16 LUGLIO 2026 – CROLLO AL TRIBUNALE DI BOLZANO.

Alla cortese attenzione di CHRISTIAN BIANCHI Assessore Provinciale alle Opere Pubbliche della Provincia Autonoma di Bolzano.

Dopo avere attentamente visionato la presentazione in merito a quanto accaduto al Tribunale di Bolzano e da lei posta sul suo profilo FaceBook vorrei solo ribadire che io mi sono limitato a commentare…”Nessun cenno da parte sua a una eventuale ipotesi di un evento doloso? Il suo è stato un intervento pietosamente incompleto e fuorviante”.
Di seguito la sua nota di riscontro: “Se lei ha sospetti di un evento doloso, ci dia gli elementi che ha, perché in questo momento né noi né chi conduce le indagini ha alcun elemento che possa confermare la sua ipotesi”.
Se avessi potuto disporre di evidenze probatorie in merito a quanto da me scritto, mi sarei già rivolto direttamente alla Magistratura competente.
All’Assessore Christian Bianchi dico solamente che personalmente sono più che sicuro che lei sia una persona onesta, capace e competente e non mi permetterei mai di lanciare invettive e accuse contro nessuno. Le mie sono solo personali osservazioni e riflessioni per comprendere le quali occorre, però, ripercorrere almeno per sommi capi, oltre un secolo di Storia italiana “armati” di un onesto, realistico e puntuale senso critico.
– 1915 l’Italia entra nella Prima Guerra Mondiale, contro l’Impero Austroungarico.
– 1918 l’Italia risulta essere fra le Potenze vincitrici della guerra.
– 1919 Il Trattato di pace di Saint Germain assegna all’Italia…l’Alto Adige e il Trentino.
– 1922-1945 il Regime Fascista controlla l’Italia e si impegna anche in una diffusa e incisiva azione di “italianizzazione” dell’Alto Adige.
– 1946 l’Accordo De Gasperi-Grüber firmato a Parigi conferma la sovranità italiana sull’Alto Adige.
– 1948 nasce il primo Statuto di Autonomia per il Trentino Alto Adige
– 1959 la questione altoatesina viene portata anche in sede ONU al fine di trovare una soluzione alle divergenze esistenti in merito all’applicazione del Accordo di Parigi De Gasperi-Gruber ma, purtroppo, il problema si è poi trascinato anche negli anni seguenti.
– 1960 sono gli anni che conobbero l’acme del lugubre e nefasto terrorismo secessionista altoatesino. Negli anni ’60 in Alto Adige, infatti, vi furono ben 361 attentati dinamitardi con 31 morti e 57 feriti fra i militari e i civili Italiani, caduti vittime del terrorismo altoatesino.
– 1966 attentato di Malga Sasso.
– 1967 strage di Cima Vallona.
Dopo questa cruda e sommaria rappresentazione della realtà storica e politico-sociale del Trentino Alto Adige è doveroso introdurre, quale oggetto specifico di questa mia nota, anche la delicatissima problematica relativa al corpo paramilitare degli SCHÜTZEN  che sono sparsi su tutto il territorio delle due Province Autonome di Trento e di Bolzano.
Da evidenziare e stigmatizzare fermamente il fatto che ogni Schütze dispone di una CARABINA MAUSER 98K arma già in dotazione ai militari tedeschi della Vermacht e alle S.S. di Adolf Hitler. Oggi gli Schützen sono organizzati in circa 400 Compagnie che, di folcroristico, non hanno proprio nulla. Sono migliaia di uomini armati ognuno dotato ribadisco, con la micidiale carabina Mauser 98K che rappresenta uno dei simboli dell’oppressione nell’Europa del secolo scorso.
– 2010 Eva Klotz è stata accusata di vilipendio alla Bandiera italiana e condannata in prima istanza.
– 2015 l’8 e il 9 agosto gli Schützen hanno posizionato, in territorio Italiano, lungo il vecchio confine austroungarico, ben 74 grandi croci in acciaio Cor-ten. I politici italiani non hanno inteso fare nulla non hanno visto, non hanno sentito e non hanno parlato! Nei giorni 8 e 9 agosto 2015, con l’Italia in piena ipnosi ludico-vacanziera, questi “signori”, hanno posizionato sulle montagne italiane, lungo tutto il vecchio confine austroungarico, ben 74 croci in acciaio cor-ten ad altissima resistenza, a ricordo NON di tutti i caduti della Grande Guerra, ma solo a ricordo dei LORO caduti. I giorni prescelti sono stati il frutto di un’azione mirata che ha anche potuto fruire di un silenzio mediatico pressoché totale. La verità è che con l’apposizione di quelle croci, ribadisco sul suolo italiano, lungo tutti i 400 km del vecchio confine austroungarico, gli Schützen hanno voluto marcare il territorio così come solitamente fanno gli animali. E’ bene ribadire che quelle croci NON sono state poste a ricordo di tutti i caduti, come qualche infido ciarlatano vorrebbe farci credere, ma ricordano solo i loro caduti (vedasi targa su ogni croce). Su quelle croci, infatti, è stato scritto in modo inequivocabile e in ben quattro lingue: “IN RICORDO DEI NOSTRI STANDSCHÜTZEN TIROLESI“.
Come riportava Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera 23 maggio 2015, anche lo storico di lingua tedesca Leopold Steurer, ebbe a dire tempo fa che “Il presente degli Schützen è il loro passato mai rielaborato criticamente. I legami col nazismo mai rinnegati e sempre taciuti“. Sempre Steurer fu durissimo con coloro che rifondarono le compagnie nel secondo dopoguerra: “La maggior parte di quella generazione aveva combattuto da volontario nell’esercito hitleriano. Erano tutti pluridecorati con croce di ferro di prima e di seconda classe” e rincarando ancora la dose, aggiunse anche: “Per tutti gli anni ’80 gli Schützen sono stati in prima fila nei raduni neonazisti“. Le compagnie Schützen sono, quindi, delle vere e proprie pericolose bande armate filo-austriache, con evidenti simpatie filo-naziste e finanziate, lautamente, anche con soldi pubblici italiani. Questi “signori” affermano spudoratamente che: “Noi Schützen vogliamo solo il bene della nostra Heimat  (Patria). La Nostra Patria è quella austriaca“. Il totale rifiuto dell’identità italiana non agevola certo la riconciliazione e i tentativi di ricucire ferite, ancora aperte, a distanza di oltre 100 anni. Austriaci per opportunità e Italiani per convenienza…? Questo chiedetelo ai “politici” di governo che si sono susseguiti negli ultimi decenni e che sono stati disposti a tutto pur di recuperare, in Parlamento, anche qualche voto sudtirolese, al meschino, lugubre e sgangherato scenario politico italiano. Il silenzio di tutti coloro che avrebbero dovuto intervenire per impedire di fare posizionare quelle 74 croci sulle nostre montagne è, quindi, un silenzio intriso di funesta complicità.
– 2015 al fine di evitare il posizionamento delle suddette croci è stata rivolta anche una PETIZIONE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA.
– 2016 il 9 luglio al Sacrario di Costa Violina (Rovereto), nell’ambito delle commemorazioni per il centenario della morte di Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa è stata tolta dal pennone e trafugata, nottetempo, la Bandiera Italiana e sostituita con la bandiera austriaca. 
– 2016 nelle zone turistiche più frequentate dell’Alto Adige vengono posizionati dei grandi cartelli con indicazioni geografiche dedicate che riportano anche l’inequivocabile dicitura “SÜD TIROL IST NICHT ITALIEN” ovvero L’ALTO ADIGE NON È ITALIA. Siamo sempre in territorio italiano…!

SÜD TIROL IST NICHT ITALIEN

– 2026 crollo di una porzione del palazzo del Tribunale di Bolzano. Sulla parte alta della facciata principale è riportata la scritta: Pro italico imperio virtute iustitia hierarchia unguibus et rostris” – “Virtù, giustizia e gerarchia a difesa dell’impero italiano con i denti e con le unghie”. 

UNO SPIRAGLIO DI LUCE SULL’ORMAI ANNOSA QUESTIONE ALTOATESINA…?

Egregio Assessore Christian Bianchi…devo aggiungere ancora qualcosa per spiegare la mia perplessità in merito al crollo del Tribunale di Bolzano? Gli Altoatesini di lingua tedesca non hanno mai accettato di appartenere all’Italia e questo è palesemente dimostrato nei fatti. A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.
I 650mila Caduti Italiani sul fronte della Grande Guerra non chiedono vendetta, chiedono solo che sia riconosciuto il loro sacrificio.
Per carità di patria…mi fermo qui.
Aldo Rossi

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AM## LA TRAGEDIA DI USTICA 46 ANNI DOPO…ANCORA QUALCHE RIFLESSIONE.

Sono passati 46 anni da quel tristissimo evento. Attorno a quel caso è stato sollevato un tale polverone nel quale, anche per chi è del mestiere, è molto, molto difficile muoversi e orientarsi. Anche il drammatico caso Ustica è stato definitivamente ormeggiato nell’affollato porto delle nebbie italiano…?
ll 27 giugno 1980 alle ore 20.59, si consumava nei cieli d’Italia, una delle tragedie più angoscianti e più misteriose che, la storia del nostro Paese, abbia mai conosciuto. 
Il volo Itavia IH 870  da Bologna a Palermo, aereo DC9  I-TIGI, precipitava in mare a circa 100 Km a nord  dell’isola di Ustica. Alle 81 vittime di quella sciagura aerea  e ai loro familiari rivolgiamo ancora un rispettoso e deferente omaggio. Molto è stato scritto in merito a questo gravissimo incidente aereo ma, purtroppo, la verità non è mai emersa.
Il lettore si chiederà perché mi permetto di rievocare ed esprimere le mie considerazioni e le mie impressioni su quei tragici accadimenti. Ebbene, il giorno 27 giugno 1980 anch’io ero in volo ai comandi di un altro aereo DC9 ItaviaSolo qualche ora prima, infatti, in rotta  quasi opposta a quella dell’aereo caduto ho attraversato la stessa porzione di spazio aereo ma nulla faceva presagire l’imminente tragedia. Il Destino, cinico e baro, non si limita a colpire alle spalle ma, talvolta,  si prende anche gioco di noi. Il giorno precedente, infatti, avevo effettuato ben due voli con il DC9 Itavia  I-TIGI poi precipitato in mare il giorno seguente. Il secondo motivo per cui mi ritengo qualificato a esprimere le mie riflessioni su  questo incidente, deriva dal fatto che per circa dieci anni, fino agli inizi del 1979, ho operato come pilota militare su velivoli Caccia Intercettori F104S. Sono, infatti, stato in forza al 22° Gruppo  del 51° Stormo Caccia di stanza all’aeroporto di Istrana (Treviso) e conosco perfettamente le dinamiche del  volo operativo di un aereo Caccia Intercettore e posso, quindi, parlarne con cognizione di causa.
È per me un atto doveroso ricordare ancora una volta quelle 81 vittime che, probabilmente, non avranno mai giustizia. Credetemi non so più cosa pensare in merito a quell’evento. Se quell’aereo fosse stato realmente abbattuto in volo per errore, personalmente non sentirei di escludere un’eventuale diretta responsabilità degli Americani abituati, da sempre, a fare ciò che vogliono in tutti i cieli del mondo. Gli Americani sono falsi per vocazione e bugiardi per definizione. Da un’attenta analisi di taluni eventi che si sono verificati dopo la fine della seconda guerra mondiale, il lettore potrà trovare conferma di queste mie “sentite” affermazioni. Le menzogne relative agli accadimenti nel Golfo del Tonchino che hanno dato l’innesco alla guerra in Vietnam; gli inesistenti arsenali di armi chimiche nell’Iraq di Saddam Hussein che hanno innescato la polveriera mediorientale…sono solo i due esempi più eclatanti.
Per quanto riguarda, invece, l’Aeronautica Militare Italiana, mi sento di avanzare l’ipotesi che sia stata obbligata al silenzio per una cogente e ineludibile “Ragione di Stato”. Pensate solo al fatto di dovere ammettere (nel 1980!) che un aereo del blocco Nato, aveva abbattuto per errore, un aereo civile nei cieli italiani…! La mia è solo un’ipotesi ma, dopo quasi mezzo secolo, non mi sento di escludere più nulla.
Scusate, è solo il mio pensiero.
Aldo Rossi

Ciò che avevo scritto in passato, in merito a questo evento.

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IL DC9 ITAVIA I-TIGI CADUTO IN MARE PRESSO L’ISOLA DI USTICA IL 27 GIUGNO 1980
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EQUIPAGGIO TITOLARE DEL VOLO ITAVIA IH 870 BOLOGNA-PALERMO DEL 27 GIUGNO 1980
A SX GLI ASSISTENTI DI VOLO PAOLO MORICI E ROSA DE DOMINICIS
A DX IL COMANDANTE DOMENICO GATTI E IL PRIMO UFFICIALE ENZO FONTANA
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IN RICORDO DELLE 81 VITTIME DELLA TRAGEDIA DI USTICA DEL 27 GIUGNO 1980

27.7.2026 PARAGRAFO AGGIUNTO…RIPRESO DA FACEBOOK Parla il Generale Tricarico già capo di Stato Maggiore dell’aeronautica militare e il Prof. Gregory Alegi.

Ustica, il generale Tricarico: “La politica ha avuto un ruolo decisivo nel mantenere in vita una narrazione smentita dai processi”
A quarantasei anni dalla tragedia di Ustica, il dibattito resta acceso. Secondo il generale Leonardo Tricarico, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, il principale ostacolo alla piena ricostruzione della vicenda non sarebbe soltanto giudiziario, ma soprattutto politico. “Una parte politica ben identificata – ha affermato – ha contribuito a sostenere una ricostruzione mistificata e falsa, continuando ad alimentare l’ipotesi del missile o del coinvolgimento di Stati stranieri, nonostante il processo penale abbia escluso quella dinamica. Questo ha impedito di fare piena chiarezza su una tragedia nella quale morirono 81 persone“..
L’ex Capo di Stato Maggiore ha ricordato un episodio risalente ai primi anni Duemila, quando, durante un pranzo istituzionale al quale erano presenti, tra gli altri, Prodi, il sottosegretario Enrico Letta, il ministro della Difesa e il Capo di Stato Maggiore della Difesa, espresse il proprio disappunto per la decisione del Governo di impugnare in Cassazione una sentenza favorevole all’Aeronautica. “Mi sentii offeso perché invece di prendere atto che una parte importante dello Stato era stata riconosciuta innocente, il Governo decise di proseguire il contenzioso”. Tricarico ha inoltre sostenuto che l’Avvocatura dello Stato avrebbe sconsigliato quell’impugnazione, ritenendola priva di prospettive.
Tra i nomi citati anche quello del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, accusato dal generale di contribuire, attraverso dichiarazioni pubbliche e il sostegno economico all’Associazione dei familiari delle vittime di Ustica, al mantenimento di una ricostruzione che considera smentita dalle sentenze penali. “Si utilizzano fondi pubblici per sostenere un’associazione che continua ad alimentare una tesi che la giustizia penale avrebbe escluso”. Secondo Tricarico, il caso Ustica rappresenterebbe anche un esempio di quella che definisce una “mala giustizia”.
A cura di Rosanna Piras
25 luglio 2026

DA UN POST SU FACEBOOK “Non sono una fottutissima pecora” postato il giorno 25.7.2026 alle ore 20.03
Strage di Ustica | Gen. Tricarico: “La politica intralcia la ricerca della verità, Romano Prodi sa ma…”

A 46 anni di distanza la strage di Ustica non è ancora stata chiarita fino in fondo perchè la politica rema contro: le parole del generale Tricarico
Si parla della strage di Ustica a Radio Radio TV ed è stato intervistato il generale Tricarico, già capo di Stato Maggiore. Secondo l’alto ufficiale dell’Aeronautica, la politica ha avuto un ruolo decisivo nella vicenda della strage di Ustica, facendo in modo che, di fatto, non si arrivasse mai alla piena verità.

Nonostante siano passati 46 anni, la questione resta ancora aperta e, secondo Leonardo Tricarico, il principale ostacolo verso la verità è rappresentato proprio da una certa classe politica. «La politica ha avuto un ruolo decisivo per arrivare al punto in cui siamo – le parole del generale in diretta radio –. Dopo 46 anni ancora non conosciamo i responsabili di questa tragedia, è una responsabilità gravissima di cui non c’è sufficiente percezione nel sentire pubblico, ma una parte politica ben identificata, senza che nessuno si sia sottratto a questo disegno, ha contribuito sostenendo una narrazione mistificata, falsa, non smentita nel processo penale, evitando che venga fatta chiarezza perché contribuisce a radicare nel sentire pubblico l’idea che questa tragedia sia stata causata da una battaglia aerea, da qualche Stato straniero».

STRAGE DI USTICA, LE PAROLE DEL GENERALE TRICARICO CONTRO LA POLITICA ITALIANA

Il generale Tricarico ci tiene a precisare che c’è «una classe politica che di fatto intralcia la ricerca della verità e, fra i nomi della politica, possiamo fare quello del presidente Prodi, che potrebbe agevolare un’inversione di tendenza verso la verità se solo si pronunciasse». Stando a quanto sostiene Tricarico, l’ex presidente del Consiglio «conosce benissimo tutto questo, sa benissimo che la sentenza penale ha individuato o escluso una determinata dinamica, però tace». Ma perché, a suo modo di vedere, il presidente Prodi conosce tutto? «Perché io stesso, nelle vesti di capo di Stato Maggiore, in un pranzo riservato dove c’erano lui, il sottosegretario Letta, l’ammiraglio capo di Stato Maggiore della Difesa e il ministro della Difesa, ho lamentato il fatto che il Governo avesse deciso di impugnare la sentenza di secondo grado in Cassazione e mi sentivo offeso, visto che anziché gioire perché un pezzo dello Stato era stato riconosciuto innocente, si riteneva di ricorrere in Cassazione».

E ancora: «Prodi mi ha chiesto scusa, mi ha detto che, essendo appena arrivati al Governo, non si erano abbastanza documentati. Ma questo non dovrebbe essere vero perché, mentre a me diceva così, Prodi con l’altra mano aveva promosso questa azione legale, nonostante fosse stato dissuaso molto caldamente e con molta determinazione dall’Avvocatura dello Stato, che gli diceva di lasciar perdere perché avevamo perso. Possiamo anche parlare del sindaco Lepore di Bologna? Anche lui, in ogni occasione in cui sia stato ritenuto opportuno e funzionale a questa idea, ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sempre nella stessa direzione, ma oggi il sindaco e il presidente della Regione stanno finanziando in maniera cospicua l’associazione dei familiari delle vittime di Ustica per mantenere in vita quella che ritengo una narrazione falsa con denaro pubblico di tutti gli italiani. Ci sono interessi economici? C’è l’impiego di denaro pubblico che viene destinato a finanziare un sodalizio che contribuisce a mantenere in vita una tesi e una pista che la giustizia penale ha giudicato falsa. È possibile tutto questo nel nostro Paese? È un quesito che, un giorno o l’altro, bisognerà porsi. Non c’è più da meravigliarsi di niente, comunque».

STRAGE DI USTICA, LE PAROLE DEL GENERALE TRICARICO SU AMATO

Il generale Tricarico, nel corso dell’intervista a Radio Radio TV, ha parlato anche di Giuliano Amato, raccontando di un pranzo avvenuto all’Eliseo nel 2000: «Giuliano Amato continua ad avere un ruolo importante nel narrare questa tragedia», ricordando che «a quel pranzo all’Eliseo del 2000 io ero in divisa, e non è un dettaglio da poco. Al termine del pranzo Amato disse a Chirac – all’epoca presidente francese – che la tragedia di Ustica era una cosa maledettamente complicata e che c’era una sola certezza: che i generali dell’Aeronautica avevano mentito; il resto era tutto da scoprire. Io ero vicino – ha continuato Tricarico –. L’Accademia mi ha insegnato l’autocontrollo e non è successo nulla, ma siamo andati molto vicini alle mani, a casa dell’ambasciatore, dopo una discussione abbastanza accesa».
E ancora: «Avete visto recentemente quanto si sia speso Amato in una conferenza stampa, dicendo cose assolutamente dimostrate come false. Il fatto che a un giurista, già presidente della Corte costituzionale, sfuggisse il valore di una sentenza penale pronunciata in Cassazione da giudici di grande spessore e che lui facesse in modo che tutto questo non esistesse, dicendo sciocchezze, è qualcosa di cui un giorno qualcuno dovrà pur chiedergli ragione. Noi abbiamo provato a farlo. Quando lui ha reso queste dichiarazioni pubbliche, alla Procura di Roma la nostra presidente, parte offesa, ha chiesto al pubblico ministero di convocare Giuliano Amato e di capire come mai l’11 dicembre 2001, sotto giuramento, avesse detto cose diverse: quindi o aveva mentito sotto giuramento oppure aveva mentito convocando una conferenza stampa e dicendo altre cose, mentendo sapendo di mentire. Questo è il contesto nel quale ci muoviamo per cercare di capire la verità», ha concluso.

Ricordiamo che la strage di Ustica avvenne nel 1980 e causò la morte di 81 persone, 81 vittime innocenti che persero la vita praticamente in un istante. Non si è mai chiarito fino in fondo cosa sia successo, fra la tesi di un conflitto aereo sopra i cieli italiani e quella di un ordigno fatto esplodere sul velivolo. Come fa notare il generale Tricarico, sembrerebbe esservi qualcuno che forse non vuole arrivare alla piena verità, anche se non è ben chiaro il perché: quale oscuro segreto ci sarebbe ancora da tenere nascosto, a quasi cinquant’anni da quei tragici eventi? Qui sotto il video con le parole di Tricarico.

FONTE: https://www.ilsussidiario.net/…/strage-di…/2984842/

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LA “PICCOLA” ALBANIA STA IMPARTENDO AL MONDO UNA GRANDE LEZIONE DI DIGNITÀ, DI IDENTITÀ, DI FIEREZZA, DI CORAGGIO E DI PARTECIPAZIONE.

Dalla piccola Albania una grande lezione di Amore per la propria Terra.
L’ALBANIA NON È IN VENDITA…!

LA BANDIERA DELL’ALBANIA RIPRODOTTA SU UNA DELLE SUE BELLISSIME SPIAGGE


Un grande abbraccio e la mia totale solidarietà all’Albania e a tutta la Comunità albanese costretta alla diaspora.❤❤❤
Aldo Rossi

A seguire il Comunicato Stampa, riportato su Facebook il 16 giugno 2026 dalla Comunità Albanese in Italia.

DOMENICA 21 GIUGNO 2026 ALLE ORE 18.00 APPUNTAMENTO A ROMA

Comunità Albanese in Italia “Besa”
“Comunicato stampa  
In Albania, dal 30 maggio, sono in atto delle accese proteste ambientaliste contro un enorme progetto turistico di lusso legato alla società di investimento di Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump.  
A far esplodere le proteste sono state le immagini diffuse sui social network e dai media internazionali, che mostravano un manifestante trascinato via da agenti di sicurezza privata. 
Il progetto coinvolge l’ex isola militare di Sazan all’ingresso della baia di Valona, spiaggia di Zvërnec e laguna di Vjosa-Narta, aree sensibili di enorme valore ambientale e strategico che il governo Rama ha concesso lo status di investimento strategico.  
Sono pezzi di identità, di natura e sovranità albanese. 
Le proteste di questi giorni nascono dalla paura che il resort di lusso di queste dimensioni possa modificare in modo irreversibile un pezzo di costa ancora relativamente incontaminato e di enorme impatto sociale e ambientale. 
A manifestare sono la società civile, soprattutto giovani e famiglie che non arrivano a fine mese.  
La massiccia mobilitazione del popolo, nota come “rivoluzione dei fenicotteri”, contro il primo ministro Edi Rama, chiede principalmente: trasparenza, immediata sospensione dei lavori di costruzione e porre fine a un modello di governo che viola il patrimonio nazionale e l’interesse pubblico. 
Ora la vicenda è anche giudiziaria. 
La procura speciale anticorruzione SPAK ha aperto un’inchiesta ufficiale sulla provenienza dei capitali, proprietà e aree protette. 
Nessuno è contrario agli investimenti stranieri, ma è doveroso garantire trasparenza. 
E per questo la protesta non è solo contro un resort. È contro un metodo. Contro l’idea che la terra possa essere come un bene privato.  
Contro la sensazione che tutto sia negoziabile, tranne la dignità di chi vive quei luoghi.  
Il popolo è stanco di vedersi privare della giustizia sociale, della corruzione dilagante, della mancanza di futuro e della privazione di ogni diritto.  
Questo è ciò che accade da 35 anni. Oggi basta.
Le proteste hanno spinto anche la Commissione Europea a intervenire, chiedendo all’Albania di allinearsi alle normative ambientali dell’Unione Europea.  
Albania si è ritrovata di nuovo unita dopo 35 anni, le proteste sono quotidiani, sempre alle ore 18:00 davanti alla sede del governo, sostenute anche da decine di manifestazioni dalla diaspora albanese in Italia e nel mondo. 
Il messaggio di migliaia di persone della società civile scesa nelle piazze è chiarissimo:  
Rama dimettiti! 
l’Albania non è in vendita!”
comunita.albanese.besa@hotmail.com 

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JARED KUSHNER
È IL MARITO EBREO DI IVANCA TRUMP E GENERO DI DONALD TRUMP

Da buon ebreo sente l’odore del denaro anche rimanendo dall’altra parte del mondo…!

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UN GIORNO VI DIRANNO CHE L’ALBANIA È STATA PROMESSA LORO….DAL LORO DIO…!

Vi invito a guardare con molta attenzione il prossimo filmato, è chiarissimo e spiega quali sono le reali intenzioni degli Ebrei in Albania. Vi faranno fare la fine dei Palestinesi. Vi verranno a dire che l’Albania è stata loro promessa dal “loro dio”. Raderanno al suolo le vostre città, cancelleranno la vostra civiltà, la vostra cultura e la vostra identità così come hanno fatto per Gaza,

Il potere destabilizzante ed eversivo degli Ebrei è conosciuto da circa 4000 anni e lo avevano compreso molto bene in particolare i Babilonesi, gli Egiziani, i Cristiani. In particolare Papa Paolo IV, con una specifica Bolla papale istituì il ghetto di Roma ancora nell’anno 1555 con la Bolla “CUM NIMIS ABSURDUM
Vi invito a dare un’occhiata anche a questo link. Questa è una pagina di Storia…!
https://it.wikipedia.org/wiki/Cum_nimis_absurdum
Il genocidio del Popolo Palestinese, avvenuto sotto gli occhi del mondo in questi anni, nella più totale indifferenza, avrebbe dovuto insegnarci qualcosa.
Chi non conosce la Storia è destinato a riviverla specialmente nelle sue forme deteriori. In nome del “loro Dio”, gli Ebrei sono capaci di tutto.
Altra cosa non certo meno importante, non fidatevi del falso supporto che sembra fornirvi l’Europa, La UE vi vuole catturare nella sua funesta orbita per sottomettervi.

IL PENSIERO PREVEGGENTE DELL’EX PRIMO MINISTRO INGLESE MARGARET THATCHER

Questa UE è una trappola per topi e per voi Albanesi, entrarvi, sarebbe un errore gravissimo e irreversibile,
Aldo Rossi

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DARIO ROMAGNOLI…SOLO QUALCHE PUNTUALIZZAZIONE SULLA FIGURA DEL GENERALE ROBERTO VANNACCI.

GENERALE ROBERTO VANNACCI

Da un post su FaceBook di Dario Romagnoli

Noto con un certo disappunto che su molti giornali il Generale Vannacci viene definito “Ex Generale” Il concetto di “Ex” viene sottolineato per dire “costui mica é un vero generale, é ex”. Ebbene, tanto per (non) cambiare, i giornali sbagliano, anzi “Toppano” come direbbero a Roma. I titoli accademici e professionali NON SCADONO MAI, scadono viceversa i RUOLI. Il grado di Generale é un grado militare che il Generale ha tutto il diritto di mantenere, viceversa il ruolo di generale che Vannacci ricopriva, col pensionamento non lo esercità più. Nel paese in cui si da del “Presidente” a cani e porci (Presidente de che?), la bassezza di espropriare il Generale Vannacci dal suo titolo conquistato con onore e fatica é una vera schifezza che non stupisce sapendo da che parte viene. Abbastanza divertente ed istruttivo ciò che tempo fa é successo in tribunale a aMilano. Ad un giudice che chiedeva al teste la sua qualifica, questi rispondeva di essere un ex ingegnere, al che il giudice di rimando “tu es sacerdos in aeternum”, cancelliere scriva “Ingegnere”! Rifacendosi alla chiesa Cattolica per cui se hai ricevuto gli ordini, rimarrai comunque e per sempre Sacerdote. A proposito, caro Generale, lo sa che le dico? Non si curi di questi moscerini che nel migliore dei casi l’azione più spericolata che hanno fatto nella vita é stata quella di fregare un parcheggio a qualcuno. A forza di insulti che le inviano sia da centro che da sinistra e destra mi sta diventando simpatico. Lo sa vero perché la insultano? Perché alle prossime elezioni gli porterà via una caterva di voti!

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VANESSA REDGRAVE…IL CORAGGIO E LA COERENZA NON URLANO MAI.

VANESSA REDGRAVE

Da un post su FaceBook di Ti Amo Amore

Nel 1978, davanti a milioni di telespettatori americani, Vanessa Redgrave salì sul palco degli Oscar, stringendo la statuetta d’oro tra le mani. Con la calma di chi sa di rischiare tutto, pronunciò parole che scossero la sala: definì una parte del pubblico “una banda di teppisti sionisti”. Fu il caos. Fischi, urla, incredulità. I produttori cercarono di mandare la pubblicità, Bob Hope si coprì il volto, ma lei rimase lì, immobile, serena. Ogni parola che aveva detto era per lei una verità da difendere.Redgrave era la nuova musa di Hollywood grazie al suo ruolo in Julia, dove interpretava una resistente antinazista con una forza che aveva lasciato tutti senza fiato. L’industria ammirava il suo talento, ma non sopportava le sue idee. Aveva finanziato The Palestinian, un documentario pro-palestinese girato in un Libano in guerra. Pochi giorni prima della cerimonia, manifestanti armati la accusavano di terrorismo davanti al teatro. Eppure, vinse. E nel momento più luminoso, scelse di non tacere. Quella sera, Redgrave non conquistò solo un Oscar, ma anche una vittoria personale: quella della coerenza. Pagò caro il suo coraggio. Hollywood la isolò, i produttori la cancellarono, gli agenti le dissero che nessuno avrebbe più lavorato con lei. La sua risposta fu semplice: “Allora creerò il mio lavoro.” E così fece.Recitò nei magazzini, sostenne compagnie teatrali ribelli, portò Shakespeare nelle zone di guerra, marciò con i rifugiati, respirò lacrimogeni alle manifestazioni. L’MI5 la sorvegliava per “attività sovversive”. Quando le chiesero se temeva la lista nera, rispose: “Non si può mettere sulla lista nera qualcuno che non è mai stato sulla vostra lista.”Avrebbe potuto scegliere il lusso, il rispetto, il silenzio dorato. Era nata in una famiglia di attori, i Redgrave erano l’aristocrazia del teatro britannico. Era bellissima, il suo talento indiscutibile. Ma non volle mai essere solo un ornamento. Non accettò mai di diventare la “grande signora” da salotto. Continuava ad arrivare a piedi nudi alle manifestazioni.Pagò tutto, anche con il dolore. Quando la sua amata figlia Natasha Richardson morì in un tragico incidente, il mondo pensò che si sarebbe spezzata. Invece, poco dopo, tornò sul palco. Le chiesero perché. Lei rispose: “Perché se non recito, smetto di respirare.”In ogni personaggio che interpretava c’era un dolore sacro, una ribellione dolceamara, un coraggio che sapeva di perdita. Da Isadora a The Bostonians, ogni ruolo era attraversato da questa forza.Meryl Streep disse una volta: “Vanessa non recita. Testimonia.” Ed è vero. Vanessa Redgrave non ha mai smesso di testimoniare: per i rifugiati, contro i crimini di guerra, contro l’ipocrisia, contro il silenzio. Anche oltre gli ottant’anni, era ancora nelle piazze, pronta a farsi arrestare, chiedendo all’arte di avere un senso.Quando un giornalista le chiese se rimpiangeva quel discorso agli Oscar, lei sorrise, con lo stesso sorriso sereno e pericoloso del 1978, e disse: “Se dici la verità e ti fischiano, allora stai facendo la cosa giusta.”Vanessa Redgrave non ha solo interpretato le rivoluzionarie. Lei lo è stata davvero. Una di quelle rare persone che sanno che il vero potere non sta negli applausi, ma nel coraggio di non tacere quando tutti ti chiedono di farlo.Forse il segreto della sua grandezza è tutto qui: nella scelta di essere voce, anche quando il mondo preferirebbe il silenzio. E chissà, forse ognuno di noi, almeno una volta nella vita, dovrebbe trovare il coraggio di restare in piedi, sereno, mentre la sala fischia.

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NICOLA FRATOIANNI per la serie MORALISTI SENZA MORALE.

NICOLA FRATOIANNI

NICOLA FRATOIANNI – LA MORALE DEI MORALISTI SENZA MORALE.
È il Segretario nazionale di Sinistra Italiana – Alleanza Verdi Sinistra. Questo moralista senza morale è riuscito a fare eleggere in Parlamento, nel Partito di cui egli stesso é Segretario nazionale, anche la compagna (moglie) Elisabetta Piccolotti. Lei, originaria di Camerino (Marche), è stata eletta nel collegio di Lecce…non tanto perché degna rappresentante delle istanze politiche degli elettori Leccesi ma solo per espressa e inderogabile volontà del Partito diretto da suo marito. Il loro stipendio netto è 15.000+15.000= 30.000 (trentamila!!!!) euro netti al mese.
Ora si comprende più facilmente perché non vogliono riportare le preferenze sulla scheda elettorale? Chi DEVE essere eletto in Parlamento, lo può stabilire solo il Partito e non gli Elettori. Provate a dare un’occhiata anche a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=DnBRjEonfqw
Aldo Rossi

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SEN. GIULIO TERZI (Fratelli d’Italia) – Da un suo post su FaceBook del giorno 05.6.2026.

Di seguito il suo post:

Potrebbe essere un'immagine raffigurante calcio e football

Giulio Terzi

otdronSpesl8ihl0hg16006g942c423 huug48u3a51h86tmgi1haclciu01 ·#RUSSIA: ECCO I PREOCCUPANTI INDICATORI DEL DECLINO DI UN #REGIME…Cari amici della community, siamo alle porte del week-end, i ritmi si rilassano un poco, e stasera mentre dagli uffici del #Senato della Repubblica tornavo verso casa, riflettevo su alcuni indicatori apparentemente “secondari”, cartine di tornasole che rivelano – quanto meno a una persona dotata di onestà intellettuale – quanto la governance del regime totalitarista #putiniano stia mostrando la corda…Qualche nota di contesto. La più grande banca russa, #Sberbank, stima che l’economia russa crescerà quest’anno – nonostante le impennate del prezzo del petrolio – solo dello 0,5-1%, con un’inflazione in crescita che arriverà al 6-6,5%, e nel 2021 – anno precedente all’invasione – le spese militari della Russia ammontavano a 65 miliardi di dollari, pari al 3,6 per cento del PIL, mentre l’anno scorso hanno raggiunto i 190 miliardi di dollari, pari al 7,5 per cento del PIL: nonostante questo, l’esercito Russo – vantato all’epoca come il 2° convenzionale al mondo – è *impantanato da 4 anni nel Donbass*, con progressi davvero minimamente significativi. Infine, la Borsa russa è l’unica al mondo che non cresce, e persino il presidente Vladimir #Putin ha ammesso che le cose non stanno andando come dovrebbero, chiedendo (cito testualmente) alla sua squadra di spiegare “perché la traiettoria degli indicatori macroeconomici è attualmente al di sotto delle aspettative”.Ma non è su questi indicatori madro-economici che stavo riflettendo questa sera. Al di là delle tristi vicende Ucraine, e del vergognoso accanimento di #Mosca contro scuole, ospedali e altre infrastrutture civili di #Kiev, ci sono alcuni “dettagli” che letti in controluce sono rivelatori di *un regime che sta stringendo le fila con rabbia*, nel tentativo di “tenere insieme le cose”: è successo molte volte nella storia, ed è tipico dei regimi #totalitaristi in declino, che sentono sfuggirgli di mano il potere (anche solo per il calo del consenso tra i cittadini, specie le giovani generazioni) e quindi stringono sempre di più la morsa per cercare di restare a galla.La *guerra temporale cognitiva* promossa convintamente dal presidente #russo ha portato alla chiusura (ufficialmente “temporanea”, che dura però da 2 anni…) del museo GULAG sulle atrocità dell’Unione Sovietica, contemporaneamente all’inaugurazione di vari nuovi busti di #Stalin, che torna – ed è surreale – ad essere celebrato dal #Cremlino come un “padre della Patria”, e alla sistematica sparizione di placche in onore alle vittime politiche del regime #sovietico, prima sparse per #Mosca. Una riscrittura della storia che Putin sta portando avanti da anni, convinto com’è dell’opportunità propagandistica di riaffermare il concetto neo-imperialista di “Grande madre Russia”, utile per aggregare il consenso interno e tener buona l’opinione pubblica. Nel contempo, qualche tempo prima il tribunale di #Mosca – com’è noto “politicamente orientato” dal #Cremlino come in ogni dittattura che si rispetti – aveva ordinato la chiusura definitiva del Centro #Sakharov, un’importante organizzazione per la difesa dei diritti umani russa che prendeva il nome dal fisico e attivista Andrei Sakharov, uno dei più famosi dissidenti nella storia dell’#URSS e anche vincitore di un premio #Nobel per la Pace. Prima ancora, Putin aveva fatto chiudere i battenti al Gruppo #Helsinki di Mosca, la più longeva organizzazione per la difesa dei diritti umani presente in #Russia, e a “Memorial”, altra nota organizzazione per la difesa dei diritti umani e dei cittadini, nata in occasione del crollo del muro di #Berlino con l’obiettivo di *preservare la memoria delle vittime delle repressioni comuniste*, in particolare quelle dei #gulag, i campi di lavoro forzato dove si stima che tra il 1930 e il 1953 furono imprigionati quasi 20 milioni di oppositori politici. Viva l’impero sovietico, quindi, e abbasso qualunque libera manifestazione di dissenso a favore dei diritti umani…Stante la necessità di tentare di uscire dall’isolamento internazionale causato dalla scellerata invasione dell’Ucraina, Mosca è anche stata la prima capitale al mondo a riconoscere ufficialmente il governo dei #talebani come legittima autorità dell’#Afghanistan, rimuovendo il movimento dalla lista delle organizzazioni terroristiche e stringendo accordi strategici con #Kabul: gli stessi Taliban che son tornati a relegare le donne nelle case, vietandogli di partecipare alla vita pubblica, di votare, di andare al cinema, di iscriversi all’università, etc (dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…). Il regime #moscovita si occupa anche attivamente di censura: Светлая полоса (“Striscia di luce”) è un singolo pubblicato nell’ottobre 2024 dal rapper russo #NoizeMC (al secolo Ivan Alekseev). Il testo affronta la desolazione sociale e l’oscurità politica nel Paese, e si aggrappa alla speranza di un futuro migliore. Il ritornello recita: “Credo che ci sarà una striscia di luce in questa oscurità impenetrabile”. A causa delle posizioni critiche verso il Cremlino di Noize MC, la canzone è diventata un inno di resistenza e la sua esecuzione è stata quindi *severamente punita*, al punto che anche solo cantarla in pubblico può costare il carcere per “discredito delle istituzioni” (!), e artisti e musicisti di strada che l’hanno suonata sono infatti stati arrestati. Come ci dimostra la storia, quando un sistema politico inizia a *prendersela con gli artisti*, è davvero sulla via del tramonto, eroso dall’interno da una *rabbia cieca* che tenta di schiacciare i più deboli ed ogni tipo di dissenso per cercare di “restare a galla”.Per gli stessi motivi (prendersela con i più deboli aiuta a stringere la morsa sulla società civile) è pessima la situazione della comunità #gay in Russia: vietato anche solo parlare di omosessualità *tra adulti consenzienti* online, su radio e in TV, perché, cito testualmente dalle dichiarazioni dei politici russi vicini a Putin, “i bambini potrebbero esserne negativamente condizionati” (si può diventare gay ovviamente respirando dell’aria malsana o ascoltando un discorso in televisione…). Uno studente di 13 anni è stato perseguito penalmente, ad esempio, per aver pubblicato online la bandiera arcobaleno e averla mostrata a dei compagni di classe, dopo che la Polizia del regime ha aperto un procedimento contro di lui per “esposizione di simboli estremisti”, mentre un tribunale russo ha dichiarato “organizzazione terroristica” il Russian LGBT Network, ONG che si occupa dei diritti delle minoranze gay: com’è noto, la storia del mondo è densa di attentati terroristici portati avanti a colpi di pailettes e spray colorati…Potrei continuare a lungo, citando altri esempi e fatti analoghi, ma penso di aver reso l’idea. Tutto ciò suscita sentimenti contrastanti: qualcuno sorride per questi atteggiamenti a metà strada tra il ridicolo e l’aggressivo, lontani anni luce dallo spirito libertario che regna in #occidente, altri giustamente si preoccupano: come ci insegna la storia di molte dittature giunte al termine della loro parabola, aggrappate alla necessità di “mantenere la società in ordine” al fine di poterla controllare meglio, la situazione può degenerare facilmente, e il carcere, la tortura e la morte possono essere dietro l’angolo…Ora DITE LA VOSTRA, e, con l’occasione, buon imminente weekend!
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

La mia risposta al post di cui sopra:

“ORA DITE LA VOSTRA”.
Sarò diretto. Lei ha utilizzato più di 1100 parole per una presentazione patetica, insignificante, scontata, ripetitiva e farcita di luoghi comuni. La sua sembra una logora velina vetero-comunista anni ’50 copiata, adattata e trasferita ai nostri giorni. A lei difetta anche la capacità di esprimere una presentazione in forma sintetica, efficace e soprattutto convincente. Sarebbero state sufficienti da parte sua, anche 1000 parole in meno per dire il nulla che lei si era proposto di dire.
Lei, però, si è ben guardato dall’affrontare i veri problemi che affliggono l’Umanità intera e quindi anche l’Italia…il genocidio in Palestina, il proditori attacchi militari all’Iran e al Venezuela e le evidenti e ripetute violazioni del diritto internazionale da parte di Israeliani e Americani. Lei, in merito, non ha inteso spendere una sola parola per spiegare anche la palese complicità italiana nel rifornire di armi micidiali taluni teatri di guerra.
Il suo problema è solo Putin…! Sic itur ad astra.
Tanto le dovevo, per onestà intellettuale e…su sua esplicita richiesta.
Aldo Rossi

AutoreGiulio TerziAldo Rossi grazie per la critica. Invece in relazione a quanto ho scritto nel Post e ai fatti li riportati come commenta?

Aldo RossiGiulio Terzi mi perdoni senatore ma da parte mia non sono degni di un commento. Confido nella sua comprensione.

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DIRÒ TUTTO A DIO…!

“IL GRIDO DI GAZA”
OPERA DELL’ARTISTA TUNISINO OMAR ESSTAR
DIRÒ TUTTO A DIO…!

I bambini di Gaza continuano a morire sotto le bombe israeliane nella più totale insensibilità e indifferenza del “civilissimo” Occidente.
Francesca Albanese sta solo cercando di rimuovere questo assurdo e deprecabile atteggiamento di complice omertà mirante unicamente al genocidio del Popolo Palestinese. Il sonno della ragione genera mostri.
Aldo Rossi

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INSEGNATE AI VOSTRI FIGLI…

Dedicata a tutti coloro che sono in grado di comprendere.

di Andrew Faber 
Insegnate ai vostri figli
l’arte di sentire con gli occhi chiusi;
di capire che un sorriso è un dialogo,
che l’empatia non è solo una parola
ma il rumore di un cuore
che cammina a fianco del tuo.
Proteggeteli, ma non mettetegli paraocchi;
mostrate loro che fuori, a volte,
le persone fanno male;
che c’è chi preferisce colpire anziché abbracciare;
che il mondo sa essere una guerra,
ma che si può lottare
senza perdere la pace dentro.
Cresceteli a dosi massicce di dolcezza;
fategli assaggiare la vita a piccoli sorsi,
ma rendeteli affamati
di tutto ciò che è vero, che è bello, che è vivo.
Che imparino il fremito dell’attesa;
che sappiano aspettare le persone, i giorni, anche le ferite,
perché ogni cosa ha il suo tempo
e anche il dolore ha il suo fiore che sboccia.
Che siano fuoriclasse
non nel gioco del calcio,
ma nel saper governare
la rabbia che brucia;
che sappiano trasformarla
in forza gentile.
Che diventino cinture nere
non nella lotta fisica,
ma nell’arte di ascoltare davvero
e di curare lo sguardo di chi hanno davanti;
perché è lì che spesso
si nasconde la paura non confessata.
E infine confidategli
che la poesia non serve a spiegare,
ma a sentire.
Che non ti salva dalla vita,
ma ti insegna a starci dentro;
a trovare luce anche nel silenzio
e risposte nel buio.

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IL MOSTRO CHE TI HA RUBATO LA VITA (E TU LO CHIAMI FUTURO)

di Antonio Ruben
Non è fuori. È dentro.
Non ha denti, non ha artigli, non lascia segni visibili. Eppure divora tutto. Divora le tue giornate mentre le chiami “preparazione”. Divora le tue scelte mentre le chiami “prudenza”. Divora la tua vita mentre la rimandi a dopo. È il mostro del futuro: quello che ti promette che manca poco, che devi solo resistere ancora un po’, arrivare al prossimo passo, alla prossima versione di te. Ti offre una promessa semplice: ancora uno sforzo, e poi finalmente potrai vivere. Ma quel “poi” non arriva mai. Si sposta. Sempre. Appena ti avvicini, arretra. Appena raggiungi qualcosa, perde valore. E mentre insegui, qualcosa si consuma: la tua attenzione, la tua presenza, la tua vita. La verità è scomoda: non sei in ritardo sulla tua vita. Sei assente. E il mostro vince così, non distruggendoti, ma facendoti rimandare. Fino a quando capisci che quel “dopo” che inseguivi… era tutto ciò che avevi.
Non è colpa tua.
Se vivi aspettando che la prossima settimana sia quella giusta, quella più leggera, quella in cui finalmente potrai respirare, è perché ti hanno insegnato a farlo. Ti hanno insegnato che il presente è una fase di passaggio, una bozza imperfetta di qualcosa di migliore che deve ancora arrivare. Finisci la scuola e la vita inizia. Iscriviti all’università e tutto avrà senso. Trova un lavoro e finalmente sarai stabile. Costruisci una famiglia, resisti, arriva alla pensione. Sempre dopo. Sempre più avanti. Sempre un “quando succederà questo, allora potrò”. E mentre rimandi, il tempo reale, l’unico che esiste, si consuma in silenzio.
C’è un automatismo che lavora in sottofondo, silenzioso ma implacabile.
Sposti nel futuro la soluzione a tutto ciò che senti adesso. La stanchezza diventa “più avanti avrò energia”. L’ansia diventa “quando sistemerò le cose, starò meglio”. L’insoddisfazione diventa “un giorno cambierà”. Non risolvi, rimandi. Non affronti, proietti. E così il presente perde spessore, si svuota, diventa un passaggio obbligato invece che un luogo da abitare.
È qui che avviene la distorsione.
Non vivi più le esperienze per quello che sono, ma per quello che dovrebbero portare. Ogni momento è caricato di uno scopo successivo. Sei al lavoro, ma stai già pensando al fine settimana. Arriva il fine settimana, e la tua mente è già altrove. Arriva ciò che aspettavi, e non ci sei. Non sei mai dove sei. Sei sempre nel passo dopo, nel livello successivo, nella versione futura della tua vita.
E mentre insegui, accade qualcosa di sottile ma decisivo:
perdi il contatto. Con quello che stai facendo, con quello che senti, con quello che sei. Perché vivere nel futuro non è solo un’abitudine mentale. È una forma di assenza.
La verità è semplice, e per questo difficile da accettare: non stai vivendo.
Stai rimandando il momento in cui iniziare a farlo. Stai facendo le prove per una vita che continui a posticipare. E non è un problema di tempo o di organizzazione. È una struttura mentale. Ti è stato insegnato che il presente non basta, che tu non basti così come sei. Che devi migliorare, completarti, arrivare da qualche parte prima di poterti concedere pace. Ma questa logica non finisce mai. Perché ogni traguardo diventa immediatamente un nuovo punto di partenza.
E allora c’è solo una cosa da vedere, con lucidità.
Se continui a trattare il presente come un mezzo, non diventerà mai un luogo. Se lo usi per arrivare altrove, lo perderai sempre. La tua vita non è una preparazione. Non è un corridoio. Non è un “quasi”. È questo istante, così com’è: incompleto, imperfetto, vivo. E finché non smetti di rimandarti a dopo, continuerai a vivere in anticipo su qualcosa che non arriva mai. La vita che aspetti non è nel futuro. È quella che stai evitando adesso.

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