L’ITALIA E LE VESTIGIA DELLA STORIA. IL NOME ITALIA HA ORIGINI MOLTO ANTICHE.

Valle Peligna. Quest’ampio spazio dell’Abruzzo interno, ricco di arte, di storia, di tradizioni, è stretto nell’abbraccio d’imponenti catene montuose. Ferdinando Gregorovius affermò: “Com’è incomparabilmente grande qui la Natura! Ugualmente grandi sono le vestigia della Storia”. Eppure tale grandezza è stata per lungo tempo taciuta. Gli accadimenti storici, per dirla con l’espressione di Rudolf Steiner, sono sovente una fable convenue.
Le vicende che mi accingo a narrare sono un esempio eclatante di quanto sia necessario imparare conoscere la Storia da prospettive molteplici e differenti. Se a un qualsiasi studente fosse chiesto il nome delle città capitali d’Italia, sicuramente, dopo Roma, potrebbe citare Firenze o Torino. Nessuno, escluso un manipolo di scolari, sarebbe in grado di sostenere che la prima capitale d’Italia fu un minuscolo borgo della Conca Peligna, incastonato come un gioiello su di un dirupo scosceso: Corfinio.
Per la sua centralità rispetto ai principali paesi abruzzesi (posizione strategica sulla Via Valeria, prosecuzione della Via Tiburtina), per l’inaccessibilità del luogo, oltre che per il carattere fiero e indomito dei suoi abitanti, Corfinio, già metropoli circondata da mura alte e robuste, città insigne e grande, fu scelta, nel 91 a. C. come capitale degli Italici. Qui si svolse il giuramento della Lega Italica, cioè di tutti quei popoli che insorsero contro Roma nella Guerra Sociale.
La Treccani così recita: Corfinio. Comune della provincia di L’Aquila. È l’antica Corphinium, importante città dei Peligni. Durante la guerra sociale (90-89 a.C.) gli alleati contro Roma la elessero capitale con il nome Italica.
Dipaniamo i fatti dall’inizio. La Valle Peligna è incisa da fiumi che hanno scavato solchi appariscenti su quello che fu anticamente il fondo di un lago. Circa diecimila anni or sono, un immane cataclisma, forse provocato da un’eruzione vulcanica, ruppe la montagna verso nord. Le acque del lago defluirono verso la Val Pescara, lasciando per lungo tempo un terreno fangoso. Se questa è l’origine geomorfologica della valle, risulta attendibile l’ipotesi che fa derivare il nome Peligni dalla voce greca peline (fangoso). Il clima mite e il terreno fertile richiamarono fin dalla preistoria i primi abitanti, come testimoniano gli oggetti rinvenuti presso la città di Popoli.

Genti italiche

Prima dell’unificazione del territorio italiano, la nostra penisola era abitata da popoli differenti per lingua, usi e costumi. Dalla metà del terzo millennio a.C., infatti, numerose popolazioni si erano stabilite nella parte centro-meridionale della penisola, spingendosi fino alla Sicilia: Latini, Osci, Umbri, Etruschi. La necessità di garantirsi la sopravvivenza originò la pratica rituale del Ver Sacrum (Primavera Sacra), esodo forzato verso nuovi territori. Fu, probabilmente, in tal modo che da queste popolazioni si staccarono nuovi nuclei, fra i quali i Marsi (intorno al lago del Fucino, oggi Avezzano), i Volsci, i Piceni, gli Aequi, i Vestini, i Peligni (nel territorio attraversato dal medio corso dell’Aterno).
Fra le diverse popolazioni italiche vi erano naturalmente differenze linguistiche; dialetti oschi, ad esempio, erano parlati da Frentani, Irpini, Apuli, Campani, Lucani, Brutii; mentre Sabini, Vestini, Marrucini, Peligni, Marsi parlavano dialetti sabellici che presentavano caratteri attinti sia dall’umbro, sia dall’osco.
Nel risistemare il diverso materiale per la stesura di quest’articolo, mi ha catturato la seguente affermazione: “Alle diversità linguistiche facevano riscontro atteggiamenti politici diversi: le popolazioni sabelliche nutrivano una profonda aspirazione all’unione politico-sociale con le altre entità etnico-linguistiche; invece in quelle osche era fortemente radicata l’inclinazione all’indipendenza e al separatismo”. È come dire che in ogni nome, sia esso individuale o di popolo, è racchiuso il suo stesso essere, la sua individualitàNon nomina nuda tenemus ma nomi ricchi di essenza. Nell’animo dei Peligni, genti sabelliche (sabine), come ci ricorda Ovidio, viveva un anelito alla diffusione degli stessi diritti, un forte senso di condivisione, ma altresì un desiderio d’indipendenza. La costituzione politica dei popoli peligni era, in effetti, ispirata alla libertà. Plinio parla di Pelignorum Corfinienses, Superaequani et Sulmonenses.
Il territorio della Valle Peligna era, pertanto, suddiviso in tre ambiti, dominati dalle tre città di Corphinium, Superaequum e Sulmo. Ogni contado viveva separato dall’altro nel proprio sistema socio-economico, ognuno governato da un capo scelto direttamente dalla popolazione. Tutti gli studiosi descrivono i Peligni quale popolo distinto e conservante la sua nazionalità separata. Un popolo libero ma fiero, pronto a lottare affinché quella libertà fosse dominio di tutti. Le prime notizie storiche sui Peligni risalgono al 343 a.C. ma vi sono indicazioni di date precedenti. Essi furono alleati dei Romani nelle tre guerre puniche, nella battaglia di Zama (202 a.C.) e in quella di Pidna (168 a. C.). Strabone riassume così il ruolo storico degli Italici:
Questi popoli sono piccoli ma valorosissimi e spesso mostrarono questo loro valore ai Romani, dapprima quando guerreggiarono contro di loro, in un secondo momento quando combatterono al loro fianco, in un terzo tempo quando intrapresero la guerra chiamata Marsica“.
Cioè la Guerra Sociale.

Le rivendicazioni dei socii italici

…che l’amore per la libertà spinse a una giusta guerra (Ovidio)
Roma era divenuta padrona dell’Italia centro-meridionale, le cui popolazioni iniziarono ad assumere lingua, cultura e organizzazione politico-economica, oltre che militare, della vincitrice. Sul finire del II secolo a.C. nacque negli Italici l’aspirazione alla piena cittadinanza e alcuni politici romani la favorirono, forse non nel nome di ideali democratici, quanto temendo che la povertà e la contrazione demografica della classe contadina finissero col privare Roma dell’apporto di valenti soldati.
Essere cittadini voleva dire essere liberi, avere diritto al voto, agli onori, amministrare un patrimonio, essere padroni della propria casa. Il concetto di cittadinanza incarnava dunque un ideale umano oltre che giuridico. Quando la Roma precristiana aveva iniziato la sua ascesa, assoggettando gran parte dei popoli della penisola, si era limitata a concedere a taluni la cittadinanza latina o, secondo criteri legati al censo, quella romana, pensando in tal modo di mantenere il controllo in base al principio del “divide et impera“. Già dal tempo dei Gracchi si avanzavano proposte d’estensione dei diritti ad altri popoli italici federati, ma senza successo. La speranza era che a Roma prevalesse il partito di chi voleva concedere la cittadinanza. Nel 91 a.C. il tribuno Marco Livio Druso, vincendo le opposizioni, riuscì a far ottenere agli Italici tale beneficio. Purtroppo, assassinato Druso, il tribuno Quinto Varo fece abrogare la legge, scatenando il malcontento delle popolazioni. Un tentativo di accordo tra le parti fallì a causa di una rivolta scoppiata ad Asculum, dove furono uccisi tutti i cittadini romani presenti nella città.
Spinti dalla solidarietà e dal senso di uguaglianza, chiedendo la soppressione dei debiti, l’estensione dei diritti di proprietà, denunciando i privilegi economici e politici della nobiltà, gli Italici decisero di rompere gli indugi e di battersi. Gli insorti si riunirono in un’assemblea per discutere su come reagire alle prepotenze di Roma. Vi parteciparono Marsi, Peligni, Marrucini, Piceni, Sanniti, Apuli, Bruzii, Campani, Frentani, Irpini, Lucani, Opici, Oschi, Piceni, Sabelli, Sabini, Salentini… Fu stipulato il patto sociale e venne istituito un primo nucleo di Stato Italiano con una struttura politica simile a quella di Roma. Furono eletti due consoli, il marso Popedio Silone e il sannita Papio Mutilo, dodici pretori, nonché un Senato di 500 membri.
Fu nominata capitale Corphinium, cui fu imposto l’appellativo di Italica. Gli Italici, in verità, non furono gli inventori del nome, bensì della sua accezione politica. Il significato di questo termine così prestigioso si è perso, infatti, nel tempo. Un’ipotesi sostiene che il termine derivi dal latino vitulus (vitello), un’altra da un principe di nome Italo. Secondo il filologo pugliese Giovanni Semerano, invece, il nome Italia può avere origine mesopotamica e significherebbe terra del tramonto.
Quale sia l’origine corretta, oggi difficilmente verificabile, per la prima volta questa parola, assumendo significato e corpo politico, venne acclamata proprio in Abruzzo, a Corphinium, centro propulsore della Guerra Sociale contro Roma. Nacquero così, in terra peligna, il concetto politico-sociale di Italia e quello di cultura italica, come rappresentazione del desiderio dei popoli di vivere in una società civilmente paritetica.
Corfinio fu dotata di strutture analoghe a quelle romane, quali la Curia, sede del Senato Italico, e il Foro, dove si svolgevano le manifestazioni politiche, giudiziarie e commerciali. Si coniarono monete d’argento. La più rappresentativa fu quella che si contrapponeva al denarius romano; recava, nel diritto, una testa femminile coronata d’alloro, con la scritta ITALIA e, nel rovescio, otto guerrieri, schierati in due righe con le spade rivolte verso il basso, nell’atto di giurare fedeltà alla Lega Italica; al centro un nono uomo nell’atto di raccogliere e sancire il giuramento. Con tali monete. la Lega causò la svalutazione di due terzi del denarius romano.

La guerra

..quando Roma angosciata temette le schiere confederate (Ovidio)
La guerra, dichiarata dai Marsi al principio dell’autunno del 91 a.C. e iniziata sul campo nella primavera successiva, divampò con fasi alterne, specialmente in Abruzzo e in Campania; molti gli scontri, migliaia i caduti da ambo le parti. A guidare i valorosi popoli italici, legati fra loro da un desiderio comune, fu Quinto Popedio Silone, amico di Druso e valoroso condottiero marso. Lo scontro fece registrare la prevalenza delle armi italiche e condusse Roma ad un passo dalla sconfitta, precipitandola nel lutto, nella paura e nella crisi economica. Oltre trecentomila i morti.
Dopo il primo anno di combattimenti l’esercito romano riprese fiducia grazie al carisma e all’intelligenza tattica di Caio Mario e, in seguito, di Lucio Cornelio Silla. Due leggi accordarono i diritti di cittadinanza ai popoli italici rimasti neutrali (Legge Giulia, 90 a. C. e Legge Plautia Papiria, 89-88 a.C.), estendendoli a tutti i singoli italici che si fossero ritirati dal conflitto. Nel 79 a. C. la dittatura del vincitore, Silla, spense definitivamente le ultime resistenze degli Italici, che, pur nella sconfitta, ottennero i diritti di uguaglianza politica e sociale che Roma si era ostinata a negare nel corso di mezzo secolo di lotte politiche. La durissima guerra restò a lungo nella memoria dei Romani, tanto da essere presa come punto di riferimento per le date. Fu rimossa poi dalla memoria collettiva, sì da essere oggi sconosciuta ai più. Se Silla non avesse sfaldato la compattezza della Confederazione degli Italici con la graduale concessione di quei benefici che avevano scatenato le ostilità, Roma difficilmente avrebbe conservato la supremazia sulla penisola.
Il sangue versato, le sofferenze patite da soldati e civili furono il prezzo pagato per ottenere l’integrazione delle popolazioni peninsulari, storico presupposto dell’odierna Italia “una, libera e indivisibile”. Corphinium e le città italiche divennero in seguito municipium romani. ll nome Corfinio, sostituito con quello di Pentima, ricomparve solo nel 1928.
(Dal Web)

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CORSO ACCELERATO D’IMBECILLITÀ COLLETTIVA SUICIDA – MARCELLO VENEZIANI.

MARCELLO VENEZIANI – LA VERITÀ – 20 MARZO 2024.

Ma in che mondo ci stanno portando? Dunque ricapitoliamo la situazione per chi si fosse distratto, avesse perso il filo complessivo della situazione o si fosse messo in contatto con il mondo solo adesso, dopo aver vissuto da automa. Stando a quel che abbiamo appreso in questi giorni, noi dovremmo scendere in guerra con Putinchiudere un occhio sugli eccidi di Gaza perché non sono un genocidio, interrompere ogni tentativo di arginare i flussi migratori, non celebrare le nostre feste religiose ma solo il ramadam, inserire nella Costituzione non più il diritto alla vita ma il diritto ad abortire, seguire le prescrizioni woke nelle scuole, nelle università, sui social, in famiglia e nelle relazioni pubbliche e private, ovunque. A suggerirci questo catechismo non sono isolati maestrini che si sono bevuti il cervello, ma nell’ordine i vertici dell’Unione europea e di alcuni suoi governi nazionali, come la Francia; gli Stati Uniti, intesi sia come superpotenza e apparato militare che come mecca dell’ideologia woke, della cancel culture e del politically correct; e poi le fabbriche mediatiche di opinione pubblica, locale e occidentale, scuole e Università sparse in Italia e in tutto l’Occidente, e infine il personale di bordo della sinistra. La ricaduta reale di questo degrado è sotto gli occhi di tutti: andate a vedere come è ridotta la capitale d’Europa, Bruxelles, per capire che alle parole seguono i misfatti, il degrado urbano, la decadenza civile si fa vita quotidiana.
Viviamo in un corso intensivo e accelerato di imbecillità globale col rilascio finale di una patente che ti fornisce tutti gli alibi e tutti gli elementi per il suicidio finale della nostra civiltà e di noi stessi; preceduto dal suicidio della propria identità, storia e tradizione.
Le regole elementari del vivere, l’istinto di autoconservazione e di sopravvivenza, il riconoscimento della realtà e dei nostri limiti, la difesa della propria identità, dignità e libertà di pensiero critico, e tutto ciò che salva la vita e l’intelligenza, vengono violate, calpestate, bandite ogni giorno, in alto e in basso. In più, non riusciamo a vedere le cose nel loro insieme e nell’effetto combinato disposto che producono quando vanno a sommarsi; non riusciamo che a vederle un pezzo alla volta, a sé stante, in modo isolato e frammentario; e ogni cosa così slegata dal resto e dal contesto, perde la sua carica negativa che si moltiplica combinandosi alle altre. Cosa volete che sia una dichiarazione pubblica guerrafondaia, cosa volete che sia la voce aborto entrata nella Costituzione in Francia, cosa volete che sia un giorno a scuola saltato in una scuola frequentata da molti ragazzi di famiglia islamica; cosa volete che sia la censura a quel genitore, a quel docente, a quel calciatore, a quel tale? Episodi locali, circoscritti.  
Basterebbe usare il buon senso nelle piccole cose e il senso della realtà nelle grandi. A proposito del primo, per esempio, non sarebbe stato più facile proseguire le lezioni a scuole ed esonerare dalla lezione coloro che per motivi religiosi intendono osservare in quel giorno il riposo, piuttosto che adeguare la scuola intera all’islam? Non si trattava nemmeno di negare loro il diritto alla loro festa ma di non subordinare la nostra scuola al loro credo. 
Non sarebbe stato più semplice dissentire dalla citazione di David Hume del professor Spartaco Pupo, spiegandone le ragioni, anziché usare il potere di censura e proporre assurde punizioni giacobine con effetto immediato sulla sua carriera e reputazione? E ancora, non sarebbe più intelligente separare la rivendicazione della verità sul processo Regeni dai rapporti complessivi tra stati, e dall’opportunità di arginare il fenomeno immigrazione irregolare? Non sarebbe senso della realtà e onesto giudizio critico riconoscere che la Russia di Putin è una falsa democrazia ma con vero consenso di popolo, riconoscere che nonostante la nostra propaganda, Putin sta vincendo in Ucraina e ammettere che trattiamo da sempre con regimi autocratici, dispotici, totalitari e dobbiamo fare i conti con colossi come la Cina, che non è certo una democrazia liberale? Perché scandalizzarsi e gridare al tradimento dell’occidente per chi, come Salvini, ha osato dire queste cose?
Ci chiediamo dove porterà questa escalation di dichiarazioni bellicose, questa assenza di volontà negoziale, auspicata vanamente pure dal Papa? Ci rendiamo conto che stiamo raggiungendo il punto di non ritorno in questa folle spirale di guerra? Siamo consapevoli che l’Occidente oggi non può più dare le carte al mondo, stabilire il giusto e il torto, ma è un soggetto tra gli altri, e ci sono vaste aree geografiche, forti potenze mondiali, che non sono allineate ai nostri codici?
E dove porterà all’interno della nostra società, questo continuo, permanente bigottismo censore e punitivo di tutto ciò che concerne le relazioni tra uomo e donna, i ruoli di genitori e figli, i linguaggi della vita e delle comunicazioni, la memoria storica e la difesa delle nostre eredità? Ma che materia hanno nel loro cervello (un sospetto ce l’avrei) quei docenti inquisitori che in virtù del loro codice ideologico di condotta dell’ateneo, intimano a un collega di rimuovere un post in cui è riportata la citazione di un filosofo empirista del ‘700, ridotto oggi a fautore del “patriarcato” e nemico del femminismo; da cui il docente, suo traduttore, avrebbe dovuto prendere le distanze? Ripeto, ogni singolo episodio in sé non vale nulla, è un trascurabile dettaglio, non può suscitare allarme, semmai ironia, una battuta e via. Ma l’addensarsi e il moltiplicarsi di questi episodi producono un clima e concorrono a mutare un modo di pensare e infine un mondo, soprattutto se poi questi micro-comportamenti si incontrano con i macro-comportamenti degli stati e dei loro capi, fino alla mobilitazione delle leggi e delle forze al servizio di questi deliri. Urge una calmata, un freno critico, un filtro dell’intelligenza; ma soprattutto urgono forze sovrane in grado di contrastare la marcia dell’imbecillità verso l’autodistruzione di massa.  
Marcello Veneziani

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MOVIMENTO POLITICO “VITA” – RENATE HOLZEISEN – IL COVID19, IL GREEN PASS E LE VACCINAZIONI OBBLIGATORIE. È L’AVVOCATO DI BOLZANO CHE AFFRONTA LE ISTITUZIONI IN NOME DEI DIRITTI UMANI, DELLA LIBERTÀ, DELLA GIUSTIZIA E DELLA VERITÀ.

AVV. RENATE HOLZEISEN
CONSIGLIERE PROVINCIALE DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO

RENATE HOLZEISEN – Movimento politico VITA
L’Avv. Holzeisen è da sempre su posizioni che vedono, al primo posto, il rispetto della persona umana e dei suoi diritti in quanto tale . Qualcuno la definisce erroneamente la paladina dei NO VAX, io la considero, invece, la capofila dei BRAIN USERS
Negli anni orribili della “pandemia” 2020, 2021, 2022, 2023 ho seguito alcuni suoi interventi alle manifestazioni contro il “sopruso legalizzato” dell’obbligo vaccinale e del green pass. 
I suoi interventi erano sempre molto pacati, mai sopra le righe. Non erano arringhe da capopopolo o da tribuno infervorato bensì esposizioni mirate al chiarimento delle motivazioni delle sue ferme prese di posizione, intese unicamente ad agevolare e divulgare fra i cittadini, un’adeguata consapevolezza in merito a una problematica così delicata e cogente. La gestione della “pandemia” Covid19 da parte delle Istituzioni, ci ha lasciato perplessità e dubbi che non hanno mai trovato adeguate risposte alle nostre domande. 
Buon lavoro Avv. Holzeisen e grazie per il suo impegno sociale.
Aldo Rossi

PER NON DIMENTICARE…!

30 MARZO 2024
Repost di VITA comunità sociale e politica
RA/Avv. DDr. Renate Holzeisen
@RHolzeisen

Anche l’attuale governo, purtroppo, partecipa all’installazione di un totalitarismo con il pretesto della tutela della salute e del clima.
Infatti, nel nuovo piano nazionale di comunicazione del rischio pandemico emanato dall’attuale Ministro della (Non-)Salute Schillaci, troviamo un intero capitolo dedicato alla lotta alla cosiddetta disinformazione e dei fake news, cioè un capitolo in cui il ministro chiede di censurare ogni opinione che vada contro quella dell’UE e dell’OMS! Altro non è!
PIANO NAZIONALE DI COMUNICAZIONE DEL RISCHIO PANDEMICO.

Dato che 
1) sia l’attuale governo (nell’ambito del Consiglio dell’UE), sia anche ogni membro italiano del Parlamento Europeo facente parte dei partiti di governo (FdI, Lega, Forza Italia) – insieme ai noti sostenitori della deriva totalitaria (PD ecc.) – hanno votato a favore del Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’UE n.2371/2022 (vedi sotto), e

2) visto che con tale Regolamento UE – coll’aiuto e sostegno dell’Italia – sono stati implementati ex ante (con efficacia giuridica diretta anche in Italia) i pericolosissimi principi – voluti dall’OMS per installare un governo globale autoritario – e cioè il principio del ONE HEALTH (una salute), HEALTH IN ALL POLICIES (salute in tutte le politiche), ricomprendendo esplicitamente nel concetto di salute anche il tema del clima, dobbiamo pretendere dall’attuale governo di cambiare rotta immediatamente! 
Tutt’altro sarebbero chiacchiere e tentativi di tenere sedata la popolazione.
REGOLAMENTO UE 2022/2371 del 21 NOVEMBRE 2022.

27 marzo 2024
RA/Avv. DDr. Renate Holzeisen
RHolzeisen
Da fine gennaio 2022 è pubblicato sul sito del Senato della Repubblica questo mio parere che avevo depositato su richiesta della Commissione Affari Costituzionali del Senato in merito al disegno di legge sull’ inasprimento del greenpass. In questo parere avevo – sempre sulla base della documentazione istituzionale – evidenziato la natura sperimentale dei “vaccini”-Covid-19, il fatto che non c’era l’autorizzazione di queste sostanze ai fini della prevenzione del contagio virale e che le sostanze, già per il mero contenuto del piano di rischio (RMP) dei produttori e dei contratti quadro d’acquisto stipulati dalla Commissione Europea e dagli Stati membri con i produttori, queste sostanze non potevano essere usate in campagne “vaccinali” di massa. Ho concluso il parere, per la cui stesura avevo neanche un giorno di tempo, avvertendo i senatori che ognuno di loro, che nonostante i fatti documentati istituzionalmente, avesse continuato a sostenere l’impiego di questa misura, si sarebbe reso personalmente responsabile per un crimine contro l’umanità.
Al più tardi da fine gennaio 2022 gli allora senatori NON POSSONO DIRE DI NON AVER SAPUTO.
Avv.DDr. Renate Holzeisen

23 marzo 2024
Oggi a Trento, presso la sala di Rappresentanza del Consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige, l’Avv. Renate Holzeisen, Consigliera della Provincia Autonoma di Bolzano,  ha tenuto una documentata conferenza su Autonomia, Salute ed Economia. Alla presentazione hanno collaborato anche la Prof. Carmela Capolupo, insegnante di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi Federico II di Napoli e l’Avv. Philipp Kruse di Zurigo esperto in questioni relative all’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità). La conferenza, iniziata alle ore 10.30, si è protratta, ininterrottamente, per circa quattro ore richiamando e confermando l’interesse e l’attenzione dei numerosi cittadini presenti, per le delicatissime problematiche affrontate. Si trattava di stimolare una presa di coscienza sulle ventilate cessioni di sovranità che interessano i Paesi Europei e l’Italia in particolare e le possibili ripercussioni che ne potrebbero derivare anche per l’Autonomia delle Province di Trento e di Bolzano. Nessun politico trentino, pur essendo stati inviati numerosi inviti, ha inteso partecipare a questa conferenza.
Aldo Rossi

LOCANDINA DELL’INCONTRO AVVENUTO A TRENTO IL 23 MARZO 2024
AVV. RENATE HOLZEISEN CON L’AVV. PHILIPP KRUSE
AVV. PHILIPP KRUSE
LA SALA DELL’INCONTRO


19 MARZO 2024

AVV. RENATE HOLZEISEN
CONSIGLIERE PROVINCIALE DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO

RENATE HOLZEISEN
È da sempre su posizioni che vedono, al primo posto, il rispetto della persona umana e dei suoi diritti in quanto tale . Qualcuno la definisce erroneamente la paladina dei NO VAX, io la considero, invece, la capofila dei BRAIN USERS
Negli anni orribili della “pandemia” 2020, 2021, 2022, 2023 ho seguito alcuni suoi interventi alle manifestazioni contro il “sopruso legalizzato” dell’obbligo vaccinale e del green pass. 
I suoi interventi erano sempre molto pacati, mai sopra le righe. Non erano arringhe da capopopolo o da tribuno infervorato bensì esposizioni mirate al chiarimento delle motivazioni delle sue ferme prese di posizione, intese unicamente ad agevolare e divulgare fra i cittadini, un’adeguata consapevolezza in merito a una problematica così delicata e cogente. 
La gestione della “pandemia” Covid19 da parte delle Istituzioni, ci ha lasciato perplessità e dubbi che non hanno mai trovato adeguate risposte alle nostre domande. 
A Bolzano, 83 persone facenti parte del personale sanitario, sono state sospese dal lavoro e hanno subito vessazioni di ogni sorta, intese a ostacolare la loro presa di coscienza e a minare la loro etica e deontologia professionale. Persone ammirevoli che hanno sacrificato per il bene collettivo, anche la loro carriera professionale. 
Queste persone sono state rappresentate dall’Avv. Renate Holzeisen che, il giorno 15 gennaio 2024 , ha presentato al Tribunale di Bolzano, opposizione avverso l’archiviazione delle indagini penali che, nei casi di specie, non sono mai state condotte.
Le 83 persone coinvolte chiedono che siano, quindi, avviate delle serie indagini penali (finora mai eseguite!), su quanto da loro denunciato, già a novembre 2021, in qualità di documentati e convinti oppositori al diktat illegale del “vaccino” Covid19 con particolare riferimento alla natura sperimentale dei “vaccini” Covid19. È palese la violazione del divieto di sottoporre a una sperimentazione occulta e illegale i cittadini ignari: violazione del Codice di Norimberga, del DM 15 luglio 1997 ecc. Si è trattato, quindi, di un Crimine contro l’Umanità considerato, in particolare, anche il rischio della modifica del genoma umano che pone i cittadini italiani a rango di cavie di Big-Pharma, di Big Data e della Politica.
La Protezione Civile è un dovere che incombe in capo alle Istituzioni e i cittadini DEVONO essere protetti. La provincia Autonoma di Bolzano ha COMPETENZA PRIMARIA nell’ambito della Protezione Civile, perché nessuno si è attivato in tal senso, per proteggere i suoi cittadini…!? 
Candidata con il Movimento Politico VITA, l’Avv. Renate Holzeisen, alle elezioni provinciali di ottobre 2023, è stata eletta nel Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano.
A lei va la mia più sentita ammirazione per questa sua assidua e intensa opera di sensibilizzazione intesa a salvaguardare i diritti fondamentali delle persone.
Spero che lei trovi anche altri suoi colleghi disposti a sostenerla ma…esiste un comune intercalare che così recita: “se vuoi che una cosa sia detta chiedilo a un uomo, se vuoi che una cosa sia fatta chiedilo a una donna”.
Grazie Renate…CHI HA CORAGGIO DEVE VINCERE…!  
Aldo Rossi 

TRIBUNALE DI BOLZANO 15 GENNAIO 2024
L’Avv. Renate Holzeisen parla dopo l’udienza.

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IL CIELO – UNA RIFLESSIONE DI PAULO COELHO.

Pensieri dell’anima
Un uomo, il suo cavallo ed il suo cane camminavano lungo una strada.
Mentre passavano vicino ad un albero gigantesco, un fulmine li colpì, uccidendoli all’istante.
Ma il viandante non si accorse di aver lasciato questo mondo e continuò a camminare, accompagnato dai suoi animali. A volte, i morti impiegano qualche tempo per rendersi conto della loro nuova condizione.
Il cammino era molto lungo; dovevano salire una collina, il sole picchiava forte ed erano sudati e assetati. A una curva della strada, videro un portone magnifico, di marmo, che conduceva a una piazza pavimentata con blocchi d’oro, al centro della quale s’innalzava una fontana da cui sgorgava dell’acqua cristallina.
Il viandante si rivolse all’uomo che sorvegliava l’entrata.
“Buongiorno”
“Buongiorno” rispose il guardiano.
“Che luogo è mai questo, tanto bello? ”
“È il cielo”
“Che bello essere arrivati in cielo, abbiamo tanta sete! ”
“Puoi entrare e bere a volontà”.
Il guardiano indicò la fontana.
“Anche il mio cavallo ed il mio cane hanno sete.
Mi dispiace molto”, disse il guardiano, “ma qui non è permesso l’entrata agli animali”.
L’uomo fu molto deluso: la sua sete era grande, ma non avrebbe mai bevuto da solo.
Ringraziò il guardiano e proseguì.
Dopo avere camminato a lungo su per la collina, il viandante e gli animali giunsero in un luogo il cui ingresso era costituito da una vecchia porta, che si apriva su un sentiero di terra battuta, fiancheggiato da alberi.
All’ombra di uno di essi era sdraiato un uomo che portava un cappello; probabilmente era addormentato.
“Buongiorno” disse il viandante.
L’uomo fece un cenno con il capo.
“Io, il mio cavallo ed il mio cane abbiamo molta sete”.
“C’è una fonte fra quei massi”, disse l’uomo, indicando il luogo, e aggiunse: “Potete bere a volontà”. L’uomo, il cavallo ed il cane si avvicinarono alla fonte e si dissetarono.
Il viandante andò a ringraziare.
“Tornate quando volete”, rispose l’uomo.
“A proposito, come si chiama questo posto? ”
“Cielo”
“Cielo? Ma il guardiano del portone di marmo ha detto che il cielo era quello là! ”
“Quello non è il cielo, è l’inferno”.
Il viandante rimase perplesso.
“Dovreste proibire loro di utilizzare il vostro nome! Di certo, questa falsa informazione causa grandi confusioni! ”
“Assolutamente no. In realtà, ci fanno un grande favore. Perché là si fermano tutti quelli che non esitano ad abbandonare i loro migliori amici… ”
Paulo Coelho
(Dal Web)

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IN TRENTINO ALTO ADIGE GLI ORSI HANNO IMPARATO A PREGARE.

IL COMMENTO METTETELO VOI…!

(Foto dal Web)

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IL SACRARIO DEL MONTE GRAPPA – PRIMA GUERRA MONDIALE – UN MONUMENTO ALLA FOLLIA UMANA.

IL SACRARIO DEL MONTE GRAPPA…PER NON DIMENTICARE…!

Il Soldato Dimenticato di Claudio Restelli
Prima Guerra Mondiale. Uomini, Soldati, Eroi. I luoghi simbolo della Grande Guerra. Il Sacrario del Monte Grappa. (Photo by Instagram simone__greggio Simone Greggio). 

Non tutti sanno che il sacrario militare del monte Grappa è uno dei principali ossari militari della Grande Guerra e si trova sulla vetta del monte Grappa tra le province di Treviso, Vicenza e Belluno a 1.776 metri di quota. 
Una volta conclusa la Grande Guerra, sul massiccio del Grappa rimanevano molti cimiteri militari dislocati in diversi punti della montagna. Perciò, si pensò di costruire un unico cimitero monumentale sotto la vetta del monte, ma, terminati i lavori, a seguito di problemi di umidità delle gallerie appena realizzate, si decise di costruire l’attuale sacrario militare.
Progettato dallo stesso architetto che aveva ideato il sacrario militare di Redipuglia, Giovanni Greppi, e dallo scultore Giannino Castiglioni, la costruzione del sacrario cominciò nel 1932, mentre l’inaugurazione avvenne il 22 settembre 1935. Il sacrario è costituito da una serie di gradoni semicircolari che si sviluppano sul pendio che dalla strada conduce alla cima del sacrario. Ciò consente di sfruttare al meglio la pendenza del terreno, limitando le difficoltà di costruzione e, in definitiva, i costi di realizzazione. L’elemento caratterizzante del sacrario è il motivo a colombario utilizzato per i loculi destinati ad ospitare le salme dei soldati caduti. Il modello a colombario, unitamente all’uso della pietra viva e del bronzo per le chiusure dei loculi, vuole richiamare la classicità romana fortemente amata dalla committenza fascista.
Il sacrario contiene i resti di 22.950 soldati ed è così disposto:
settore nord, ossario austroungarico con 10.295 morti di cui 295 identificati,
settore sud, ossario italiano con 12.615 morti di cui 2.283 identificati.
Sul lato della via eroica, sono tumulati 40 caduti rinvenuti dopo la costruzione del Sacrario.
Tra i due ossari, c’è la cosiddetta via Eroica lunga 300 metri, con a lato i 14 grandi cippi recanti i nomi delle cime teatro di guerra.
All’inizio della via eroica, a nord, c’è il portale Roma: progettato e costruito dall’architetto Alessandro Limongelli ed offerto da Roma, sul portale è scolpito: “Monte Grappa tu sei la mia patria”, il primo verso della canzone del monte Grappa.
Al centro dell’ossario italiano c’è il sacello della Madonna del Grappa, la Vergine Ausiliatrice posta nella vetta il 4 agosto 1901 dal patriarca di Venezia Giuseppe Sarto (poi papa Pio X), a simbolo della fede cristiana nel Veneto. Durante la prima guerra mondiale, la Madonna del Grappa divenne simbolo della Patria e della protezione divina, al punto che una volta riparata dall’esplosione di una granata, prima di esser riposta nel sacello (4 agosto 1921) fece il giro dell’Italia su un vagone ferroviario al cui passaggio tutti lanciavano fiori, pregavano, piangevano, si inginocchiavano.
Nel sacrario c’è una tomba importante per la storia del Grappa, è quella del maresciallo d’Italia, generale Gaetano Giardino, che qui comandò l’armata del Grappa portandola alla vittoria finale.
Tra le tante sepolture colpisce in particolare la tomba n. 107 (settore austro-ungarico) del soldato Peter Pan e anche quella del soldato italiano Zicchi Antonio, perché inizialmente era stato catalogato come Ficchi Antonio.
Per arrivare al sacrario militare si percorre la strada Cadorna, costruita appositamente su ordine del generale Luigi Cadorna per dare supporto logistico alle linee difensive (venne ultimata il 7 ottobre 1917).
(Dal Web)

IL SOLDATO DIMENTICATO. La storia di Giovanni Battista Faraldi (Leucotea Edizioni Sanremo). In tutte le Librerie e Webstore.
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MARIA LUISA BUSI LA GIORNALISTA CHE NON È SCESA A COMPROMESSI CON LA RAI.

MARIA LUISA BUSI

Una maestra di vero giornalismo…!
Ecco una giornalista che ha avuto il coraggio di denunciare, a gran voce, la Rai: Maria Luisa Busi. Altro che Fedez, chiamato “il coraggioso” quando non ha avuto nulla da perdere. 
“Caro direttore ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell’edizione delle 20 del Tg1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali.
Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata.
Considero la linea editoriale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità.
Dov’è il Paese reale?
Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri?
E i quarantenni ancora precari?
E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori che si tolgono la vita?
Dov’è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare?
Quell’Italia esiste.
Ma il tg1 l’ha eliminata.
Anche io compro la carta igienica per mia figlia in una scuola pubblica, ma la sera, nel Tg diamo spazio solo ai ministri che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.”

Il 21 maggio 2010, in conseguenza dei persistenti contrasti con la linea editoriale, Maria Luisa Busi rassegna le dimissioni dalla conduzione del TG1 delle 20. A lei, tutto il nostro appoggio. Giornaliste, professioniste così, sono davvero rare. Ci ritroviamo solo pennivendoli e buffoni in cerca di visibilità.
(Da Web)

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&&& DANNI DA VACCINO COVID19 – LE SENTENZE DEI GIUDICI ETERO DIRETTI.

RA/Avv. DDr. Renate Holzeisen

La differenza tra la cosiddetta „intelligenza artificiale“ e il mestiere del Giudice, e della magistratura in generale, è purtroppo già andata in gran parte persa! Abbiamo scoperto che era l’utilizzo abusivo e aberrante del Massimario della Cassazione che già in autunno del 2021 (anni prima che li arrivassero cause relative all’obbligo „vaccinale“-Covid-19!) a „istruire“ i giudici del merito come decidere le rispettive cause. Noi avvocati impegnati sul tema avevamo intuito che dovevano esserci state delle istruzioni alla magistratura, vista la marea di sentenze e decreti di archiviazione di indagini su denunce ben documentate e che in netto e brutale disconoscimento della verità materiale hanno proclamato le stesse e identiche falsità e assurdità. Quello che, comunque, ulteriormente lascia allibiti, è che questa manipolazione sia stata fatta dal massimario della Cassazione. Detto questo e esprimendo profondo sconcerto per una tale situazione certo non è espressione di uno Stato di diritto, va però necessariamente evidenziato l’altro aspetto forse ancora più preoccupante: la stragrande parte dei magistrati, a cui erano stati assegnati fascicoli di cause sull’obbligo „vaccinale“-Covid-19, hanno evidentemente seguito ciecamente, senza il dovuto accertamento della VERITÀ MATERIALE, le „linee guida“ con fine manipolativo. Invece, ai sensi dell’art. 101 Costituzione il giudice è soggetto solo alla legge (e non a istruzioni a prescindere da chi arrivano!), e che ovviamente può applicare solo dopo aver accertato la verità materiale. Seguire ciecamente „istruzioni“, comunque inammissibili, significa ridursi a far parte di un algoritmo della cosiddetta intelligenza artificiale. È ora che la magistratura (ma anche altre professioni come i medici) si rendano conto che lasciarsi mettere al guinzagliò in attività centrale della loro professione in fin dei conti significa abolire la stessa professione, la stessa posizione da professionista (che sia magistrato, medico o altra professione che richiederà sempre la valutazione autonoma di un essere umano portatore di scienza e coscienza) per dare spazio alla cosiddetta „intelligenza artificiale“ che è IL RISCHIO per l’umanità. Mi auguro che la magistratura riconosca almeno adesso questo pericolosissimo cortocircuito.

RA/AVV. DDr. RENATE HOLZEISEN CONSIGLIERE PROVINCIALE PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO


PER LA SERIE…I MAGISTRATI SONO INDIPENDENTI E AGISCONO IN SCIENZA E COSCIENZA…!!!???
COVID19 – LA CORTE DI CASSAZIONE DETTA LA LINEA SUGLI EFFETTI AVVERSI.

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27 GENNAIO 2024 – GLI EBREI E LA GRANDE MENZOGNA SULLA SHOAH. SE DEVE ESSERE IL GIORNO DELLA MEMORIA…CHE SIA VERA MEMORIA…!


Oggi 27 gennaio 2024 ricorre la giornata della memoria a ricordo della Shoah ovvero della deportazione e “dell’olocausto” degli ebrei.
Già qualche mese fa, era stato ricordato il rastrellamento degli ebrei effettuato nel ghetto di Roma il 16 ottobre 1943. In quell’occasione gli ebrei deportati nel campo di concentramento di Auschwitz furono 1259 (su sei milioni…!?)…uomini, donne e bambini.
Perché nessuno, però, parla mai anche delle migliaia di italiani morti nelle foibe di Tito oppure dei Martiri di S. Anna di Stazzema o di Cefalonia?
Guardate la sottostante cartina geografica perché rende bene l’idea del grande sopruso che ha dovuto subire il Popolo Palestinese. Lo stato di Israele non è mai esistito…e la Terra di Palestina è sempre appartenuta agli arabi. Lo stato di Israele è stato forzosamente e artatamente imposto ai Palestinesi dalla risoluzione ONU N.181 del 29 novembre 1947.
Gli ebrei, bugiardi per definizione, hanno messo sul piatto di quella trattativa, la morte di circa 6 milioni di ebrei nei lager nazisti. Non so dove gli ebrei abbiano preso questa cifra…forse dalle note spesa di Adolf Hitler o dal diario di Anna Frank…!?
Solo a titolo d’esempio, durante tutta la guerra del Vietnam (1964-1975) le vittime civili sono state in totale, circa 2 milioni.
Quindi i 6 milioni di ebrei eliminati nei campi di concentramento Tedeschi rappresentano una cifra artefatta, palesemente falsa e frutto della fervida fantasia bugiarda degli ebrei…falsi per definizione.

UNO STATO DI ISRAELE NON È MAI ESISTITO

Con tutto il mio rispetto e la massima comprensione per le sofferenze imposte al popolo ebreo vorrei aggiungere qualche altra considerazione personale.
Sono circa 3mila anni che il popolo ebreo condiziona e affligge l’intera umanità.
Basterebbe approfondire la storia di quel popolo e si avrebbe la conferma di quanto sia complessa e sfuggente l’attuale narrativa in merito. Evitiamo intenzionalmente le colorite fantasie delle memorie bibliche e ci presentiamo direttamente nel Medio Evo, in periodi a noi più vicini. Nel corso della Storia non si è mai sentito nessuno parlare bene degli ebrei e mi astengo dal proporre le severe aggettivazioni ricorrenti, in particolare, nei rapporti fra gli Ebrei e le Popolazioni europee e arabe. Nel corso dei secoli, feroce e convinto, fu lo scontro fra la Chiesa Cattolica e il Popolo ebreo (il popolo deicida…!) ritenuto responsabile della morte di Gesù Cristo, tema principale e ricorrente dell’antisemitismo cristiano. Compreso il potere decisamente eversivo e destabilizzante degli ebrei, la stessa chiesa cattolica si prodigò per rinchiuderli nei ghetti. Papa Paolo IV, il 14 luglio 1555, fece emettere la bolla pontificia “Cum nimis absurdum” – “è oltremodo assurdo…!” con la quale istituì il ghetto di Roma e le conseguenti innumerevoli limitazioni per la popolazione ebraica.
I ghetti sono poi sorti, assai numerosi, nelle maggiori città europee.
Gli ebrei sono bugiardi e levantini per natura e usurai per vocazione. In Spagna, già nel medio evo, gli ebrei venivano chiamati marrani ovvero…porci.
Venendo ai giorni nostri, l’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023 è stato un atto di difesa del Popolo Palestinese nei confronti del sempre più invadente e arrogante Popolo di Israele. Le vittime incolpevoli meritano, sempre rispetto, indipendentemente dal fronte sul quale esse sono esposte specialmente quando si tratta di giovani e di bambini. L’attacco del 7 ottobre è stato un atto deliberato di Hamas che aveva come unico scopo quello di convogliare l’attenzione mondiale sulle dimenticate, grandi sofferenze del Popolo Palestinese. I Palestinesi sono giornalmente vittime del massacro da parte israeliana condotto con un armamento modernissimo. Le vittime palestinesi sono già circa 30mila e soprattutto bambini. LA LEZIONE DELLA SHOAH NON È SERVITA A NULLA…!

2023-2024 – I 10 PIÙ PERICOLOSI CRIMINALI DI GUERRA…!
IL POTERE ECONOMICO È SEMPRE STATO IN MANO AGLI EBREI E GESTISCONO LE PIÙ IMPORTANTI BANCHE DEL MONDO…!
L’OPERA D’ARTE DI OMAR ESSTAR
“LA SOFFERENZA DEI BAMBINI PALESTINESI”

MI CHIAMAVO MOHAMMED HAITHAM AL-TAMIMI ed ero UN BAMBINO PALESTINESE…! Avevo meno di tre anni quando i militari israeliani guidati dal criminale di guerra Benjamin Netanyahu mi hanno sparato un colpo alla testa.
Questi i miei funerali.

DIRÒ TUTTO A DIO…!
GIORGIA MELONI SEI SEMPRE STATA DALLA PARTE SBAGLIATA…!

Vi invito ad analizzare i dati di questo post e a paragonarli, poi, con la grande bugia dei 6 milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento nazisti.

2022 – GLI EBREI IN EUROPA.
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PERCHÈ NON CREDO IN DIO…!? CARLO ROVELLI.

Melania Costa 

“Diverse persone mi hanno chiesto perché dico che non credo in Dio. Ecco la mia risposta. 
A me non piacciono quelli che si comportano bene per paura di finire all’inferno. Preferisco quelli che si comportano bene perché amano comportarsi bene. 
Non mi piacciono quelli che sono buoni per piacere a Dio. Preferisco quelli che sono buoni perché sono buoni. 
Non mi piace rispettare i miei simili perché sono figli di Dio. Mi piace rispettarli perché sono esseri che sentono e che soffrono. 
Non mi piace chi si dedica al prossimo e coltiva la giustizia pensando in questo modo di piacere a Dio. Mi piace chi si dedica al prossimo perché sente amore e compassione per le persone.
A me non piace sentirmi in comunione con un gruppo di persone stando zitto dentro una chiesa ascoltando una funzione. Mi piace sentirmi in comunione con un gruppo di persone guardando i miei amici negli occhi, parlando con loro, e guardando il loro sorriso. 
Non mi piace emozionarmi davanti alla natura perché Dio l’ha creata così bella. Mi piace emozionarmi perché è così bella.
Non mi piace consolarmi della morte pensando che Dio mi accoglierà. Mi piace guardare in faccia la limitatezza della nostra vita e imparare a sorridere con affetto a sorella morte. 
Non mi piace chiudermi nel silenzio e pregare Dio. Mi piace chiudermi nel silenzio e ascoltare le profondità infinite del silenzio. 
Non mi piace ringraziare Dio: mi piace svegliarmi al mattino, guardare il mare e ringraziare il vento, le onde, il cielo e il profumo delle piante, la vita che mi fa vivere, e il sole che si alza.
A me non piacciono quelli che mi spiegano che il mondo l’ha creato Dio, perché penso che non lo sappia nessuno di noi da dove viene il mondo; penso che chi dice di saperlo si illude; preferisco guardare in faccia il mistero, sentirne l’emozione tremenda, piuttosto che cercare di spegnerla con delle favole. 
A me non piacciono coloro che credono in Dio e così sanno dove sta la Verità, perché penso che in realtà siano ignoranti quanto me. Penso che il mondo è per noi ancora uno sterminato mistero. A me non piacciono quelli che conoscono le risposte. Mi piacciono di più quelli che le risposte le cercano, e dicono «non so».
Non mi piace chi dice di sapere cosa è bene e cosa è male, perché sta in una chiesa che ha il monopolio di Dio, e non vede quante diverse chiese esistono al mondo. Quante morali diverse, e ciascuna sincera, esistono al mondo. 
Non mi piace chi dice a tutti cosa tutti devono fare, perché si sente forte grazie al suo Dio. Mi piace chi mi dà suggerimenti sommessi, chi vive in un modo che mi stupisce e ammiro, chi fa scelte che mi emozionano e mi fanno pensare.
Mi piace parlare agli amici, provare a consolarli se soffrono. Mi piace parlare alle piante, dare loro da bere se hanno sete. Mi piace amare. Mi piace guardare il cielo in silenzio. Mi piacciono le stelle. Mi piacciono infinitamente le stelle. 
Non mi piace chi si rifugia nelle braccia di una religione quando è sperso, quando soffre; preferisco chi accetta il vento della vita, e sa che gli uccelli dell’aria hanno il loro nido, ma il figlio dell’uomo non ha dove posare il suo capo.
E siccome vorrei essere simile alle persone che mi piacciono, e non a quelli che non mi piacciono, non credo in Dio”.
Carlo Rovelli, fisico e saggista
(Dal Web)

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