AM## UN ABBRACCIO AL COMANDANTE PAOLO STERMIERI.

PAOLO STERMIERI
F104S DEL 51° STORMO CACCIA
IL DISTINTIVO DEL 51° STORMO CACCIA
IL DISTINTIVO DEL 22° GRUPPO DEL 51° STORMO CACCIA
PREGHIERA DELL’AVIATORE

Dopo un breve periodo di malattia Paolo Stermieri è ritornato sulla sua Stella.
Ho un bellissimo ricordo di lui. Affabile e gentile con tutti e mai, ribadisco mai, anche un solo momento sopra le righe. Sono sempre i migliori ad andarsene.
Ciao Paolo, un caro abbraccio a Te…Cacciatore di Stelle.
Aldo Rossi

Share Button

LA LEGGENDA DELL’AMORE CIECO.

Ros Manassero
Tanto tempo fa la Follia decise di invitare tutti i sentimenti a prendere un caffè da lei.
Dopo il caffè, la Follia propose:
Si gioca a nascondino?
Nascondino? Che cos’è? – domandò la Curiosità.
Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete.
Quando avrò terminato di contare, comincerò a cercarvi e il primo che troverò sarà il prossimo a contare.
Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia, che rimasero a guardare in disparte.
1,2,3,…la Follia cominciò a contare.
La Fretta si nascose per prima, dove le capitò.
La Timidezza, impacciata come sempre, si nascose in un gruppo d’alberi.
La Gioia corse festosamente in mezzo al giardino, non curante di un vero e proprio nascondino.
La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi.
L’Invidia, ovviamente, si unì all’Orgoglio e si nascose accanto a lui dietro un grande masso.
La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano.
La Disperazione era sconfortata vedendo che la Follia era già a novantanove.
Cento! – gridò la Follia – Adesso verrò a cercarvi!
La prima ad essere trovata fu la curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire
per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto.
Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato avrebbe potuto nascondersi meglio.
E così di seguito furono scoperte… la Gioia, la Tristezza, la Timidezza e via via tutti gli altri.
Quando tutti finalmente si radunarono, la Curiosità domandò:
Dov’è l’Amore?
Nessuno l’aveva visto. Il gioco non poteva considerarsi concluso, così la Follia cominciò a cercarlo.
Cercò in cima ad una montagna, lungo il fiume, sotto le rocce… ma dell’Amore, nessuna traccia.
Setacciando da tutte le parti, la Follia si accorse di un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò a frugare tra i rami spinosi, quando ad un tratto sentì un lamento…
Era l’Amore, che soffriva terribilmente perché le spine gli avevano appena perforato gli occhi.
La Follia non sapeva che cosa fare, si scusò per aver organizzato un gioco così stupido,
implorò l’Amore per ottenere il suo perdono e commossa dagli esiti di quel danno irreversibile arrivò fino a promettergli che l’avrebbe assistito per sempre.
L’Amore rincuorato, accettò la promessa e quelle scuse così sincere.
Così da allora: l’Amore è cieco e la Follia lo accompagnò sempre…
(Autore Anonimo)
(Dal Web)

Share Button

EEE – LA GUERRA IN UCRAINA, L’EUROPA E LA NATO. CENNI STORICI E CONSIDERAZIONI.

La NATO – North Atlantic Treaty Organisation – organizzazione del trattato nord atlantico – è un’alleanza militare nata il 4 aprile 1949 con il compito di provvedere alla difesa dei Paesi membri aderenti, in caso di aggressione da parte di un Paese terzo.
Finita la II Guerra Mondiale, è iniziato dopo solo qualche anno, il lungo periodo della cosiddetta Guerra Fredda. Il mondo si divise in due grandi blocchi contrapposti formati, da un lato, dai Paesi del blocco occidentale (NATO) e dall’altro dai Paesi del blocco orientale (PATTO DI VARSAVIA).
La NATO è nata, quindi, come strumento di DIFESA dei suoi Paesi membri e non come strumento di offesa verso Paesi terzi.
È bene ribadire che nel 2022 con l’operazione speciale russa in Ucraina, la Nato non aveva alcun obbligo di intervenire a difesa dell’Ucraina…ribadisco NESSUN OBBLIGO perché si trattava di un circoscritto problema politico interno russo-ucraino.
L’Ucraina infatti non è mai stata membro della Nato…MAI e nemmeno un paese appartenente all’Unione Europea.
Nella guerra in Ucraina è stata, invece, coinvolta l’intera Europa e, ora, siamo a un passo dalla III guerra mondiale.
Putin ha avuto le sue buone ragioni per condurre la sua operazione speciale in Ucraina e vi invito a dare un’occhiata a queste due mappe che mostrano chiaramente il palese “percorso di aggressione” della Nato nei confronti della Russia già a partire dalla caduta del muro di Berlino.



La guerra in Ucraina l’hanno espressamente voluta gli americani per raggiungere principalmente tre obiettivi:
1) indebolire la Russia;
2) indebolire l’Europa;
3) nascondere al mondo gli enormi problemi interni americani.

A parte qualche rara eccezione, nessun paese europeo si è opposto all’invio di armi in Ucraina. Nessun ministro della difesa e nessun generale si è dimesso per questo gravissimo “vulnus interpretativo” arrecato al protocollo di stesura del Trattato Nord Atlantico.
Per i singoli stati, si tratta di una considerevole voce di spesa (miliardi di euro!) in armamenti sottratta a un utilizzo più logico e razionale nei vari ambiti nazionali. Questo debito ricadrà, poi, inesorabilmente sul futuro delle generazioni più giovani.
Tutto questo fa parte di un preciso disegno strategico americano che a suon di bugie, da sempre, massacra il mondo con le sue efficaci supposte di democrazia mantenendo, però, le guerre sempre ben lontane dai suoi confini: l’arroganza judaico-massonica protetta da due oceani…!

Ribadisco: la guerra in Europa l’hanno voluta gli americani, per distogliere l’attenzione mondiale, dai loro gravissimi problemi interni.
Ricordate, poi, il gasdotto North Stream che, passando sotto il mar Baltico, portava in Europa il gas russo a un prezzo assai conveniente?
Ebbene quella importantissima infrastruttura è stata fatta saltare, con un atto terroristico, da una azione congiunta americana e ucraina. L’Europa è stata, così, privata della sua più importante fonte energetica con la pesantissima conseguenza che ora il gas lo dobbiamo importare dall’America a un prezzo molto, molto più alto di quello russo. E non è tutto: il gas americano per essere trasportato deve essere liquefatto, portato in Europa via nave e, quindi, nuovamente gassificato per essere distribuito.
Immaginate il dispendio energetico che richiede questa assurda procedura quando avremmo potuto disporre del gas sotto casa a un prezzo molto inferiore?
Un singolo trasporto dagli Stati Uniti via nave (circa 10mila km!) comporta il consumo di centinaia di tonnellate di carburante. Poi a noi vorrebbero impedire di utilizzare la nostra Panda per andare a lavorare!?
Conclusioni: lo scontro russo-ucraino ha condotto l’Europa a un passo dalla terza guerra mondiale. La Russia ha le sue ragioni e non scherza. Il presidente francese, l’ebreo Emmanuel Macron, vorrebbe mandare truppe in terra ucraina per aiutare l’ebreo Zelensky. Lo stesso sostiene anche il ministro degli esteri inglese David Cameron, zelota di sua maestà britannica.
Questi incoscienti, vorrebbero coinvolgere, in questa loro folle proposta, l’intera Europa che ormai incapace di prendere decisioni autonome e totalmente succube dello zio Tom americano, reagisce come un pugile suonato. Staremo a vedere dove ci condurranno gli americani e gli ebrei che sono, per definizione, dei bugiardi seriali.
Aldo Rossi

JEAN CLAUDE JUNKER PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA SI PRESENTA UBRIACO AL VERTICE NATO (2018) Questa l’Europa che hanno costruito a loro misura…!

75° ANNIVERSARIO DELLA COSTITUZIONE DELLA NATO (2024).

MATTARELLA PER I 75 ANNI DELLA NATO (2024)

Share Button

EEE – “EUROPA TIRANNA” LIBRO di LIDIA SELLA.

Suggerisco caldamente la visione di questo FILMATO (EUROPA TIRANNA) per comprendere meglio cosa sia in realtà questa prigione che ci obbligano a chiamare “Europa” ovvero…
UNA MERDA IN UNA CALZA DI SETA…!
Il filmato presenta il lucidissimo pensiero di una persona capace di un’analisi critica molto profonda che è in grado di vedere oltre le artefatte e ingannevoli apparenze che ci vengono proposte giornalmente. Poiché la verità brucia…questo video è stato ferocemente ostracizzato e poi brutalmente censurato.
Aldo Rossi

Share Button

EEE – ELEZIONI EUROPEE 2024: GUARDATE CHI SI RIVEDE, MARIO DRAGHI…! CI MANCAVA.

Si è rotto le scatole di fare il nonno e ora vorrebbe avere una nomina in Europa per rompere ancora le scatole a Italiani ed Europei. Questo uomo è un’emanazione dei poteri forti mondiali ed è un esponente della viscida diarchia giudaico-massonica che domina il mondo.
Guardate il piglio freddo e satanico del suo sguardo di uomo senza anima e senza scrupoli. Notate che non si propone per le elezioni europee (non lo voterebbe nessuno…!) ma per una nomina in ambito europeo. Tutti i lecca culo dei partiti politici italiani gli reggono bordone anche se a parole sembra vogliano stroncarlo, come fa Giorgia Meloni.
Vi ripropongo cosa disse in merito a Mario Draghi l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga…parole lucide, chiare e inequivocabili.
FILMATO
Nel 1992 sul panfilo inglese Britannia, Mario Draghi ha parlato delle privatizzazioni italiane iniziando così la sua generosa svendita dei “Gioielli” del nostro Bel Paese.
Francesco Cossiga lo definì, non a caso…”UN VILE AFFARISTA“…!
1992 SUL “BRITANNIA

2015 MARIO DRAGHI CONTESTATO A FRANCOFORTE

MARIO DRAGHI, LE LEGGI RAZZIALI E LE LEGGI RAZZISTE (COVID19)

Share Button

PERCHÈ NELLE SCUOLE NON INSEGNANO PIÙ A SCRIVERE IN CORSIVO…?!

Francesca Ferrari· 

Vi ricordate il corsivo? Vi siete mai chiesti perché oggi non s’insegna più i ragazzi a scrivere in corsivo? E no, non è un caso che si tenda ad usarlo sempre meno.
Scrivere in corsivo vuol dire tradurre il pensiero in parole; ti obbliga a non staccare la mano dal foglio. Uno sforzo che stimola il pensiero, che ti permette di associare le idee, di legarle e metterle in relazione. Non a caso la parola corsivo deriva dal latino «currere», che corre, che scorre, perché il pensiero è alato, corre, s’invola. Scrivere in stampatello invece vuol dire, a detta degli psicologi dello sviluppo, «spezzettare il pensiero, sezionarlo in lettere, negare il tempo e il respiro della frase.» 
Naturale che il corsivo non abbia più posto nel mondo di oggi, un mondo che fa di tutto per rallentare lo sviluppo del pensiero, per azzopparlo. Pensate che il corsivo nacque proprio in Italia e poi si diffuse in tutto il mondo. Perché? Perché era una scrittura compatta, elegante, chiara. 
Ma la nostra è una società che non ha più tempo per l’eleganza, per la bellezza, per la complessità; abbiamo sinteticità ma non chiarezza, rapidità ma non efficienza, informazioni ma non conoscenza! Sappiamo troppo e troppo poco perché non siamo più in grado di mettere in relazione le cose. La gente non sa più pensare. Non sa più costruire un discorso. Ricordate quando alle elementari la maestra vi chiedeva di scrivere dei “pensierini”? Fanno tenerezza, nella loro disarmante semplicità, i primi temi scritti dai bambini, almeno quando sono i bambini a farlo. 
Pensierini, frasi ad effetto e slogan creati ad hoc per manipolare e stupire, ma certamente non per far pensare: ecco a cosa si è ridotta la cultura, l’informazione! Per questo bisognerebbe tornare a scrivere in corsivo, soprattutto a scuola. Perché qua non si tratta soltanto di recuperare uno stile di scrittura, ma di tornare a dare respiro ai nostri pensieri. Tutto ciò che ci fa vivere, che nutre l’anima, che sostiene lo spirito, è legato al respiro. Senza respiro, dicevano gli antichi greci, non c’è pensiero. E senza pensieri non c’è vita. Se sia importante o no, lo lascio decidere a voi.
Professor X

Share Button

PPP NON CELEBRO IL 25 APRILE PER SETTE MOTIVI.

RIPROPONGO QUESTO SUBLIME ARTICOLO DI MARCELLO VENEZIANI (aprile 2020).

1) perché non è una festa inclusiva e nazionale, ma è sempre stata la festa delle bandiere rosse e del fossato d’odio tra due italie. 

2)perché è una festa contro gli italiani del giorno prima, ovvero non considera che gli italiani fino allora erano stati in larga parte fascisti o comunque non antifascisti e dunque istiga alla doppiezza e all’ipocrisia. 

3) perché non rende onore al nemico ma nega dignità e memoria a tutti coloro che hanno dato la vita per la patria, solo per la patria, pur sapendo che si trattava di una guerra perduta.

4) perché l’antifascismo finisce quando finisce l’antagonista da cui prende il nome: il fascismo è morto e sepolto e non può sopravvivergli il suo antidoto, nato con l’esclusiva missione di abbatterlo. 

5) perché quando una festa aumenta l’enfasi col passare degli anni anziché attenuarsi, come è legge naturale del tempo, allora regge sull’ipocrisia faziosa e viene usata per altri scopi; ieri per colpire Berlusconi, oggi Salvini.

6) perché è solo celebrativa, a differenza delle altre ricorrenze nazionali, si pensi al 4 novembre in cui si ricordano infamie e orrori della Grande Guerra; invece nel 25 aprile è vietato ricordare le pagine sporche o sanguinarie che l’hanno accompagnata e distinguere tra chi combatteva per la libertà e chi voleva instaurare un’altra dittatura. 

7) perché celebrando sempre e solo il 25 aprile, unica festa civile in Italia, si riduce la storia millenaria di una patria, di una nazione, ai suoi ultimi tempi feroci e divisi. Troppo poco per l’Italia e per la sua antica civiltà.

Quando avremo una memoria condivisa? Quando riconosceremo che uccidere Mussolini fu una necessità storica e rituale per fondare l’avvenire, ma la macelleria di Piazzale Loreto fu un atto bestiale d’inciviltà e un marchio d’infamia sulla nascente democrazia. Quando riconosceremo che Salvo d’Acquisto fu un eroe, ma non fu un eroe ad esempio Rosario Bentivegna con la strage di via Rasella. Quando ricorderemo i sette fratelli Cervi, partigiani uccisi in una rappresaglia dopo un attentato, e porteremo un fiore ai sette fratelli Govoni, uccisi a guerra finita perché fascisti. Quando diremo che tra i partigiani c’era chi combatteva per la libertà e chi per instaurare la dittatura stalinista. Quando distingueremo i partigiani combattenti sia dai terroristi sanguinari che dai partigiani finti e postumi, che furono il triplo di quelli veri. Quando onoreremo con quei partigiani chiunque abbia combattuto lealmente, animato da amor patrio, senza dimenticare “il sangue dei vinti”. Quando celebrando le eroiche liberazioni, chiameremo infami certi suoi delitti come per esempio l’assassinio del filosofo Giovanni Gentile, dell’archeologo Pericle Ducati o del poeta cieco Carlo Borsani. Quando celebrando la Liberazione ricorderemo che nel ventennio nero furono uccisi più antifascisti italiani nella Russia comunista che nell’Italia fascista (lì centinaia di esuli, qui una ventina in vent’anni); che morirono più civili sotto i bombardamenti alleati che per le stragi naziste; che ha mietuto molte più vittime il comunismo in tempo di pace che il nazismo in tempo di guerra, shoah inclusa. Quando sapremo distinguere tra una Resistenza minoritaria che combatté per la patria e la libertà, cattolica, monarchica o liberale, come quella del Colonnello Cordero di Montezemolo o di Edgardo Sogno, e quella maggioritaria comunista, socialista radicale o azionista-giacobina che perseguiva l’avvento di un’altra dittatura. I comunisti, che erano i più, non volevano restituire la patria alla libertà e alla sovranità nazionale e popolare ma volevano una dittatura comunista internazionale affiliata all’Urss di Stalin.

Da italiano avrei voluto che la Resistenza avesse davvero liberato l’Italia, scacciando l’invasore. Avrei voluto che la Resistenza fosse stata davvero il secondo Risorgimento d’Italia. E avrei voluto che il 25 aprile avesse unito un’Italia lacerata. Sarei stato fiero di poter dire che l’Italia si era data con le sue stesse mani il suo destino di nazione sovrana e di patria libera. In realtà l’Italia non fu liberata dai partigiani ma dagli alleati che ci dettero una sovranità dimezzata. Il concorso dei partigiani fu secondario, sanguinoso ma secondario. La sconfitta del nazismo sarebbe avvenuta comunque, ad opera degli Alleati e dei Sovietici.

I partigiani non agirono col favore degli italiani ma di una minoranza: ci furono altre due italie, una che rimase fascista e l’altra che si ritirò dalla contesa e ripiegò neutrale e spaventata nel privato o si rifugiò a sud sotto le ali della monarchia.

Il proposito di unire gli italiani non rientrò mai nelle celebrazioni in rosso sangue del 25 aprile. Fu sempre una festa contro: contro quei morti e i loro veri o presunti eredi. Chi ha provato a unirsi alla Festa da altri versanti è stato insultato e respinto in malo modo. Accadrà quest’anno pure ai grillini ignari?

Non vanno dimenticati gli italiani che restarono fascisti fino alla fine, combatterono, morirono senza macchiarsi di alcuna ferocia, pagarono di persona la loro lealtà, la loro fedeltà a un’idea, a uno Stato e a una Nazione; la futura classe dirigente dell’Italia fu falcidiata dalla guerra civile. Sia tra gli antifascisti che tra i fascisti vi furono patrioti e mazziniani che pensarono, credettero e combatterono nel nome della patria. L’antifascismo fu una pagina di dignità, fierezza e libertà quando il fascismo era imperante; ma non lo fu altrettanto l’antifascismo a babbo morto, cioè a fascismo sconfitto e finito. Era coraggioso opporsi al regime fascista, non giurargli fedeltà, ma fu carognesco sputare sul suo cadavere e oltraggiarlo. E infame è farlo ancora oggi, 74 anni dopo. Distinguiamo perciò tra gli antifascisti che rifiutarono di aderire al regime fascista, pagandone le conseguenze; e gli antifascisti del 25 aprile da corteo postumo e permanente.
Marcello Veneziani
(Dal Web)

Share Button

PPP DIECI BUONE RAGIONI PER NON FESTEGGIARE IL 25 APRILE.

1. È la commemorazione di un falso storico: è opinione comune che il 25 Aprile 1945 sia la liberazione d’Italia dal fascismo quando questo è terminato in realtà due anni prima (25 luglio 1943) e, giova ricordarlo, in maniera democratica con una mozione di sfiducia al governo presieduto da Mussolini da parte del Gran Consiglio del Fascismo.

2. È moralmente discutibile festeggiare la liberazione dall’occupazione tedesca. L’Italia ha iniziato la guerra al fianco della Germania e le truppe tedesche si trovavano in Italia per contrastare l’invasione angloamericana e dare manforte al nostro malandato esercito.

3. Il 25 Aprile è anche l’anniversario della Resistenza nata soltanto all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 con cui il nuovo governo Badoglio pretendeva di essere riconosciuto “alleato” (cosiddetta co-belligeranza) di quello che fino al giorno prima era stato il suo nemico. Risultato: una sanguinosa guerra civile con l’esercito spaccato in due.

4. Il 25 aprile è una festa partigiana anche sotto il profilo politico, perciò, non potrà mai essere la festa di tutti gli italiani. Le formazioni partigiane si distinguevano per orientamento politico comunista (le brigate Garibaldi), socialista (le brigate Matteotti) e del Partito d’Azione di centrosinistra (le formazioni Giustizia e Libertà). È pur vero che c’erano anche formazioni liberali, cattoliche e monarchiche, ma in percentuale erano una netta minoranza.

5. Ma il 25 aprile è soprattutto la festa dell’antifascismo. Va riconosciuto che l’antifascismo era un valore condiviso con estremo coraggio durante gli anni del regime fascista che riservava agli oppositori carcerazione e confino. Ma adesso? A 80 anni dalla fine del regime che senso ha essere antifascisti? Il fascismo è morto e sepolto e chi ne agita lo spettro lo fa per tornaconto politico continuando a dividere un popolo all’insegna dell’intramontabile “divide et impera”. 

6. Festeggiare il 25 Aprile è come rinfocolare odi o riaprire ferite, coltivare la divisione tra il popolo italiano. Ogni vero patriota dovrebbe intimamente evitare di festeggiare eventi funesti, tragici e controversi della storia italiana e metterci la fatidica pietra sopra. 

7. I veri “fascisti” del terzo millennio sono gli ANTIFASCISTI. Sono quelli che, se non ti dichiari prima “antifascista” non hai diritto di parola. Sono quelli (lo posso testimoniare personalmente) che, se prima non premetti che sei “antifascista”, non ti danno diritto di replica su un giornale nazionale. Sono gli stessi che pretendono che un militare scrittore, dopo che ha giurato solennemente fedeltà alle istituzioni democratiche, ha servito la Patria in giro per il mondo per 35 anni, durante la presentazione dei suoi libri debba esibire la certificazione di qualità ISO:9001 “antifascista”.

8. Il 25 Aprile non sarà mai una vera festa nazionale se in tutti i cortei e le manifestazioni ci sarà lo sventolio soltanto di bandiere rosse. Il fascismo o le forme di governo che si ispiravano al fascismo nel mondo non esistono più. Sono terminate con i regimi spagnoli e sudamericani, ma al contrario i regimi comunisti esistono ancora, per cui, fra le due, è sicuramente più ragionevole essere ANTICOMUNISTI.

9. La data del 25 Aprile è diventata un tormentone elettorale per la destra e la sinistra (ammesso che abbia ancora senso chiamarle tali). Ogni anno si inizia a parlare un mese prima di questa ricorrenza, la quale, cadendo in primavera, anticipa le elezioni politiche o amministrative così i partiti inscenano le solite moine: “dichiari che sei antifascista?” “se non lo dici allora sei fascista” ed è così ormai che va avanti da 80 anni..

10. Infine, un’ultima ragione valida per non festeggiare il 25 Aprile: ci hanno frantumato gli zebedei con questa ricorrenza targata antifascismo. Se vogliamo bene all’Italia e desideriamo un popolo davvero unito, dovremmo essere tutti ANTI-ANTIFASCISTI…!
(Dal Web)

Share Button

PPP 25 APRILE 1945…EUTANASIA DI UN POPOLO CHE HA FATTO LA STORIA…?!

25 APRILE 2024
Le generalizzazioni non rendono mai giustizia. Certamente fra i partigiani ci furono persone, poche per la verità, che hanno agito con coerenza e con convinzione. Solo a quelle persone va rivolto il nostro pensiero di deferente rispetto. Ribadisco, non è mia intenzione sminuire il sacrificio e il valore di chi ha condotto la guerra partigiana nel rispetto di veri ideali di libertà ma, allora, i convinti resistenti, rappresentavano un numero veramente esiguo. La stragrande maggioranza, però, era composta di disertori, di delinquenti comuni e di opportunisti che avevano mangiato nel piatto fascista, indossando la camicia nera, fino al giorno prima.
Winston Churchill ebbe a dire, ancora allora: “Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno dopo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure, questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti”.
Da ribadire che il nazismo e il fascismo non sono stati il prodotto dell’evoluzione di una naturale crescita spontanea ma sono sorti a seguito del cosiddetto “Biennio rosso” che ha squassato e sconvolto l’intera Europa, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e in particolare negli anni 1919-1920.
Sono ormai decenni che i comunisti italiani, partigiani e non, minano le fondamenta della nostra Democrazia e ne attaccano le Istituzioni. Ora, ci sono riusciti, e hanno distrutto il Paese più bello al mondo e a suo tempo, anche la quinta potenza industriale mondiale. Bravi compagni, avete cancellato 3000 anni di storia d’Italia ma…la Storia, questo è certo, riuscirà a cancellare anche voi.
Aldo Rossi
Osservazioni, commenti e invettive a… info@rossialdo.com

POI SONO ARRIVATI I PARTIGIANI COMUNISTI…!
SCRITTA DAL CAPITANO GINO BONOLA
ERA IL 2017 A ROMA
ALL’ALTARE DELLA PATRIA DAVANTI ALLA TOMBA DEL MILITE IGNOTO
E NESSUNO DISSE NIENTE…!
SENZA OFFESA PER LE PECORE…!

Sono passati quasi 80 anni dalla “Liberazione” e ancora si continua a mistificare la realtà. Viene occultato il fatto che i veri liberatori sono state le forze americane (assai interessate!), inglesi e russe. Viene enfatizzato, invece, il contributo, più che controverso, dei partigiani e soprattutto dei PARTIGIANI COMUNISTI, Questi ultimi, anche a guerra finita, hanno messo in atto terribili atrocità e stragi di civili, tutt’ora, negate dalla storiografia ufficiale. E’ così che il 25 aprile è diventato essenzialmente l’anniversario della “loro” Resistenza.
Anche quest’anno, probabilmente, la celebrazione sarà monopolizzata dalle fantasie dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e si trasformerà in una esilarante e folcroristica manifestazione arcobaleno. Cortei “all inclusive”, partigiani rossi e bianchi, gay, lesbiche, transessuali, gender generation, immigrati, buonisti di maniera e rappresentanti delle ONG che “lucrano” con il loro losco traffico di esseri umani (profughi). Anche quest’anno la retorica di rito, sarà distribuita gratuitamente dal sistema mediatico asservito e nei discorsi in molte piazze italiane così come avviene ormai da molti anni. Questi mistificatori della Storia, che avrebbero voluto consegnare l’Italia a STALIN, sventolano ora le bandiere arcobaleno e cantano “Bella ciao”. Questi “signori”, con il loro viscido buonismo e con la loro interessata solidarietà, falsa e pelosa, favoriscono, oggi, l’occupazione dell’Italia da parte di centinaia di migliaia di immigrati clandestini. Quanto tempo dovrà passare ancora, prima che si affermi la verità sulla “liberazione” dell’Italia.
GIAMPAOLO PANSA, compianto giornalista e scrittore dichiaratamente di sinistra, ha dato ancora a suo tempo, un notevolissimo contributo alla ricostruzione della verità storica con i suoi libri “IL SANGUE DEI VINTI” e “LA GRANDE BUGIA” ma ancora non basta. Giampaolo Pansa era un onesto intellettuale di Sinistra. Invito le giovani generazioni a leggere anche questi suoi due libri aggiungendo poi la STORIA D’ITALIA di Indro Montanelli e Mario Cervi.
Sono libri non contaminati da ideologie di parte e consentono una visione degli eventi non distorta e deformata dai prisma del pensiero unico ormai dominante.
Vi dice niente il nome ROSARIO BENTIVEGNA?

ROSARIO BENTIVEGNA
ARTEFICE DELL’ATTENTATO DI VIA RASELLA A ROMA.

Fu l’artefice dell’attentato ai militari tedeschi del Battaglione Bozen, avvenuto a Roma, in Via Rasella il 23 marzo 1944. A questo atto criminale seguì la ritorsione nazista che costò la vita a ben 335 italiani inermi (Eccidio delle Fosse Ardeatine). Questo “signore” faceva parte dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica) che altro non erano che unità partigiane del PARTITO COMUNISTA.
In quell’attentato, fu dilaniato dalla bomba anche un povero bambino di 13 anni, PIETRO (PIERO) ZUCCHERETTI, che si trovò casualmente a passare di lì e che nessuno si preoccupò di salvare – Necrologio -. Nessuno degli ideatori di quel gesto criminale pensò di autodenunciarsi alle Autorità tedesche. Chi ne subì le conseguenze, quindi, fu solo la popolazione civile. PARTIGIANI BRAVA GENTE?
A ulteriore chiarimento, possiamo affermare che SALVO D’ACQUISTO fu un vero eroe e non certo Rosario Bentivegna come tenta di farcelo passare la vile e ridicola vulgata partigiano-comunista.
Rosario Bentivegna partecipò anche alla guerra di resistenza jugoslava a fianco del maresciallo Tito. Le centinaia di migliaia di profughi Giuliano-Dalmati sanno, così, chi ringraziare per il trattamento loro riservato, anche da parte dei comunisti italiani che operavano in Jugoslavia.
Vi dice niente il nome ARRIGO BOLDRINI?

ARRIGO BOLDRINI…IL COMPAGNO “BULOW”…!

Con la sua brigata Garibaldi (famigerata brigata Garibaldi…!), il compagno “Bulow”, come egli amava farsi chiamare, anche a guerra finita, ha sparso terrore e morte in tutto il ravennate.
Oggi, i “compagni”, si riempiranno la bocca anche con i nomi dei sette fratelli CERVI ma nessuno vi parlerà, mai, dei sette fratelli GOVONI.
Non voglio certo fare qui, l’apologia del Fascismo ma basta guardare com’è oggi ridotta l’Italia, per mano dei “vincitori” comunisti: hanno demolito i grandi valori etici e morali; hanno demolito la famiglia, la società, la scuola e il lavoro. Anche la Comunità ebraica italiana, sembra abbia capito (non è mai troppo tardi!) chi siano stati veramente i “compagni” che hanno fatto la resistenza. Hanno occupato la scuola e hanno lavato il cervello ai giovani insegnando loro solo la versione “purgata” di quei tristissimi eventi storici. Chiedete anche ai compagni comunisti, dove sia finito l’ingentissimo tesoro di Dongo (alcune tonnellate di lingotti d’oro della Banca d’Italia) e dove sia finita la borsa con i documenti di Mussolini. La cruda realtà è che a distanza di quasi 80 anni non siamo ancora riusciti a ricostituire una  coscienza nazionale basata su veri valori etici e morali condivisi. La verità è che l’Italia è allo sfascio anche a causa del suo enorme debito pubblico creato dai compagni comunisti. Con le loro disinvolte strategie del “tassa e spendi, tanto qualcuno pagherà” hanno demolito anche il tessuto imprenditoriale della nostra amata Italia. Le spese di una situazione così disastrosa, le sosterranno le nuove generazioni e in particolare i giovani che, però, sembra non siano per nulla consapevoli di ciò che succede attorno a loro e continuano a votare a sinistra o, peggio, a non votare.
La cosa più triste è che scorrendo l’intero arco costituzionale, non esiste un solo partito in grado di raccogliere e rappresentare questo enorme disagio degli Italiani. Dopo 80 anni siamo ancora divisi in fascisti e partigiani…!
Una cosa è bene ribadire, la azioni più cruente e più feroci della “guerra partigiana” furono condotte dai PARTIGIANI COMUNISTI che avevano il loro dirigente più accreditato nello “Zar” PALMIRO TOGLIATTI anti-italiano da sempre, e residente in Russia.

PALMIRO TOGLIATTI…”IL MIGLIORE”.
PALMIRO TOGLIATTI…”IL MIGLIORE”
IOSIPH STALIN

Il non compianto ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fu un cucciolo comunista allevato da Palmiro Togliatti.

GIORGIO NAPOLITANO

Vi invito a studiare bene la biografia di Palmiro Togliatti, losco figuro che voleva consegnare l’Italia a STALIN che ha fatto della sua viscerale anti-italianità, la sua bandiera.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è TOGLIATTI-1.png
OGNI VOLTA CHE LEGGO QUESTE PAROLE, RIMPIANGO LA POCA MIRA CHE HA AVUTO, A SUO TEMPO, ANTONIO PALLANTE…IL SUO ATTENTATORE.
I PARTIGIANI PER SENTITO DIRE.
PER LA SERIE PARTIGIANI BRAVA GENTE.
ROMA – PIAZZA VENEZIA – UNO DEI TANTI DISCORSI
DI BENITO MUSSOLINI AI PARTIGIANI.
UNDICI CORAGGIOSI PARTIGIANI CONTROLLANO
UNA PERICOLOSISSIMA RAGAZZINA DI 13 ANNI
CHE HA LE MANI LEGATE DIETRO LA SCHIENA.
LA “LOTTA” PARTIGIANA FU ANCHE QUESTO.
PARTIGIANO D.O.C.
TIPICA EROINA DEL RISORGIMENTO ITALIANO

ANCORA QUALCHE PERLA DELLA SERIE PARTIGIANI BRAVA GENTE!

JOLANDA DOBRILLA

23 aprile del 1944.
In quel giorno due partigiani della banda “Manni”, si presentarono a Lugnola di Configni, un paesino in provincia di Rieti, in cerca della giovane capodistriana Jolanda Dobrilla. Nonostante il paese si apprestasse a festeggiare la Madonna di Loreto, gli improvvisati “giustizieri” decisero di agire senza alcuna esitazione. La prelevarono con forza e la trascinarono sui monti all’estremo nord dei Prati di Sotto, le “Prate di Cottanello”.
Qui Jolanda fu uccisa in modo atroce: le venne lanciata contro una bomba a mano ed il suo corpo successivamente dato alle fiamme.
Quel che il rogo risparmiò divenne il pasto dei maiali che pascolavano nella zona. Era consuetudine, per questi individui, usare ogni mezzo possibile per cancellare le prove delle violenze e delle sevizie perpetrate sui giovani corpi delle loro vittime. Ecco i fatti nel dettaglio:
Jolanda aveva appena 17 anni ed era già in forza, come traduttrice, al Comando germanico di Velletri, in provincia di Roma.
A seguito di un violentissimo bombardamento angloamericano che aveva raso al suolo anche il suo comando, Jolanda aveva deciso di ritornare a casa. Il viaggio di ritorno, però, risultò impossibile e così Jolanda si vide costretta a trascorrere quell’inverno, tra il 1943 ed il 1944, sulle montagne di Rieti, amorevolmente ospitata presso la Famiglia Papucci.
Tuttavia la sua bellezza ed il suo conoscere perfettamente una lingua così tanto odiata dalla guerriglia comunista, fecero nascere dei sospetti: “Jolanda è una spia e va eliminata !”
Fu così, sulla base del nulla più assoluto e di un pretesto assurdo, che i Comandi partigiani della zona decretarono la condanna a morte della giovane Jolanda.
Le Autorità della RSI intervennero immediatamente per cercare Jolanda, ma ogni tentativo fu vano.
La scia di sangue di questi “eroi” però non si fermò qui perché il Milite della GNR Primo De Luca, che stava indagando sulla vicenda raccogliendo indizi sui colpevoli, il 9 maggio del 1944, venne catturato e sommariamente fucilato davanti al cimitero di Vasciano di Stroncone, in provincia di Terni.
I nomi degli assassini di Jolanda e Primo furono individuati.
Si trattava dei due partigiani comunisti, della banda Manni facente parte della Brigata “Gramsci”, Francesco Marasco e Luigi Menichelli.
Verranno indagati e giudicati ma, nel 1950, prosciolti dalla Sezione Istruttoria della Corte di Appello di Roma perché il loro atto fu considerato un legittimo “atto di guerra”.
Valentina Carnielli 
Nella foto Jolanda qualche anno prima di essere assassinata.
Guardando questa immagine ci si perde nei suoi meravigliosi occhi e… “dritto un canto verso il cielo, sale alto e prende il volo”.

Matteo Carnieletto
Croce disse (a ragione) che nessuno aveva vinto la guerra. Troppo odio e violenza avevano contraddistinto il nostro Paese. E la scia di sangue sembra non finire mai
“Noi italiani abbiamo perduto una guerra, e l’abbiamo perduta ‘tutti’, anche coloro che l’hanno deprecata con ogni loro potere, anche coloro che sono stati perseguitati dal regime che l’ha dichiarata, anche coloro che sono morti per l’opposizione a questo regime, consapevoli come eravamo tutti che la guerra sciagurata, impegnando la nostra Patria, impegnava anche noi, senza eccezioni, noi che non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra Patria, né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte. Ciò è pacifico quanto evidente”. Benedetto Croce pronunciò queste parole di fronte all’Assemblea Costituente in occasione della ratifica del trattato di pace, il 24 luglio del 1947. Nessuno vinse il 25 aprile del 1945. L’Italia era libera, certo. Ma a che prezzo? Il Paese era distrutto politicamente ed economicamente. Gli italiani mai così divisi.
L’8 di settembre, infatti, aveva spaccato il Paese in due: 160mila persone avevano deciso di aderire alla Repubblica sociale italiana, 130mila alla resistenza. In mezzo, l’immenso mare grigio degli indecisi, di coloro che stavano da una parte o dall’altra senza prendere apertamente posizione. Di quelli che, seguendo la più italica delle virtù, decisero di stare alla finestra a guardare.
Fu, quello che andò dall’autunno del 1943 alla primavera del 1945, un anno e mezzo di guerrigliarastrellamenti e, anche (forse sarebbe meglio dire soprattutto), violenza gratuita. Da una parte e dall’altra. Solo che per lungo tempo si parlò solamente dei crimini di fascisti e nazionalsocialisti. Giusto e scontato, per carità. La storia, come è noto, la scrivono i vincitori a proprio gusto e, soprattutto, consumo.
La neonata repubblica aveva bisogno di un mito sul quale poggiare e quel mito doveva essere, per forza di cose, quello della resistenza. Tutte le ere politiche, si pensi ad esempio alla nascita di Roma, necessitano di un tributo di sangue: Romolo deve uccidere Remo. Benito Mussolini, l’ormai ex duce, doveva essere brutalmente ammazzato ed esposto all’odio di piazzale Loreto. Un Paese intero aveva bisogno di vederlo non solo morto, ma sfigurato. Bisognava esorcizzare la paura di esser stati con quell’uomo, di essersi fidati di lui, di averlo seguito non per due mesi ma per ventidue anni.
Ed è proprio quello che accadde. La resistenza fu un fenomeno di minoranza (vi parteciparono solamente 130mila persone contro i 160mila volontari della Rsi) e solo dopo la fine della guerra divenne un’epopea. Si cercò in tutti i modi di cancellare i crimini compiuti dei partigiani. Per anni non si parlò, tranne in rare occasioni, del triangolo della morte in Emilia o delle foibe sul confine orientale. La resistenza non poteva esser macchiata da alcun crimine. Nonostante ce ne fossero molti, come ogni guerra, per di più asimmetrica, prevede.
E questo almeno fino al 2003, quando Giampaolo Pansa scrisse Il sangue dei vinti. Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile (Sperling & Kupfer). Il libro, va detto, non portava alcuna verità ulteriore dal punto di vista storiografico. Ma era il nome dell’autore, la sua provenienza da sinistra e la sua potenza mediatica a ribaltare il tutto. Nella prefazione, il grande giornalista piemontese scrive: “Se scruto dentro di me, m’accorgo che sono diventato meno manicheo. Prima ero incline a dividere il mondo in amici nemici. E a distinguere con intransigenza il bene dal male. A proposito della guerra civile, il bene era la Resistenza, il male i fascisti. Oggi non sono più sicuro di questa spartizione netta. Parlo della storia delle persone, naturalmente. Non della grande storia, ossia dello scontro fra democrazia e totalitarismo”.
Ecco, è questo il merito di Pansa. Di aver dimostrato che sotto la grande storia, dove è facile distinguere il bene dal male, esistono le vicende dei singoli, di coloro che, per i più svariati motivi, decisero di combattere da una parte o dall’altra. L’immagine più drammatica, forse, ci è data da quattordici fratelli (7 + 7) che furono brutalmente sterminati. Stiamo parlando dei sette Fratelli Cervi, fucilati dai fascisti il 28 dicembre del 1943, e i sette Fratelli Govoni, seviziati e massacrati a guerra finita dai partigiani della Brigata Paolo. Due famiglie distrutte per mano dell’odio.
Furono in pochi a vincere in quei mesi. Uno di questi fu Giovannino Guareschi, che aveva deciso, per restare fedele al giuramente fatto al re, di finire nei campi di concentramento tedeschi: “Per quello che mi riguarda, la storia è tutta qui. Una banalissima storia nella quale io ho avuto il peso di un guscio di nocciola nell’oceano in tempesta, e dalla quale io esco senza nastrini e senza medaglie ma vittorioso perché, nonostante tutto e tutti, io sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno”. Pochi riuscirono a farlo. Ed è per questo che l’Italia non perse solo la guerra. Ma anche se stessa.
(Dal Web)

ROLANDO RIVI – SEMINARISTA

Pietro Morlin
A memoria dei compagni comunisti che cominceranno a starnazzare il 25 aprile i cui nonni partigiani comunisti furono autori di eccidi a guerra finita ne ricordo uno su tutti :il  13 aprile 1945: Rolando Rivi, seminarista di 14 anni, barbaramente torturato e ucciso in una sommaria esecuzione da Giuseppe Corghi e da Delciso Rioli, partigiani della Brigata Garibaldi, appartenenti al battaglione Frittelli della divisione Modena Montagna (Armando) comandata da Mario Ricci (i due furono poi condannati – in tutti e tre i gradi di giustizia – per omicidio a 22 anni di carcere, ma in realtà ne scontarono solo 6 grazie all’Amnistia Togliatti. Da un documento del Ministero dell’Interno, non firmato, datato 4 novembre 1946 e che all’epoca non fu reso pubblico, risulta che «il numero delle persone uccise, perché politicamente compromesse, è di n. 8.197 mentre 1.167 sono state, per lo stesso motivo, prelevate e presumibilmente soppresse». Più DI 8000 morti italiani a guerra finita in patria. CIVILI…!  Ma tutto questo i compagni ogni 25 aprile non lo raccontano .
(Dal Web)

LA BANDIERA DI PALMIRO TOGLIATTI (STALIN)
PARTITO COMUNISTA ITALIANO
EVOLUZIONE DEL SIMBOLO DEL P.C.I. PARTITO COMUNISTA ITALIANO DAL 1945 A OGGI...SE LO CONOSCI LO EVITI…!

È ORA DI CAMBIARE E DI RINNOVARSI…? CERTO…ALLORA FACCIAMOLO.
È giunto il momento di abbandonare le nefaste dicotomie nero-rosso, fascista- partigiano, sudista-nordista, polentone-terrone…?! Allora rimbocchiamoci le maniche e facciamo cadere antichi pregiudizi e luoghi comuni. Ripartiamo e ricostruiamo l’Italia aiutandola a riprendere il ruolo di guida etica, morale e civile che ha avuto nei suoi tre millenni di Storia.
Aldo Rossi

Ora austera, saggia e taciturna contadina dal capo eternamente velato di nero per i suoi figli caduti. Ora spigliata, bella ed elegante ragazza di città, emancipata, vitale e proiettata in avanti“.
“Il 17 marzo del 1861 cessano le divisioni e l’Italia Unita diventa la Madre ideale di tutti noi. L’Italia del Risorgimento, l’Italia degli Arditi del Popolo, l’Italia delle lotte operaie. Ma l’Italia è ciò che sapremo fare di noi, Figlia delle nostre volontà e delle nostre azioni”. “SEI LIBERA, SII GRANDE“.

ORA L’ITALIA NON È…NÈ LIBERA NÈ GRANDE..!

1861…FATTA L’ITALIA ORA BISOGNA FARE GLI ITALIANI…!
NOI STIAMO ANCORA ASPETTANDO…!

Share Button

EEE – “L’EUROPA È ABORTITA” di MARCELLO VENEZIANI.

di Marcello Veneziani 14 Aprile 2024

L’ultimo atto a Bruxelles rivela cos’è davvero l’Unione europea: un aborto. L’Unione Europea non è mai nata, ha rifiutato di darsi un’identità, in compenso ora inserisce l’aborto tra i fondamenti etici e giuridici dell’unione. Lo fa non per un’esigenza pratica ma è una pura petizione di principio, una professione di fede e ideologia. Questa specie d’Europa vota a larga maggioranza, compresi molti cristiani e popolari, l’aborto come un suo cardine. La destra di governo tace. Proprio all’indomani del documento della Chiesa in cui si definiva l’aborto un omicidio.
Sono passati trentadue anni dal trattato di Maastricht, per non parlare dei decenni precedenti della CEE, ma l’Europa non è ancora nata come soggetto politico autonomo e sovrano, con una sua unitaria politica estera e una sua forza militare, un suo governo elettivo e una sua Costituzione, che giusto vent’anni fa, nel 2004, abortì senza più rinascere. Ha ragione Ernesto Galli della Loggia in un editoriale del Corriere della Sera quando sostiene che l’Europa non è un soggetto politico perché non ha un’identità, non ha il senso della propria storia. Da troppo tempo crediamo che la politica sia solo la gestione del presente, il regno dell’attualità e delle emergenze quotidiane; ma la politica priva di radici s’insecchisce, non fiorisce e tantomeno dà frutti. L’Europa ha rinunciato ad avere un ruolo autonomo e iniziative indipendenti, ma si è di nuovo raccolta sotto l’ombrello atlantico della Nato e degli Stati Uniti, evitando di assumersi la responsabilità di un ruolo strategico di equilibrio, con capacità autonoma di negoziare sul piano internazionale. 
Lo vediamo in Ucraina, in Israele, a Gaza, e ovunque. 
L’Europa non ha voluto capire due cose elementari che sono le premesse necessarie alla sua identità e alla sua sovranità: la prima è che il mondo è uscito da tempo sia dal bipolarismo americano-sovietico sia dal nuovo ordine mondiale a guida statunitense, con gli Usa arbitro e garante del pianeta. Il mondo oggi è diviso in aree differenti, dalla Cina all’India e alla Russia, nonché varie medie potenze che esercitano un’importante egemonia di area o mantengono una loro irriducibile autonomia, dalla Turchia all’Iran, fino al Brasile e alla Corea. Per non parlare di aree in ebollizione come il Medio Oriente, l’Africa, il sud est asiatico. Dunque, all’Europa tocca diventare maggiorenne, riprendersi le chiavi di casa e agire nel mondo confrontandosi con le altre potenze sovrane, senza delegare a nessuno. 
Ma per avere un’identità devi porti sul piano internazionale non come l’emanazione periferica del Blocco Occidentale, la propaggine allineata alla politica degli Usa ma devi essere ben consapevole che la geopolitica, prima ancora che gli interessi primari dei popoli europei, ti portano a differenziare la tua posizione da quella di un Paese che ha storia, interessi e mire differenti, ed è separato da un oceano dal blocco euroasiatico e dall’Africa, mentre noi siamo attigui.
Ma dietro il tema politico e strategico carente, c’è il tema identitario, anzi la voragine, il vuoto identitario. La sua rappresentazione migliore è proprio quella simbolica, l’icona della sua bandiera: tante stelle intorno a un vuoto, un buco nero al centro. Il tema dell’identità non è solo storico, come invece ritiene lo storico Galli della Loggia, giacché investe le radici culturali, spirituali, religiose, che non sono riducibili alla sola dimensione storica, pur così importante.
Qui s’innesta il tema di fondo che attraversa la memoria storica e investe il più complesso tema della civiltà: l’Europa da tempo ha rimosso le sue matrici; e infatti negando le sue radici greco-romane e cristiane, a cui l’aveva vanamente esortata Giovanni Paolo II, la Costituzione abortì, cioè la Carta d’identità europea non fu emessa.
Ma dopo aver rimosso le sue matrici, glissato sulla sua storia recente, dalla storia delle nazioni europee al trauma dei due conflitti mondiali che l’hanno smembrata e depotenziata, l’Europa vive ora nell’orbita americana. E si sta massacrando con le sue stesse mani con l’ideologia woke, il politically correct, l’anticolonialismo e l’antirazzismo, la cancel culture e chiede scusa al mondo di esistere.
Come pensate che possa emergere un’identità europea se l’Europa rinnega la sua civiltà o arriva a considerarla come una barbarie? Se nessuno difende la memoria storica europea e la civiltà cristiana –  cattolica, protestante ed ortodossa – se dobbiamo leggere le epoche del passato solo come tempi di cui vergognarsi perché dominati da imperi, guerre, soprusi e conquiste. Se arriviamo a smantellare perfino le comunità naturali come la famiglia e nel nome dei diritti civili stabiliamo a livello di norme e di corti europee, un continuo primato dell’individualismo, dei diritti scissi dai doveri e coniugati ai desideri, il diritto alla morte, in forma di aborto ed eutanasia a spese del diritto alla vita e alla nascita; degli uteri in affitto anziché la difesa e la promozione della fertilità naturale e della natalità, cosa pensate che resti della civiltà europea e delle sue tradizioni?
La guerra che l’Europa ha ingaggiato contro se stessa non riguarda solo l’identità storica, come sostiene Galli della Loggia, ma sconfina contro la natura, la famiglia naturale, la procreazione naturale, il diritto naturale, la natura umana.  Salvo poi sventolare l’ecologismo in difesa dell’ambiente, dopo aver tradito la natura nei suoi luoghi e riferimenti più significativi.
Facile dire che il limite dell’Europa è la sua nascita intorno a un’intesa economica, l’Europa delle banche e dei mercati, l’Europa della moneta e non dei popoli. Ma siamo ridotti a quella reductio economica perché non si è fatto nulla per svegliare, rafforzare e proiettare un’identità comune europea, rifiutando il sostantivo “identità”. Così l’Europa è colata dall’alto come una vernice ed è calata come una gabbia di norme, restrizioni e direttive. Ma una vernice e una gabbia non fanno un’identità.
(Panorama n.16)
(Dal Web)

Share Button