AM## IL GENERALE DI DIVISIONE AEREA GIAN PAOLO SUSINI: UN EROE DI ALTRI TEMPI.

GENERALE DI DIVISIONE AEREA GIAN PAOLO SUSINI
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STEMMA DEL 51° STORMO CACCIA
STEMMA DEL 22° GRUPPO CACCIA

Caro Gian Paolo mi permetto di darti del Tu anche per confermare il rapporto di sincera, vera amicizia che Ti legava ai piloti del 22° Gruppo che anche tu hai orgogliosamente comandato. Ti ricordo, in particolare, per la speciale umanità che caratterizzava il Tuo rapporto con tutto il personale. Mai una nota sopra le righe, mai “un’incazzatura” mirata perché il Tuo era un fare autorevole e mai autoritario. Una bellissima Tua descrizione l’ha proposta il comune Amico Federico Zamparelli nel NOTIZIARIO DEL 51° maggio 1989. Non c’è null’altro da aggiungere a quelle toccanti note che hanno magistralmente inquadrato la Tua figura, sia sotto il profilo umano, sia sotto il profilo professionale.

Era la prima metà degli anni ’70 forse il 1974. Perdonami ma a distanza di quasi mezzo secolo anche la memoria si prende le sue licenze affidandosi all’oblio.
Quel giorno rientravi da una normale missione di addestramento. Durante la discesa qualche nube temporalesca interessava il Tuo percorso di avvicinamento all’aeroporto di Istrana (Treviso). Attraversando una di queste nubi, apparentemente innocua, un fulmine ha tranciato di netto il muso del Tuo F104S. Evento assai raro perché, solitamente un fulmine, quando colpisce un aereo in volo, rimbalza e schizza via. Il gioco delle scariche elettriche ed elettrostatiche nell’atmosfera è, però, sempre imprevedibile e misterioso.
Senza più il muso dell’aereo hai, quindi, perso tutte le indicazioni relative alla strumentazione primaria e in particolare alla velocità che, per un aereo “senza le ali”, è fondamentale in quanto non puoi nemmeno confidare sulle percezioni sensoriali affidate all’esperienza dei giroscopi del “fondo schiena” come avviene su un aereo convenzionale.
In mani meno ferme ed esperte questa situazione si sarebbe forse risolta con un lancio ovvero con l’utilizzo del seggiolino eiettabile e quindi con l’abbandono dell’aereo al suo imprevedibile destino. Tu, invece, hai mantenuto la situazione sotto controllo e i nervi ben saldi. Il motore non aveva subito danni e quindi hai potuto contare anche sulla collaudata affidabilità del motore “J79” montato su l’F104.
Nel frattempo i controllori Radar GCI/GCA erano riusciti a farti intercettare da un velivolo G91 del vicino aeroporto di Treviso S. Angelo e affiancato a lui, hai potuto così disporre almeno di un’indicazione di velocità e quindi atterrare a Istrana.
Al di là delle iniziali parole di circostanza, pochi avevano realmente compreso l’estrema gravità di quanto Ti era successo. Ancora a distanza di molti anni, ci ripenso e mi chiedo se, a suo tempo, Ti sia stato tributato il giusto riconoscimento per avere riportato a terra un aereo così seriamente danneggiato. Questi, però, sono argomenti assai delicati e riservati solo agli intenditori e fanno comunque parte delle aporie della Storia.
Aldo Rossi

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