IL DIRETTORE D’ORCHESTRA BEATRICE VENEZI – “CACCIATA” DAL TEATRO LA FENICE DI VENEZIA.
Cara Beatrice, “l’Arte” non appartiene né al Sovrintendente né agli orchestrali della Fenice ma è patrimonio degli Italiani, TUTTI…! Se l’Arte è contaminata dall’ideologia non può chiamarsi Arte. Ripulire l’Arte da tutte le faziose ipocrisie ideologiche che talvolta la caratterizzano, è un imperativo non più rinviabile. Aldo Rossi
BEATRICE VENEZI – DIRETTORE D’ORCHESTRA
Adamo Romano Immagina di studiare uno strumento per trent’anni. Calli sulle dita, concorsi spietati, otto ore al giorno chiusi in una stanza per guadagnarti una sedia nell’orchestra del Teatro La Fenice di Venezia. E poi alzi gli occhi, e sul podio c’è qualcuno messo lì non per un’indiscussa superiorità musicale, ma perché magari ha gli agganci giusti nel ministero di turno. Beatrice Venezi è stata appena cacciata dalla Fenice. Dopo mesi di scioperi degli orchestrali che non la volevano, le hanno annullato ogni contratto futuro per “aver infangato il nome del teatro”. Sui social è già partita la ola. Tutti a stappare lo spumante. Ma fermati un secondo, perché la vera ipocrisia sta proprio qui. Il problema non è Beatrice Venezi. Fargliene una colpa unicamente personale è disonesto. Il problema non è che lei fosse la “raccomandata” della destra e che gli altri siano dei geni assoluti scesi in terra. Perché quelli che la precedevano non sono mica arrivati lì superando un fottuto concorso pubblico.In Italia, le nomine nei grandi teatri, nei musei, nelle fondazioni culturali avvengono quasi sempre, cronicamente, per influenza politica. Cambia il governo, cambiano i direttori. Ognuno piazza le sue pedine, e così che funziona da sempre. E fa doppiamente schifo. Io mi ricordo di consigli di amministrazione lottizzati per simpatia. Io mi ricordo che il merito, in questi palazzi, è sempre stato ed è un fastidioso optional. Sai come si cura questa malattia? Togliendo il giocattolo dalle mani dei partiti. In Germania, ai Berliner Philharmoniker, funziona in un modo brutalmente semplice. I 128 musicisti in organico si chiudono in riunione e votano, democraticamente, il loro direttore capo. Non lo decide il ministro. Non lo decide il sindaco. Lo decide chi deve suonare. Se l’orchestra ti vota, dirigi. Se l’orchestra non ti riconosce come guida, non c’è amicizia politica che tenga: resti a casa. Perché la politica può darti un teatro. Ma l’autorevolezza non si nomina per decreto.