27 NOVEMBRE 2015
Mi sono arruolato in Aeronautica Militare nel 1967. Sono stato pilota da caccia ai tempi della guerra fredda e ho svolto attività operativa, sul prestigioso velivolo F104S, per circa dieci anni. Mi sono congedato dall’Aeronautica Militare e sono quindi transitato alle linee aeree civili diventando, poi, comandante in Alitalia. La mia attività mi ha così consentito di girare il mondo in lungo e in largo e nelle mie varie peregrinazioni ho avuto modo di atterrare anche sull’aeroporto siriano di Latakìa da dove è partito, nei giorni scorsi, l’aereo militare russo Sukhoi 24 poi abbattuto dagli F16 turchi. In merito all’abbattimento di questo aereo e al successivo innesco di una pesantissima crisi internazionale consentitemi di avanzare un’ardita ipotesi. I piloti militari russi impegnati in Siria, conoscono bene la lingua inglese? I piloti dei due caccia turchi hanno effettuato le loro comunicazioni di rito verso l’aereo russo, in perfetto inglese come peraltro previsto dalle regole di ingaggio della NATO. Ho avuto modo di ascoltare detta comunicazione radio così come è stata rilanciata dai Media: era perfetta. Il dubbio che interviene, però, conoscendo bene le dinamiche relative alle procedure d’intercettazione di aerei da parte di velivoli caccia militari è che l’aereo russo (costruito negli anni ’60), potesse essere in avaria radio e quindi NON in grado di ricevere le comunicazioni dei due piloti turchi. Oppure, ipotesi a mio avviso assai più probabile, i due piloti russi non hanno compreso la comunicazione loro rivolta in lingua inglese. Una verifica sulla conoscenza della lingua inglese potrebbe essere fatta sul pilota superstite. Mi permetto di azzardare questa ipotesi perché, in qualche occasione, ho avuto modo di conoscere piloti militari russi, bravissimi dal punto operativo ma, non di rado, in grado di comunicare solo in lingua russa. Ultima ma non meno importante riflessione, riguarda il comportamento dei due piloti turchi che avrebbero obbligatoriamente dovuto limitarsi alle comunicazioni radio e alle manovre previste in caso di sconfinamento da parte di altri aerei. La Turchia, infatti, è un Paese appartenente al blocco NATO le cui regole d’ingaggio sono chiarissime e in questi casi, non contemplano MAI l’abbattimento del velivolo intercettato. Di questo pericolosissimo passo falso, la Turchia dovrà risponderne prima alla Russia ma soprattutto alle Nazioni appartenenti alla NATO e quindi al mondo intero. Il discorso non è certo semplice ma…POSSIAMO RISCHIARE DI SCATENARE LA TERZA GUERRA MONDIALE SOLO PER UN’INCOMPRENSIONE NELLE COMUNICAZIONI RADIO FRA VELIVOLI MILITARI? Credetemi la mia lunga e diversificata esperienza aeronautica mi autorizza a dire che questa ipotesi non è poi tanto improbabile.

