “Manni”, si presentarono a Lugnola di Configni, un paesino in provincia di Rieti, in cerca della giovane capodistriana Jolanda Dobrilla. Nonostante il paese si apprestasse a festeggiare la Madonna di Loreto, gli improvvisati “giustizieri” decisero di agire senza alcuna esitazione. La prelevarono con forza e la trascinarono sui monti all’estremo nord dei Prati di Sotto, le “Prate di Cottanello”.
Qui Jolanda fu uccisa in modo atroce: le venne lanciata contro una bomba a mano ed il suo corpo successivamente dato alle fiamme.
Quel che il rogo risparmiò divenne il pasto dei maiali che pascolavano nella zona. Era consuetudine, per questi individui, usare ogni mezzo possibile per cancellare le prove delle violenze e delle sevizie perpetrate sui giovani corpi delle loro vittime. Ecco i fatti nel dettaglio:
Jolanda aveva appena 17 anni ed era già in forza, come traduttrice, al Comando germanico di Velletri, in provincia di Roma.
A seguito di un violentissimo bombardamento angloamericano che aveva raso al suolo anche il suo comando, Jolanda aveva deciso di ritornare a casa. Il viaggio di ritorno, però, risultò impossibile e così Jolanda si vide costretta a trascorrere quell’inverno, tra il 1943 ed il 1944, sulle montagne di Rieti, amorevolmente ospitata presso la Famiglia Papucci.
Tuttavia la sua bellezza ed il suo conoscere perfettamente una lingua così tanto odiata dalla guerriglia comunista, fecero nascere dei sospetti: “Jolanda è una spia e va eliminata !”
Fu così, sulla base del nulla più assoluto e di un pretesto assurdo, che i Comandi partigiani della zona decretarono la condanna a morte della giovane Jolanda. Le Autorità della RSI intervennero immediatamente per cercare Jolanda, ma ogni tentativo fu vano.
La scia di sangue di questi “eroi” però non si fermò qui perché il Milite della GNR Primo De Luca, che stava indagando sulla vicenda raccogliendo indizi sui colpevoli, il 9 maggio del 1944, venne catturato e sommariamente fucilato davanti al cimitero di Vasciano di Stroncone, in provincia di Terni.
I nomi degli assassini di Jolanda e Primo furono individuati.
Si trattava dei due partigiani comunisti, della banda Manni facente parte della Brigata “Gramsci”, Francesco Marasco e Luigi Menichelli.
Verranno indagati e giudicati ma, nel 1950, prosciolti dalla Sezione Istruttoria della Corte di Appello di Roma perché il loro atto fu considerato un legittimo “atto di guerra”.
Valentina Carnielli 
Nella foto Jolanda qualche anno prima di essere assassinata.
Guardando questa immagine ci si perde nei suoi meravigliosi occhi e… “dritto un canto verso il cielo, sale alto e prende il volo”.

Matteo Carnieletto (Vicecapo servizio della redazione il GIORNALE)
Croce disse (a ragione) che nessuno aveva vinto la guerra. Troppo odio e violenza avevano contraddistinto il nostro Paese. E la scia di sangue sembra non finire mai
“Noi italiani abbiamo perduto una guerra, e l’abbiamo perduta ‘tutti’, anche coloro che l’hanno deprecata con ogni loro potere, anche coloro che sono stati perseguitati dal regime che l’ha dichiarata, anche coloro che sono morti per l’opposizione a questo regime, consapevoli come eravamo tutti che la guerra sciagurata, impegnando la nostra Patria, impegnava anche noi, senza eccezioni, noi che non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra Patria, né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte. Ciò è pacifico quanto evidente”. 
Benedetto Croce pronunciò queste parole di fronte all’Assemblea Costituente in occasione della ratifica del trattato di pace, il 24 luglio del 1947. Nessuno vinse il 25 aprile del 1945. L’Italia era libera, certo. Ma a che prezzo? Il Paese era distrutto politicamente ed economicamente. Gli italiani mai così divisi.
L’8 di settembre, infatti, aveva spaccato il Paese in due: 160mila persone avevano deciso di aderire alla Repubblica sociale italiana, 130mila alla resistenza. In mezzo, l’immenso mare grigio degli indecisi, di coloro che stavano da una parte o dall’altra senza prendere apertamente posizione. Di quelli che, seguendo la più italica delle virtù, decisero di stare alla finestra a guardare.
Fu, quello che andò dall’autunno del 1943 alla primavera del 1945, un anno e mezzo di guerrigliarastrellamenti e, anche (forse sarebbe meglio dire soprattutto), violenza gratuita. Da una parte e dall’altra. Solo che per lungo tempo si parlò solamente dei crimini di fascisti e nazionalsocialisti. Giusto e scontato, per carità. La storia, come è noto, la scrivono i vincitori a proprio gusto e, soprattutto, consumo.
La neonata repubblica aveva bisogno di un mito sul quale poggiare e quel mito doveva essere, per forza di cose, quello della resistenza. Tutte le ere politiche, si pensi ad esempio alla nascita di Roma, necessitano di un tributo di sangue: Romolo deve uccidere Remo. Benito Mussolini, l’ormai ex duce, doveva essere brutalmente ammazzato ed esposto all’odio di piazzale Loreto. Un Paese intero aveva bisogno di vederlo non solo morto, ma sfigurato. Bisognava esorcizzare la paura di esser stati con quell’uomo, di essersi fidati di lui, di averlo seguito non per due mesi ma per ventidue anni.
Ed è proprio quello che accadde. La resistenza fu un fenomeno di minoranza (vi parteciparono solamente 130mila persone contro i 160mila volontari della Rsi) e solo dopo la fine della guerra divenne un’epopea. Si cercò in tutti i modi di cancellare i crimini compiuti dei partigiani. Per anni non si parlò, tranne in rare occasioni, del triangolo della morte in Emilia o delle foibe sul confine orientale. La resistenza non poteva esser macchiata da alcun crimine. Nonostante ce ne fossero molti, come ogni guerra, per di più asimmetrica, prevede.
E questo almeno fino al 2003, quando Giampaolo Pansa scrisse Il sangue dei vinti. Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile (Sperling & Kupfer). Il libro, va detto, non portava alcuna verità ulteriore dal punto di vista storiografico. Ma era il nome dell’autore, la sua provenienza da sinistra e la sua potenza mediatica a ribaltare il tutto. Nella prefazione, il grande giornalista piemontese scrive: “Se scruto dentro di me, m’accorgo che sono diventato meno manicheo. Prima ero incline a dividere il mondo in amici nemici. E a distinguere con intransigenza il bene dal male. A proposito della guerra civile, il bene era la Resistenza, il male i fascisti. Oggi non sono più sicuro di questa spartizione netta. Parlo della storia delle persone, naturalmente. Non della grande storia, ossia dello scontro fra democrazia e totalitarismo”.
Ecco, è questo il merito di Pansa. Di aver dimostrato che sotto la grande storia, dove è facile distinguere il bene dal male, esistono le vicende dei singoli, di coloro che, per i più svariati motivi, decisero di combattere da una parte o dall’altra. L’immagine più drammatica, forse, ci è data da quattordici fratelli (7 + 7) che furono brutalmente sterminati. Stiamo parlando dei sette Fratelli Cervi, fucilati dai fascisti il 28 dicembre del 1943, e i sette Fratelli Govoni, seviziati e massacrati a guerra finita dai partigiani della Brigata Paolo. Due famiglie distrutte per mano dell’odio.
Furono in pochi a vincere in quei mesi. Uno di questi fu Giovannino Guareschi, che aveva deciso, per restare fedele al giuramente fatto al re, di finire nei campi di concentramento tedeschi: “Per quello che mi riguarda, la storia è tutta qui. Una banalissima storia nella quale io ho avuto il peso di un guscio di nocciola nell’oceano in tempesta, e dalla quale io esco senza nastrini e senza medaglie ma vittorioso perché, nonostante tutto e tutti, io sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno”. Pochi riuscirono a farlo. Ed è per questo che l’Italia non perse solo la guerra. Ma anche se stessa.
(Dal Web)

ROLANDO RIVI – SEMINARISTA

Pietro Morlin
A memoria dei compagni comunisti che cominceranno a starnazzare il 25 aprile i cui nonni partigiani comunisti furono autori di eccidi a guerra finita ne ricordo uno su tutti :il  13 aprile 1945: Rolando Rivi, seminarista di 14 anni, barbaramente torturato e ucciso in una sommaria esecuzione da Giuseppe Corghi e da Delciso Rioli, partigiani della Brigata Garibaldi, appartenenti al battaglione Frittelli della divisione Modena Montagna (Armando) comandata da Mario Ricci (i due furono poi condannati – in tutti e tre i gradi di giustizia – per omicidio a 22 anni di carcere, ma in realtà ne scontarono solo 6 grazie all’Amnistia Togliatti. Da un documento del Ministero dell’Interno, non firmato, datato 4 novembre 1946 e che all’epoca non fu reso pubblico, risulta che «il numero delle persone uccise, perché politicamente compromesse, è di n. 8.197 mentre 1.167 sono state, per lo stesso motivo, prelevate e presumibilmente soppresse». Più DI 8000 morti italiani a guerra finita in patria. CIVILI…!  Ma tutto questo i compagni ogni 25 aprile non lo raccontano .
(Dal Web)

LA BANDIERA DI PALMIRO TOGLIATTI (STALIN)
PARTITO COMUNISTA ITALIANO
EVOLUZIONE DEL SIMBOLO DEL P.C.I. PARTITO COMUNISTA ITALIANO DAL 1945 A OGGI...SE LO CONOSCI LO EVITI…!

È ORA DI CAMBIARE E DI RINNOVARSI? CERTO…ALLORA FACCIAMOLO.
È giunto il momento di abbandonare le nefaste dicotomie nero-rosso, fascista- partigiano, sudista-nordista, polentone-terrone…?! Allora rimbocchiamoci le maniche e facciamo cadere antichi pregiudizi e luoghi comuni. Ripartiamo e ricostruiamo l’Italia aiutandola a riprendere il ruolo di guida etica, morale e civile che ha avuto nei suoi tre millenni di Storia.
Aldo Rossi

Ora austera, saggia e taciturna contadina dal capo eternamente velato di nero per i suoi figli caduti. Ora spigliata, bella ed elegante ragazza di città, emancipata, vitale e proiettata in avanti“.
“Il 17 marzo del 1861 cessano le divisioni e l’Italia Unita diventa la Madre ideale di tutti noi. L’Italia del Risorgimento, l’Italia degli Arditi del Popolo, l’Italia delle lotte operaie. Ma l’Italia è ciò che sapremo fare di noi, Figlia delle nostre volontà e delle nostre azioni”.
SEI LIBERA, SII GRANDE“.

ORA L’ITALIA NON È…NÈ LIBERA NÈ GRANDE..!

1861 – FATTA L’ITALIA ORA BISOGNA FARE GLI ITALIANI…!
NEL 2025… NOI STIAMO ANCORA ASPETTANDO!
Aldo Rossi

MUSICA SACRA

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NATALE DI ROMA 21 APRILE 753 A.C. – 21 APRILE 2025.

ROMA – LA PATTUGLIA ACROBATICA NAZIONALE SORVOLA IL VITTORIANO
LA LUPA CAPITOLINA IL SIMBOLO DI ROMA
L’IMPERO ROMANO NEL PERIODO DELLA SUA MASSIMA ESPANSIONE
ANNO 117 D.C.
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IL COLOSSEO DETTO ANCHE ANFITEATRO FLAVIO
COSTRUITO FRA IL 70 E L’80 D.C.
DAL 21 APRILE 753 A.C. ALL’ANNO 2025… 2778 ANNI DI VERA STORIA
C’È CHI IN POCO PIÙ DI 200 ANNI È RIUSCITO INVECE A DISTRUGGERE IL MONDO
ANCHE LA STATUA DELLA LIBERTÀ SI VERGOGNA DELL’AMERICA

ROMA COMPIE 2778 ANNI. BUON COMPLEANNO ALLA CITTÀ ETERNA.
Oggi sono molto a disagio Roma mia, non riesco a trovare le parole adatte per rivolgerti gli auguri che meriti per festeggiare una data così importante e significativa.
Sono quasi 3000 anni che porti la civiltà nel mondo eppure, oggi, massimo dello spregio, camminando sulle tue strade millenarie, si incontrano anche i cinghiali che razzolano nell’immondizia.
In Italia crollano viadotti e ponti ma le strade, i ponti e gli acquedotti che hai costruito Tu, sono ancora in piedi e pienamente utilizzabili anche dopo molti secoli.
Tu hai insegnato al mondo cos’è la Civiltà, cosa rappresentano le ineludibili leggi dell’Etica e della Morale. I Tuoi Codici di Giustizia (Giustiniano) sono stati Fonti di Diritto per il mondo intero. Perfino i Cinesi hanno raccolto ed elaborato la grande sapienza che hai saputo trasferire in quelle pagine di immane saggezza.
Oggi, ahimè, siamo prede e vittime di una politica che di politico non ha proprio nulla. È solo una marcescenza di interessi loschi e meschini. La storia della passata “supposta” pandemia è una delle prove più evidenti delle nuove forme di schiavitù che ci infliggono e che ci affliggono.
Oggi, poi, siamo tutti vittime di un Paese senza Storia e senza identità che vuole imporre al mondo intero la sua democrazia e il suo modello di libertà, ovvero una moderna “SCHIAVITÙ” mirata solo all’interesse di pochi avidi mercanti di morte.
Cara Roma mia, sei anche stata la culla della Cristianità. Oggi, di cristiano, è rimasto ben poco. La culla della Cristianità s’è ridotta a un covo di serpi che con i loro biasimevoli comportamenti vanificano anche l’attualità e la profondità del messaggio evangelico.
Un tempo subisti le invasioni barbariche ora subisci anche l’invasione di menzogne e di supposte verità. Sono le aporie della Storia. Ti voglio bene Roma.
Per me rimani sempre e comunque la città più bella del Mondo.
Aldo Rossi

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IL SIONISMO IL PARASSITA UMANO.

SCOTT RITTER 18 aprile 2025.
Questo è il link dell’articolo originale.

AMPULES COMPRESSA, NOTA ANCHE COME VESPA GIOIELLO.

La minuscola vespa gioiello inietta un veleno neurotossico nei gangli degli scarafaggi, trasformando l’insetto più grande in uno zombie che si lascia trasformare volontariamente in un ospite vivente di cui la prossima generazione di vespe gioiello si nutrirà prima di emergere nel mondo, pronto a predare altri ignari scarafaggi.
Israele è l’equivalente moderno della vespa gioiello, un predatore che infetta il suo ospite con un veleno che altera la mente in modo che quest’ultimo sostenga volontariamente l’intrusione parassitaria nel suo essere che alla fine gli toglierà la vita. L’ospite, in questo caso, sono gli Stati Uniti. Permettendo a Israele di trasformare la nostra nazione in una versione zombificata di ciò che i nostri padri fondatori avevano immaginato, non facciamo altro che facilitare la nostra rovina collettiva.
La vespa gioiello ( Ampulex compressa ) è un parassitoide, un organismo che, a differenza dei parassiti più convenzionali, finisce per uccidere il suo ospite, lo scarafaggio americano ( Periplaneta americana ).
L’attacco della vespa gioiello è multifase, iniziando con la puntura diretta dello scarafaggio in una parte del sistema nervoso centrale chiamata primo ganglio toracico. Il veleno della vespa contiene acido gamma-amminobutirrico (GABA), un neurotrasmettitore inibitorio che inibisce i motoneuroni, paralizzando temporaneamente le zampe dello scarafaggio e, così facendo, lasciando l’ospite in agguato indifeso mentre il piccolo parassitoide verde si prepara per il colpo di mano , conficcando il suo pungiglione attraverso le morbide membrane della gola dello scarafaggio fino al suo cervello, trasformando l’ospite potenzialmente violento in uno zombie docile.
Alcuni scienziati ipotizzano che l’iniezione di GABA nel cervello dello scarafaggio inneschi un effetto simile alla dopamina, per cui lo scarafaggio si sottomette al suo destino a causa del piacere che prova per l’iniezione del veleno che alla fine gli costerà la vita.
Il sionismo è un movimento nazionalista ebraico emerso in Europa alla fine del XIX secolo, il cui obiettivo era quello di stabilire una patria per il popolo ebraico attraverso il controllo della Palestina. Oggi la visione del sionismo si è ampliata da un Israele definito dai confini stabiliti dal mandato delle Nazioni Unite nel 1948 a qualcosa di noto come “Grande Israele“, un territorio che corrisponde all’Israele biblico. Sebbene il sionismo sia generalmente associato al governo di Israele e alle sue politiche, la sua massima espressione si trova negli Stati Uniti, dove le organizzazioni sioniste americane hanno cercato di dirottare il governo americano e, per estensione, il popolo americano, per facilitare la creazione del Grande Israele.

L’apertura del Congresso Sionista Mondiale a Gerusalemme, 1964

Per molti versi, l’attacco della vespa gioiello allo scarafaggio americano assomiglia all’approccio adottato dai sionisti americani nel trasformare la nazione americana e il suo popolo in un ospite simile a uno zombi per il sostentamento degli odiosi obiettivi di quel movimento. Al posto di un veleno che induce dopamina, i sionisti hanno trasformato in un’arma l’Olocausto, il genocidio perpetrato dalla Germania nazista contro gli ebrei d’Europa. Norman Finkelstein, figlio di un sopravvissuto all’Olocausto, scrive di questo fenomeno nel suo libro, ” The Holocaust Industry: Reflections on the Exploitation of Jewish Suffering” . Finkelstein sostiene in modo convincente che l’establishment ebraico americano – un’estensione del sionismo – ha sfruttato l’Olocausto nazista per ottenere vantaggi politici e finanziari e per promuovere gli interessi dei sionisti israeliani.
In questo modo, l’Olocausto diventa l’equivalente del GABA, infettando il cervello dell’ospite americano e, distraendolo con la finzione che Israele sia l’eredità logica e legittima dell’Olocausto, paralizza il popolo americano impedendogli di rifiutare questa falsa associazione e di prepararlo per ciò che seguirà.
Il popolo americano è possessivamente protettivo nei confronti di ciò che definisce i propri diritti sovrani, in particolare quelli che riguardano le libertà contenute nei primi dieci emendamenti della Costituzione degli Stati Uniti (il Bill of Rights). L’Olocausto-GABA iniettato nel cervello del popolo americano dai sionisti, tuttavia, altera il funzionamento del cervello collettivo del popolo americano, intorpidendone la risposta a stimoli che altrimenti innescherebbero una reazione difensiva viscerale. In breve, l’iniezione di Olocausto-GABA effettuata dal parassitoide sionista silenzia i neuroni dell’ospite americano, rendendoli meno attivi e reattivi, portando alla volontaria rinuncia alla sovranità in favore dell’essere mangiati vivi.

La vespa gioiello punge uno scarafaggio americano

L’iniezione del veleno GABA-Olocausto nel cervello americano da parte della vespa sionista provoca diversi comportamenti che dovrebbero essere prontamente riconosciuti da chiunque non sia stato iniettato in modo autodistruttivo. Primo fra tutti l’attacco alla libertà di parola. Paragonando l’Olocausto alla legittimità della missione sionista, il veleno GABA-Olocausto consente la soppressione della libertà di parola, il diritto americano più fondamentale. La critica al sionismo diventa critica all’Olocausto, che viene quindi classificato come intrinsecamente antisemita, portando alla conclusione che la critica al sionismo è di per sé un atto antisemita.
Il parassitoide sionista cerca quindi di criminalizzare questo antisemitismo appena definito, rendendo qualsiasi sostegno a chi si oppone al sionismo un atto criminale punibile con l’arresto e, se non si è in possesso della cittadinanza americana, con l’espulsione.
Il parassitoide sionista ha ottuso la sensibilità degli americani che normalmente si unirebbero a cause che definiscono l’essenza stessa delle libertà civili americane, come la libertà di parola e il giusto processo, al punto da far esultare teppisti mascherati e con gli stivali travestiti da agenti federali che rapiscono persone dalle loro case e dalle strade, le processano in tribunali farsa e le deportano fuori dal Paese nel più totale disprezzo dello stato di diritto.

Gli agenti dell’ICE arrestano la studentessa laureata della Tufts Rumeysa Ozturk

Questa è la morte dell’America.
E il parassitoide sionista ha reso tutto questo possibile.
Tuttavia, il veleno GABA-Olocausto attenua solo i meccanismi di risposta dell’ospite. Non li attenua completamente. Fornito di stimoli adeguati e sufficienti, l’ospite americano può ancora agire nel proprio interesse. Ciò si è manifestato di recente quando il parassitoide sionista ha cercato di convincere gli Stati Uniti ad unirsi a Israele in un attacco militare contro l’Iran. Nonostante le notevoli pressioni esercitate sull’amministrazione del presidente Trump dal parassitoide sionista, i negoziati con l’Iran sono stati scelti come via preferenziale.
La pace è meglio della guerra.
Ma l’ospite americano non è ancora fuori pericolo. Il parassitoide sionista ha impiantato un uovo nel corpo dell’ospite americano noto come American Israeli Public Affairs Committee, o AIPAC. Lasciata a se stessa, l’AIPAC cercherà di assumere il pieno controllo del funzionamento del suo ospite americano, divorandolo dall’interno, mentre il popolo americano si gode l’effetto dopaminergico del veleno GABA-Olocausto che il parassitoide sionista gli ha iniettato nel cervello.
L’ospite americano era sufficientemente consapevole da riconoscere il pericolo di essere trascinato in una guerra con l’Iran, nel migliore dei casi contro il parassita sionista noto come Israele.
Dobbiamo ora riconoscere l’AIPAC come l’incarnazione/l’incorporazione letale del parassitoide sionista.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu parla alla conferenza annuale dell’AIPAC, 2018

Prima di deporre l’uovo nel suo ospite, la vespa gioiello infligge tre punture: una per paralizzare l’ospite e la seconda per prendere il controllo dei suoi neuroni motori. Ma c’è una terza puntura, fondamentale per il processo di deposizione delle uova, che viene iniettata in una parte specifica del corpo dell’ospite, iniettando una sostanza nota come acetilcolina che attiva specifici neuroni motori che inducono lo scarafaggio ospite a estendere la zampa centrale dal lato scelto dalla vespa gioiello per deporre l’uovo. Quando lo scarafaggio ripiega la zampa centrale, la vespa non può esplorare la superficie con i suoi peli sensoriali per trovare il punto ideale per l’uovo. Prendendo il controllo del circuito neurale che causa l’estensione della zampa centrale, la vespa gioiello supera l’ultima difesa dell’ospite per trasformarsi in uno zombie. Senza l’estensione della zampa, l’uovo non si schiuderebbe e la vespa gioiello eviterebbe di diventare un ospite vivente per ciò che alla fine la ucciderebbe.
Alcune blatte si comportano passivamente di fronte a una vespa gioiello, permettendo alle tre punture di verificarsi senza problemi, assicurando l’estensione della zampa centrale e la deposizione dell’uovo. Altre, invece, scelgono di affrontare la vespa gioiello, facilitandone così la sopravvivenza, anche se vengono punse per prime due volte. Alcune blatte mantengono una capacità di reazione sufficiente a stimoli pericolosi, tanto da non solo tenere la zampa centrale ripiegata, ma anche da respingere la vespa gioiello, costringendola infine ad allontanarsi in cerca di un bersaglio più docile.
Il popolo americano è stato punto due volte dal parassitoide sionista. Ma finora siamo riusciti a evitare la terza, fatale puntura. Lo ha dimostrato quando l’amministrazione Trump ha resistito alle pressioni dell’Israele sionista per attaccare l’Iran.
Ora dobbiamo iniziare a reagire contro il parassitoide sionista, scacciandolo dal nostro corpo, impedendogli quella terza, fatale puntura e negandogli la possibilità di far sì che l’uovo dell’AIPAC prenda il controllo del nostro corpo americano.

Una vespa gioiello appena nata emerge dal cadavere del suo ospite, uno scarafaggio americano

Di recente ho scritto sul mio account X che “l’AIPAC è un agente straniero non registrato la cui continua esistenza rappresenta una minaccia esistenziale per la sopravvivenza dell’America”.
Questa è un’affermazione quanto mai vera e una vivida descrizione della minaccia che si possa fare.
“Gli americani”, ho concluso, “devono svegliarsi e agire prima che sia troppo tardi”.
Il parassitoide sionista ha già sferrato due punture mortali che hanno infettato la nostra nazione con il veleno GABA-Olocausto e che ci ha portato a distruggere le stesse difese della libertà di parola e del giusto processo su cui facciamo affidamento per sopravvivere come democrazia libera e sovrana.
L’uovo dell’AIPAC è in attesa di essere inserito e poi di consumare ogni nozione di un popolo libero e indipendente che aspira alla promessa e alla visione dei nostri padri fondatori.
Dobbiamo cominciare a rilassarci.
L’AIPAC è fatale per l’America.
E il parassitoide sionista è un nemico del popolo americano.
E per parassitoide sionista intendo lo Stato di Israele.
Questo non è un luogo comune antisemita.
Questo è un invito all’azione rivolto a tutti i patrioti americani, ovunque essi si trovino, per salvare la nostra grande nazione.
Non diventate degli zombie sionisti.
Reagisci.
Rendiamo l’America di nuovo grande.
Prima che sia troppo tardi.

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80 ANNI DI DAZI AMERICANI NEL MONDO.

Sono circa 80 anni che gli americani squassano il mondo esportando la loro democrazia applicando dazi pesantissimi. Poi lamentano di avere un pesantissimo debito pubblico…circa 40mila miliardi di dollari.
Gli americani non sono un popolo ma sono una melting pot di razze senza storia, senza identità, senza onore e senza dignità.

La condanna dell’Italia è iniziata con la firma dell’armistizio di Cassibile, il 3 settembre 1943. Da allora l’Italia continua a pagare dazio agli americani.
Aldo Rossi

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ISRAELE E LA GRANDE MENZOGNA DELLA TERRA PROMESSA.

LA LUCIDISSIMA ANALISI DI PIERGIORGIO ODIFREDDI

L’EVOLUZIONE DEL TERRITORIO EBRAICO A SPESE DEL TERRITORIO PALESTINESE
DALL’ANNO 1946 ALL’ANNO 2000.
LA TERRA DI PALESTINA GLIELA HA PROMESSA…IL LORO DIO…!
SELF EXPLAINING

Aldo Rossi

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30 MARZO 2025 RITORNA QUELLA NEFANDEZZA CHIAMATA “ORA LEGALE”.

Ci dicono che in un anno risparmiamo circa 100 milioni di euro di corrente elettrica ma omettono, subdolamente, di dire che spendiamo circa 500 milioni di euro in più in farmaci per correggere gli ineludibili scompensi che l’adozione dell’ora legale induce sui ritmi circadiani delle persone. L’ora legale è adottata solo nell’avido occidente per sfruttare al meglio la produttività dei suoi schiavi. In Asia e in Africa, invece, la gente vive secondo i ritmi naturali del cielo sotto cui sono nati e non adottano infatti…l’ora legale.
RINNOVO IL MIO PIÙ SENTITO “VAFFANCULO ARCOBALENO” A TUTTI I SOSTENITORI DI QUESTO CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ.
Aldo Rossi

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L’AERONAUTICA MILITARE ITALIANA COMPIE OGGI 102 ANNI. 28 MARZO 1923 – 28 MARZO 2025.

BUON COMPLEANNO AERONAUTICA MILITARE…!
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IL MANIFESTO DI VENTOTENE – LA REALTÀ DIETRO LA FANTASIA…L’ESALTAZIONE DELLA FALSA EUROPA MASSONICA E MONDIALISTA.

ALTIERO SPINELLI

CESARE SACCHETTI – “LA CRUNA dell’AGO21 marzo 2025.

ALTIERO SPINELLI

Alcuni ancora sono sgomenti, e non si fa fatica a capire le loro ragioni.
L’ultima uscita di Benigni sulla TV pubblica (?) è stata un vero e proprio monumento al servilismo nei riguardi di tutti quei poteri e istituzioni che hanno ridotto in tali pietose condizioni l’Italia e l’Europa.
Si è iniziato, ovviamente, con il bacio della pantofola nei riguardi di Sergio Mattarella, l’inquilino del Quirinale così amante dei circoli del mondialismo come la Trilaterale, e del suo fraterno amico di Santa Marta, papa Francesco, il pontefice dei migranti, dei massoni, delle femministe, dei trans ma non certamente dei cattolici da lui profondamente disprezzati.
Il comico che aveva iniziato la sua carriera molti anni addietro cercando di scoprire le sottane di Raffaella Carrà è oggi ridotto a portavoce dell’establishment liberale, tanto da spingersi persino nel campo del ridicolo quando è arrivato a dire che l’Unione europea sarebbe la massima (sic) espressione culturale partorita nella storia dell’uomo da 5000 anni a questa parte.
Si è nel paradosso, nel lazzo, nello scherzo o forse nella parossistica difesa di un marcio apparato dal quale dipende l’esistenza in vita di tutta una triste e trista umanità che senza questo status quo difficilmente avrebbe fatto mai carriera, considerata la sua mediocrità umana e intellettuale.
Sabato scorso c’era stato già un anticipo di questa difesa del fortino quando una piazza semi-vuota, quella del Popolo a Roma, era stata riempita, si fa per dire, da alcuni pullman di malcapitati anziani che sembrano essere stati presi direttamente dalle fila del pubblico di Forum, perché ormai l’Euroregime non riesce a fare di meglio che chiamare a raccolta comparse e figuranti prelevati direttamente dal teatro 5 di Cinecittà.
Anche lì c’era stata un’altra esibizione di servilismo, quando si sono visti personaggi come Jovanotti, che da giovane vestiva i panni del pacifista con la camicia a fiori, Carlo Calenda, il sommo vuoto cosmico, Claudio Amendola, e Antonio Albanese, soltanto per citarne alcuni.
La piazza che vuole difendere l’Unione europea è stata “popolata” e benedetta da personaggi che appartengono più che altro allo show business, a dimostrazione di come ormai il cosiddetto mondo dello spettacolo non sia altro che una protesi dei vari potentati finanziari e circoli transnazionali che mettono su piazza le loro cosiddette “doti artistiche” nel tentativo di preservare lo status quo di questi apparati in cambio ovviamente della solita mancia sotto forma di conduzione di programmi televisivi, di una parte in una qualche scadente fiction oppure una qualche pubblicità.
Gli uomini del mondo dello spettacolo sono semplicemente perfetti per le massonerie perché la loro assoluta mancanza di valori e il loro narcisismo patologico li portano a servire qualsiasi causa, anche la più abietta, pur di rimpinguare il loro ego e ovviamente il loro conto in banca.
Hollywood è forse la prova più lampante della amoralità che abita in questo mondo, e le succursali italiane di questo ambiente non ne sono altro che il piccolo e squallido riflesso.
Sta però tornando di attualità un vecchio cavallo di battaglia di queste élite che non possono fare proprio a meno periodicamente di evocarlo forse per provare a convincere le masse, ormai sature, che le loro pene non sono state in vano.

La “santificazione” di Spinelli e del manifesto di Ventotene

Il giullare toscano stesso l’altra sera lo ha nuovamente evocato nel corso del suo comizio, e non si tratta altro che del cosiddetto manifesto di Ventotene, che ormai è diventato una sorta di “bibbia” laica di tutti i vari massoni, europeisti e tecnocrati che ogni qual volta che c’è da rispolverare il cosiddetto “sogno europeo” ritirano fuori dal cassetto appunto l’impolverato manifesto.
Iniziò tutto al principio della seconda guerra mondiale, nel 1941, quando sull’isola di Ventotene, Altiero Spinelli redige assieme agli altri due compagni di confino, il giornalista Ernesto Rossi, e il filosofo Eugenio Colorni, il documento che viene considerato alla base della moderna Unione europea.
Erano gli ultimi anni del fascismo, che spesso mandava i dissidenti o in prigione o al confino, e Spinelli, già giovane militante del partito comunista, aveva fatto entrambe le esperienze, poiché prima di approdare nell’isola al largo delle coste laziali, era stato in diverse carceri italiane, quali quelle di Lucca, Viterbo e Civitavecchia.

Spinelli durante il suo periodo al confino a Ventotene

Spinelli si avvicina nei suoi anni giovanili alla filosofia marxista con dispiacere del padre che avrebbe invece voluto che seguisse i passi paterni con l’appartenenza al partito socialista, anche se sul finire degli anni’30, l’attivista inizia anche a manifestare una certa eterodossia dal comunismo, tanto da arrivare a dire che il partito ormai più che esprimere la volontà di una dittatura del proletariato esprimeva più che altro quella della dittatura del partito.
Altiero così si guadagna l’etichetta di “trotzkista” e viene espulso dal PCI che ormai lo considerava un reietto, troppo distante dalla “purezza” marxista, ma questo suo allontanamento lo porta, se possibile, ad assumere una posizione negli anni a seguire ancora più ipocrita di quella dello stesso partito da lui fustigato per la sua troppo vicinanza al liberalismo.
Spinelli infatti nel suo manifesto parte dalle premesse, errate, che gli Stati “totalitari” del’900, su tutti ovviamente il tanto vituperato fascismo, avessero scavato un profondo solco tra le istanze del proletariato e quelle del capitalismo che, a suo dire, era divenuta la vera forza dominante del ventennio fascista.
Il dissidente comunista si esprime così al riguardo.
“Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti, e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo col tagliare le cedole dei loro titoli, dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori, dei plutocrati, che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici, per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse dalle possibilità di godere i frutti delle moderna cultura.”
E’ una sorta di inversione delle cause e degli effetti.
Qualsiasi storico ed economista degno di tale nome non può non riconoscere che era nell’Italia liberale pre-fascista di inizio 900 che vigeva la situazione descritta da Spinelli, ovvero quella nella quale una oligarchia locale, composta in larga parte da adepti delle logge, deteneva in larga parte le redini dell’economia nazionale e aveva persino rimesso a essa stessa il potere di creare moneta, all’epoca nelle mani delle banche private e non della banca d’Italia.
Il fascismo mette fine a tale paradigma e consegna lo scettro del potere economico e la facoltà di creare moneta solo e soltanto allo Stato attraverso la nazionalizzazione della banca d’Italia.
Le distanze socio-economiche si riducono, lo Stato da passivo spettatore dei processi economici diviene attivo attore e nasce così lo Stato imprenditore, vera e propria base del futuro miracolo economico del dopoguerra e imprescindibile baluardo della esplosione industriale dell’Italia, divenuta quarta potenza mondiale in tale settore.
Spinelli però vedeva la realtà con l’ideologia deformata di un marxismo internazionalista tanto che questa sua falsa premessa lo porta ad una conclusione persino più falsa, quella di individuare il nemico da abbattere negli Stati nazionali, nella loro cultura, nella loro identità etnica e soprattutto nella loro sovranità.
L’ideologo di Ventotene che demonizza il fascismo definendolo un totalitarismo arriva così a scrivere l’apologia di un altro vero totalitarismo, quello mondialista, nel quale la sovranità passa dalle mani dello Stato a quella di un’entità sovranazionale che di certo non migliora le condizioni delle masse, ma le aggrava enormemente.
A distanza di 84 anni, chi può dire infatti in tutta sincerità che il mondialismo è un fenomeno che ha giovato agli operai e alle classi sociali meno abbienti?
Chi può dire, sempre in tutta sincerità, che tale disegno di spoliazione della sovranità nazionale non abbia finito invece per soddisfare i desideri e le aspirazioni di quelle strutture di potere transnazionale rappresentate della finanza askenazita angloamericana che hanno concentrato nelle loro mani un’abnorme quantità di potere da quando lo Stato nazionale è stato messo al bando?
Le oligarchie odiano lo Stato nazionale perché esso è una vera propria diga che impedisce la concentrazione del potere nelle loro mani e impedisce al capitale di fare il bello e il cattivo tempo perché, a guardia dei processi economici, c’è una entità giuridica e politica che difende gli interessi economici e politici della nazione.
Spinelli fa il favore più grande che si potesse fare a coloro che aspiravano e aspirano a costruire una entità globale mondiale perorando la causa che il nemico del proletariato fosse la patria, quando il nemico più grande delle masse erano e sono invece proprio uomini come l’antifascista di Ventotene, ormai divenuto santo laico dei vari europeisti di questa ultima disgraziata generazione.
Considerate le premesse, l’Unione europea non poteva pertanto nascere come una organizzazione ispirata alla vere radici cristiane dell’Europa e come un’organizzazione che volesse comunque salvaguardare le prerogative degli Stati nazionali, dato che il suo scopo era quello di distruggere sia le prime che le seconde.

Il movimento federalista europeo finanziato dalla fondazione Rockefeller

Spinelli finita la guerra prosegue la sua guerra alla vera Europa cristiana, dopo aver fondato nel 1943 il suo Movimento Federalista europeo, al quale, come hanno rivelato documenti declassificati del dipartimento di Stato americano, arrivavano ingenti fondi da parte dell’ACUE, acronimo che identifica quell’organismo chiamato comitato americano per una Europa unita.
Dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti diventano a tutti gli effetti i garanti della governance mondiale che uomini come Spinelli vogliono costruire, e allora si premurano di creare comitati e organismi di vario tipo per far arrivare larghe quantità di fondi tutti a favore del progetto di integrazione europeo, che aveva e ha come scopo quello di mettere fine alle sovranità nazionali e favorire la nascita di un superstato europeo, parte integrante del governo unico mondiale che tali poteri vorrebbero creare.
A dirigere l’ACUE c’erano personaggi come il generale William Donovan,  direttore dell’OSS, il precursore della CIA, che sin dai primi istanti si incarica di supervisionare e incoraggiare tutti quei movimenti dall’altra parte dell’Atlantico che si propongono di mettere fine alle sovranità degli Stati europei.
A sua volta questo comitato diretto dagli ambienti dell’intelligence americana riceveva i suoi fondi in larga parte dalla fondazione Rockefeller, massima espressione della finanza anglosionista americana, e quindi l’uomo che dichiarava di voler riscattare le sorti della masse attraverso la fine degli Stati era lo stesso che riceveva i fondi da quei poteri che per primi sfruttavano e sfruttano gli operai e la classe lavoratrice e che erano ovviamente i primi beneficiari della liquidazione delle nazioni.

La famiglia Rockefeller, finanziatrice del federalismo europeo di Spinelli.

La donna che probabilmente ha introdotto il dissidente antifascista a questi potenti ambienti è stata sua moglie Ursula Hirschmann, un personaggio del quale si parla poco nelle varie agiografie spinelliane nonostante abbia avuto un ruolo chiave nella concezione del manifesto di Ventotene.
Ursula veniva infatti da una importante famiglia ebraica molto vicina proprio ai citati Rockefeller.

Ursula Hirschmann

Suo fratello, Albert, è stato membro della Rockefeller Foundation dal 1941 al 1943, per poi passare ai servizi segreti americani dell’OSS, il quale, come si è visto, aveva la funzione di favorire la nascita dell’Unione europea.
La Hirschmann è stata sposata poi anche con l’altro estensore del manifesto di Ventotene, Eugenio Colorni, ed è stata sempre lei a diffondere il documento una volta tornata dall’isola laziale.
Sin dai suoi primi vagiti, si può vedere chiaramente come l’infante europeista sia stato cullato e allattato dagli ambienti sionisti ed ebraici che avevano tutto l’interesse a costruire una falsa Europa liberal-progressista, multiculturale e multietnica per cancellare qualsiasi traccia dell’altra Europa, quella vera, quella cristiana e romana.
Non poteva mancare poi nel percorso del federalista europeo l’iniziazione alla massoneria, anche se non è esattamente chiaro in quale anno Spinelli sia entrato nella libera muratoria, forse già prima della seconda guerra mondiale, a giudicare dalle sue entrature, ma sembra pacificamente riconosciuto il fatto che il politico comunista fosse un massone.
La parabola di Ventotene sbocca dritta, come si può vedere, nel cuore della finanza ebraica mondiale di New York e in quello delle logge massoniche, ben lontano dal proletariato del quale Spinelli cianciava.
Il massone Spinelli non ha fatto altro quindi che prendere sulle sue spalle l’eredità di altri personaggi che avevano già iniziato l’opera prima di lui come il conte Kalergi, anch’egli massone e anch’egli finanziato dai potenti banchieri askenaziti, come i Rothschild e i Warburg che gli avevano chiesto di perorare la causa degli Stati Uniti d’Europa per poter cancellare le nazioni, la loro eredità storica e culturale, e assicurare così il dominio della finanza mondiale che ripudia le patrie e soprattutto il loro retaggio cristiano.
Il politico un tempo finito al confino diventa così un altro dei vari agenti di questa falsa Europa e la sua successiva carriera a Bruxelles assieme a Robert Schuman, altro massone di alto rango, e la fondazione dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) nel 1965 a Roma sotto il patrocinio di Gianni Agnelli, membro del gruppo Bilderberg, come Spinelli, e del Club di Roma, sono il diretto risultato di un percorso al servizio del gotha del mondialismo che voleva disfarsi ad ogni costo delle sovranità nazionali.
Lo IAI in particolar modo può considerarsi una diretta emanazione del think tank britannico Royal Institute of International Affairs, RIIA, a sua volta un derivato della Round Table governata dalla famiglia Rothschild.
I vari satelliti del RIIA, come il CFR negli Stati Uniti e lo IAI in Italia hanno la funzione di eseguire le direttive che vengono trasmesse da Londra e ognuno di questi istituti si fa, ovviamente, portavoce della causa della difesa dell’ordine Euro-Atlantico e dell’anglosfera che ha esautorato dei suoi poteri lo Stato-nazione.
Tali gruppi si possono considerare come delle quinte colonne attive nei vari Paesi per erodere dall’interno la sovranità nazionale e consegnarla nelle mani dei soliti finanzieri e massoni internazionali di alto rango.
Nel cammino di Spinelli e della falsa Europa si incontrano costantemente quindi tutti gli elementi nemici della società cristiana.
Ci sono le massonerie, la finanza ebraica, i vari istituti etero diretti dai Rockefeller e dai Rothschild e sotto di essi un magma di politici agenti della sovversione che si adoperano per distruggere le entità nazionali in attesa del dio-uno del quale parla il massone di Bernardo, una sorta di tiranno molto simile all’Anticristo delle Sacre Scritture.
E’ per tale ragione che oggi si fa i conti con i disgraziatissimi figli di questa filosofia.

Il deserto globalizzato del mondo spinelliano

Sono i campioni del cosiddetto meticciato, della società aperta che vuole disfarsi del patriarcato e della famiglia naturale, per poter così lasciare spazio ad una società liquida, simile ad una comune nella quale tutto è collettivo, e i figli non appartengono più ai loro genitori, ma ai vari pederasti di turno che vogliono abusarli, e su questo basti vedere l’esperienza del Forteto così tanto esaltata dall’Ulivo e dal suo succedaneo del partito democratico.
Spinelli affermava che la fine dello Stato nazionale e l’avvento dell’internazionalismo avrebbero aperto la porta ad ogni sorta di dottrina politica, e che la democrazia sarebbe stata la vera bussola politica di tale sistema politico, ma ci si chiede, in tutta onestà, se davvero le masse ne abbiano tratto qualche beneficio.
I popoli si sono visti travolti dalle immigrazioni incontrollate, buttati fuori dal mercato del lavoro, e sostituiti da questa manodopera di semi-schiavi a buon mercato, per la gioia di organizzazioni come Confindustria.
La perdita della sovranità monetaria ha trasformato lo Stato in un mendicante della finanza, costretto a bussare alle porte delle banche private e dei prestiti truffa del PNRR, che altro non sono che i contributi versati dall’Italia a Bruxelles e rigirati in prestito dall’UE a Roma per costruire cantieri fermi e inutili.
Nemmeno la salute è più assicurata ai cittadini del decadente mondo globalizzato spinelliano, perché la classe politica è in pratica il venditore porta a porta delle case farmaceutiche che ha obbligato le masse a sottoporsi ad un letale siero sperimentale che sta mietendo migliaia di vittime.
Il passaggio dallo Stato nazionale fascista a quello liberal-progressista internazionale si comprende ancora meglio in questa involuzione.
Non c’è più una classe dirigente che abbia a cuore gli interessi del Paese, ma ce n’è una composta da una spelonca di inguaribili banditi pronti a spolpare le viscere della nazione pur di compiacere il padrone che abita al di fuori dei confini nazionali.
La democrazia liberale ha schiavizzato l’Italia e l’Europa perché essa non è stata fatta certo per la gioia delle masse, ma per quella di coloro che custodiscono i cordoni della borsa, aperti soltanto per quei “politici” che eseguono le direttive che piovono da Londra e Bruxelles.
Alla fine, il “paradiso” democratico ha portato alla vera dittatura di una parassitaria élite mentre invece il tanto vilipeso fascismo aveva consentito, almeno fino alla sciagurata decisione di allearsi con il nazismo, ad un operaio o ad un panettiere di sfamare da solo famiglie di sette o otto persone.
Ecco la “lezione” del federalismo europeo.
Laddove è passata Ventotene non è più cresciuta l’erba e sarebbe ora di mettere definitivamente al bando la figura di Spinelli, che altro non era che un agente della libera muratoria e della famiglia Rockefeller che in nome di una falsa pace ha portato nel cuore dei Paesi europei dove c’era vera prosperità e crescita soltanto fame, miseria, malattia e disperazione.
Il manifesto di Ventotene non appartiene alla storia d’Italia e dei suoi valori cristiani.
Il tentativo di rievocarlo da parte della classe politica italiana dà soltanto la misura di quanto sia attaccata alla greppia questo spregevole ammasso di ladri e traditori.
Ventotene appartiene alla massoneria e al suo satanico progetto di distruggere le patrie per instaurare la sua dittatura.
L’Europa del futuro non è quella di Spinelli.
E’ quella di San Tommaso, Dante, Giulio Cesare e Sant’Agostino.
E’ quella delle radici greco – latine e cristiane dell’Italia.

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