| L | M | M | G | V | S | D |
|---|---|---|---|---|---|---|
| « dic | ||||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 |
| 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 |
| 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 |
| 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 |
| 29 | 30 | 31 | ||||
Postato su dicembre 8th, 2009 da Aldo.
Categorie: Poesie - Poems.
Romano Oss dedica questo suo racconto ai “bambini” di tutte le eta’ .
Una volta, in un tempo molto, molto lontano, uomini e orsi erano fratelli e vivevano assieme felici nei boschi. L’orso era l’animale più forte, considerato il re della foresta e tutti gli animali lo obbedivano. L’uomo, diversamente dall’orso, era sempre molto curioso e voleva sapere che cosa ci fosse sulle montagne, al di la del mare, dentro le profonde grotte della Terra, ma l’orso non capiva questa curiosità: “Qui ci sono le bacche, ci sono i funghi, gli alberi e la pace, perché curarsi del sapere che c’è altrove?” Così diceva l’orso al suo fratello uomo e lo guardava con compassione e tristezza perché sapeva che quella sua inquietudine lo avrebbe portato ad allontanarsi dalla foresta e a trovare delusione e infelicità, ma così era, e l’orso sapeva benissimo che non avrebbe potuto cambiare le cose. E un bel giorno l’uomo abbandonò la foresta, salutò l’amico orso e incominciò a costruire le città dove iniziare la sua nuova vita, cambiando le abitudini e i modi di vivere, ma anche se gli orsi non seguirono gli uomini, l’amicizia e il rispetto non vennero mai meno, gli orsi abitavano i boschi e gli uomini abitavano le città. La vita di uomini e orsi prese sentieri diversi, ma spesso si incrociò, alcuni orsi abbandonando la foresta tornarono a vivere con gli uomini e anzi divennero forti guerrieri come il valoroso re Artù, un re orso che portò la pace nelle terre dei Celti. Con il passare del tempo anche le abitudini di uomini e orsi cambiarono, e gli antichi fratelli si frequentarono sempre meno; all’inizio dell’inverno gli orsi incominciarono ad andare in letargo, mentre gli uomini sempre più impegnati nelle loro nuove attività, lontane dal mondo della natura, continuavano la loro vita sempre più indaffarati, ma non dimenticavano i fratelli orsi e ai primi di novembre quando questi se ne andavano a dormire per il riposo invernale gli uomini li salutavano dai loro paesi e villaggi organizzando grandi feste per salutare il riposo del più forte della foresta. Quando poi, in primavera, gli orsi si svegliavano ai primi di febbraio, gli uomini accoglievano la loro uscita dalle grotte accendendo grandi fuochi sulle montagne. Gli uomini poi dedicarono all’amico il nome di due costellazioni così che marinai possano trovare la strada di casa osservando i due grandi orsi del cielo, l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore. Poi vennero i Santi. Quando i predicatori del cristianesimo raggiunsero i luoghi di montagna si spaventarono vedendo che quelle popolazioni di montagna vivevano senza conoscere la verità del vero Dio e che anzi, veneravano e adoravano l’orso. Il problema non era di facile soluzione anche perché i primi missionari che andarono a predicare la parola della fede contro il re della foresta furono uccisi, divenendo così i primi martiri. Però i cristiani non intendevano essere sconfitti dall’orso e pian piano riuscirono a convincere quelle popolazioni ad accettare la loro religione e a dimenticare quella dell’orso. Così, pur mantenendole, riuscirono a cambiare il nome alle feste: il giorno dell’inizio del letargo divenne la festa dedicata a San Martino, l’11 di novembre, mentre quella del risveglio, il due febbraio divenne la Candelora, in cui la processione delle candele sostituì quella dei fuochi sui monti. Mentre le feste religiose sostituivano gli antichi rituali dedicati all’orso, questi, rattristato dal voltafaccia del suo amico fratello uomo, si ritirò ancora più dentro nel profondo della foresta, ma mantenne il suo dominio come animale più forte e rispettato. Gli uomini pur accettando la nuova religione non dimenticavano il loro grande fratello orso e ancora gli portavano grande rispetto, ma ciò continuava a non piacere ai santi e quindi decisero che anche l’Orso doveva obbedire all’uomo di fede e anzi, doveva essere spodestato dal suo trono. Fu così che molti santi, raccontano le leggende, riuscirono a farsi obbedire dagli orsi: San Colombano riuscì a domare un orso che non voleva cedergli la grotta, San Gallo tolse la spina dalla zampa di un orso e lo trasformò nel suo servitore, un orso al Brennero mangiò il cavallo a San Corbiniano e questi furente costrinse l’orso a portare i suoi bagagli fino a Roma. Infine gli evangelizzatori per far dimenticare completamente l’orso come animale da adorare portarono il leone, come re della foresta, anche se sulle Alpi nessuno aveva mai visto leoni. Così il povero orso, cacciato per la pelliccia, rinchiuso nelle gabbie degli zoo, fatto ballare nelle fiere, divenne sempre più triste e pian piano scomparve dalle Alpi. Per fortuna i bambini hanno sempre avuto fiducia nella sua forza e lo hanno sempre voluto nel letto a difendere il loro sonno. Custode muto di piccoli e grandi segreti, di sogni e desideri, ci accompagna nella faticosa ricerca della nostra identità. Dalle buie caverne del Paleolitico, dai miti antichi e dalle leggende di tutto il mondo è tornato a noi seguendo un filo lungo e antico che non si è mai spezzato. È tornato per farsi guardiano dei piccoli che condividono la sacralità del gioco, così come un tempo gli uomini condividevano i vasti territori di caccia e il buio delle caverne.
p.s. il 16 luglio 1969 è partito con i compagni Collins, Armstrong e Aldin per il viaggio più importante dell’umanità, Teddy Bear è sbarcato sulla Luna.
Romano Oss e’ docente di Estimo all’Istituto Tecnico per Geometri “Andrea Pozzo” di Trento. Spesso potete incontrare Romano, anche nei reparti pediatrici degli ospedali di Trento dove, con i suoi racconti, riesce a strappare un sorriso alla sofferenza dei bambini ricoverati. Questo suo racconto trova riscontro storico nelle documentazioni ufficiali dedicate.
Postato su settembre 5th, 2009 da Aldo.
Categorie: Poesie - Poems.
La giovinezza non e’ un periodo della vita, e’ uno stato d’animo che consiste in una certa forma di volonta’, in una disposizione dell’ immaginazione, in una forza emotiva; nel prevalere dell’audacia sulla timidezza, e della sete dell’avventura sull’amore per le comodita’. Non si invecchia per il semplice fatto di avere vissuto un certo numero di anni, ma solo quando si abbandona il proprio ideale. Se gli anni tracciano i loro solchi sul corpo, la rinuncia all’entusiasmo li traccia sull’anima.
La noia, il dubbio, la mancanza di sicurezza, il timore e la sfiducia sono lunghi anni che fanno chinare il capo e conducono lo spirito alla morte.
Essere giovani significa conservare a sessanta o settant’anni l’amore del meraviglioso, lo stupore per le cose sfavillanti e per i pensieri luminosi; la sfida intrepida lanciata agli avvenimenti, il desiderio insaziabile del fanciullo per tutto cio’ che e’ nuovo, il senso del lato piacevole dell’esistenza. Voi siete giovani come la vostra fiducia, vecchi come la vostra sfiducia; giovani come la vostra sicurezza, vecchi come il vostro timore; giovani come la vostra speranza, vecchi come il vostro sconforto.
Resterete giovani finche’ il vostro cuore sapra’ ricevere i messaggi di bellezza, di audacia, di coraggio, di grandezza e di forza che vi giungono dalla terra, da un uomo o dall’infinito.
Quando tutte le fibre del vostro cuore saranno spezzate e su di esso si saranno accumulate le nevi del pessimismo e il ghiaccio del cinismo, e’ solo allora che diverrete vecchi e possa Iddio avere pieta’ della vostra anima. (Samuel Ullman)
Postato su giugno 26th, 2009 da Aldo.
Categorie: FATTI E MISFATTI - FACTS and CRIMES.
Il 27 giugno 1980 alle ore 20.59, si consumava nei cieli d’Italia, una delle tragedie piu` angoscianti e misteriose che, la storia recente del nostro Paese, abbia mai conosciuto. Il volo Itavia IH 870 da Bologna a Palermo con aereo DC9 I-TIGI, precipitava in mare a circa 50 miglia nautiche a nord dell’isola di Ustica. Alle 81 vittime di quella sciagura aerea ed ai loro familiari rivolgiamo un rispettoso e deferente omaggio.Molto e` stato scritto in merito a questo gravissimo incidente aereo. Sono state avanzate, da parte di improvvisati “giudici senza toga”, le ipotesi piu` stravaganti e le illazioni piu` infamanti. Un velenoso cocktail di presunzione, di ignoranza, di arroganza e di ostentata protervia anche nei confronti del delicato e proficuo lavoro della Magistratura giudicante.Talune note frange del contesto socio-mediatico nazionale, si sono sbizzarrite, nel corso di tutti questi anni, ad inseguire fantasiose elucubrazioni e ricostruire fantastici scenari di quel tragico evento. Era pero` evidende che nella ricerca di “una loro verita`” su quanto avvenuto a bordo di quell’aereo, si celava in realta` un subdolo tentativo di avvalorare ipotesi accusatorie palesemente insostenibili che, peraltro, nel corso di questi lunghi anni, non hanno mai trovato nemmeno il seppur minimo riscontro indiziario.Il processo che ne e` seguito, ha visto, quali principali indagati, I vertici dell’Aeronautica Militare Italiana dell’epoca. I “Generali traditori”, rei di avere programmato ed abilmente nascosto l`abbattimento di un aereo civile, sono stati sottoposti, per anni, ad una vergognosa gogna mediatica in totale spregio di quel nobilissimo dettato giuridico-costituzionale che riguarda il principio di presunzione di innocenza . Ebbene, quel processo si e` concluso, dopo quasi trent’anni, in tutti i suoi tre gradi di giudizio, con la piena assoluzione di tutti gli imputati perche` “il fatto non sussiste”. Alle 81 vittime di quell’incidente aereo vanno quindi aggiunte anche le numerose “vittime” di quel vergognoso, irresponsabile, strumentale e protervo circo mediatico. In tutti questi anni non sono mai stati individuati I colpevoli. Cio` non vuol dire pero` che, i veri colpevoli, non ci siano. Anche questo incidente rimarra`, forse, senza risposte e con un grande, inquietante punto di domanda. Esso trovera` posto negli archivi della memoria storica del nostro Paese, sara` consegnato all’oblio e si perdera` nella notte dei tempi. Ma soprattutto, come purtroppo e` gia` avvenuto per altri tragici eventi della storia italiana, per ora, non vi e` nessun colpevole! Di quelle povere vittime rimarra` solo un ricordo. Nel cuore dei familiari, il dolore, la sofferenza e la solitudine faranno da perenne cornice ad angoscianti interrogativi ed a una comprensibile, frustrante grande delusione. Ma…i reati di strage, se di strage si tratta, non cadono in prescrizione!Il lettore si chiedera` il motivo per cui mi permetto di rievocare ed esprimere le mie impressioni su questi tragici accadimenti. Ebbene, il giorno 27 giugno 1980 anch`io ero in volo ai comandi di un altro aereo DC9 ITAVIA. Solo qualche ora prima, in rotta quasi opposta a quella dell’aereo caduto, ho attraversato infatti la stessa porzione di spazio aereo ma nulla faceva presagire l`imminente tragedia. Il Destino, cinico e baro, non si limita a colpire alle spalle ma, talvolta, si prende anche gioco di noi…il giorno precedente avevo effettuato ben tre voli con il DC9 ITAVIA I-TIGI poi precipitato in mare. Il secondo motivo per cui mi sento qualificato ad esprimere le mie riflessioni su questo incidente, deriva dal fatto che per circa dieci anni, fino agli inizi del 1979, ho operato come pilota militare su velivoli caccia intercettori F104S. Sono stato in forza al 22.mo Gruppo Caccia del 51.mo Stormo di stanza ad Istrana (Treviso) . Conosco perfettamente le dinamiche del volo operativo di un caccia intercettore e posso quindi parlarne con cognizione di causa.Prima di staccare le ruote dalla pista di decollo, un caccia intercettore della nostra Aeronautica Militare, specie se caricato con armamento reale, deve subire una miriade di controlli e verifiche da parte di molte persone. I tecnici addetti alla manutenzione, i tecnici addetti alla linea di volo, gli addetti ai servizi di vigilanza e sicurezza, gli addetti al servizio anticendio, gli armieri, gli addetti alla torre di controllo etc. sono tutte persone che non possono non vedere. Caricare un missile sotto le ali di un velivolo e` un’operazione complessa che comporta una serie di autorizzazioni speciali e specifiche. Presentarsi al deposito munizioni di un aeroporto militare per prelevare un missile non e` come entrare dal tabaccaio per comperare un sigaro toscano! Se alla fine delle operazioni quel missile non viene riportato in deposito, centinaia di persone ne conoscono il motivo.Una volta in volo, gli aerei (nelle missioni operative con armamento reale gli aerei sono sempre almeno due) vengono guidati sul potenziale bersaglio, dai controllori radar del servizio “guida caccia” competenti per territorio. Prima di attivare il sistema di lancio e quindi “premere il grilletto”, i piloti devono pero` eseguire delle particolari procedure di identificazione e di autenticazione dell`eventuale ordine di abbattimento ricevuto. Questa e` una procedura che prevede l`attivazione e la verifica di codici speciali di cui sono a conoscenza solo i piloti e i controllori guida caccia che in quel preciso momento stanno operando. L’azione del pilota quindi non e` limitata alla semplice condotta dell`aereo ma, in previsione del lancio di un missile, il pilota deve eseguire, in corretta sequenza, anche una serie di operazioni che escludono la possibilita` di lancio accidentale di un missile “attivo”. La semplice pressione sul grilletto di tiro non provoca infatti alcun effetto. Il missile, per partire ed attivarsi, ha bisogno di una serie di “autorizzazioni” elettrico-meccaniche da parte dei computers di tiro posti a bordo dell’aereo stesso. Infine, un aereo decollato con armamento reale, al momento del suo rientro alla base madre o su un qualsiasi altro aeroporto militare italiano, viene sottoposto, da parte di piu` persone, ad una altrettanto severa e ineludibile serie di controlli. E` impossibile non accorgersi dell’eventuale mancanza di un missile. Concludendo, le operazioni di volo e la catena di comando e controllo della Difesa Aerea Italiana sono molto piu` complesse e sofisticate di quanto si possa pensare. Tutte le operazioni sono frutto pero` di una altrettanto complessa, attenta e qualificata sinergia che non lascia spazio a margini di errore.Ai fini di una piu` agevole comprensione di queste mie note, ho volontariamente semplificato la presentazione di queste procedure. Ho utilizzato un linguaggio spero comprensibile e non tecnico. Questa lunga presentazione mi serve quindi per affermare, con la massima serenita`, che, in tempo di pace, nell’ Aeronautica Militare Italiana, le regole di ingaggio e le relative procedure erano e sono cosi` rigide, stringenti e restrittive che l’ordine di abbattere un aereo civile NON POTEVA E NON POTRA` MAI ESSERE DATO.Cosa e` successo quindi a bordo di quell’aereo la sera del 27 giugno 1980? Personalmente ritengo non condivisibile l’ipotesi di un cedimento strutturale. Piu` probabile invece e` l’ipotesi di un’esplosione interna all’aeromobile come sembra apparire anche dalle evidenze di alcune qualificate perizie tecniche. Altra considerazione riguarda la cabina di pilotaggio di quell’aereo, all’interno della quale, come in tutti gli aerei DC9, alle spalle del secondo pilota, erano posizionate due grosse bombole di ossigeno da utilizzare, solo in caso di emergenza, per fornire ossigeno sia alle mascherine dei passeggeri sia alle maschere dei piloti.Da non dimenticare infine che il 2 agosto 1980, esattamente 36 giorni dopo Ustica, veniva firmata con il sangue di moltissimi innocenti, la strage alla stazione di Bologna. I due tragici fatti sono fra loro correlati? Io non sono in grado di rispondere.Quanto sopra rappresenta unicamente il mio pensiero. Non sono il difensore d’ufficio di nessuno. Questo mio lavoro vuole essere un umile contributo alla ricerca della verita` sul caso Ustica. E` un lavoro che dedico a chi sa valutare, analizzare e comprendere con il necessario distacco e la dovuta serenita`un evento cosi` tragico della storia d`Italia. E` anche un invito a non cedere alla rassegnazione, ad avere fiducia nello Stato, nelle sue Istituzioni e nella Giustizia. Il tempo e` sempre galantuomo.In questo triste anniversario, rivolgo ancora un doveroso omaggio alle vittime e, un particolare pensiero, e` per i colleghi Domenico Gatti, Enzo Fontana, Paolo Morici e Rosa De Dominicis che erano i componenti dell`equipaggio titolare di quel volo. Aldo Rossi. Valternigo di Giovo (Trento) 27 giugno 2009.caccia-f104s-in-volo.jpg, autore.jpg
Postato su giugno 16th, 2009 da Aldo.
Categorie: FATTI E MISFATTI - FACTS and CRIMES.
Alla REGIONE CARABINIERI “TRENTINO ALTO ADIGE”
Stazione di Cembra
Via IV novembre, 6
38034 CEMBRA
ESPOSTO-DENUNCIA
Il sottoscritto Aldo Rossi, residente a Valternigo di Giovo in Via S. Floriano n° 3 si rivolge a codesto Comando per esporre quanto di seguito.
Il Signor Riccardo Brugnara, Sindaco del Comune di Giovo, ha autorizzato la costruzione di un muro in cemento armato sul terreno di mia proprietà P.F. 2101/2 situato nel comune di Giovo in prossimità della frazione di Valternigo.
La costruzione del suddetto muro è già stata iniziata ed in qualità di proprietario responsabile del fondo, a me, non è stata fatta alcuna notifica e non è stata presentata nemmeno la relativa documentazione di prassi.
In merito a quanto sopra, declino ogni responsabilità per eventuali lesioni o danni a persone e cose.
Accludo alla presente una sintesi orientativa della lettera che invierò al Signor Sindaco.
In Fede
Aldo Rossi
Via S. Floriano, N° 3
38030 Valternigo di Giovo
Valternigo di Giovo, 15 giugno 2009.
Questo è un allegato all’Esposto-Denuncia presentato alla Stazione dei Carabinieri di Cembra il giorno 15 giugno 2009 da Aldo Rossi.
Sintesi orientativa del testo della lettera che invierò prossimamente al Signor Sindaco del Comune di Giovo.
Egregio Signor Sindaco,
mio malgrado, sono ancora costretto ad intervenire nei suoi confronti.
A Valternigo di Giovo, gli operai del Comune, hanno iniziato la costruzione di un muro su un terreno di mia proprietà (P.F. 2101/2)
LE CHIEDO:
1 – chi l’ha autorizzata a costruire il muro sul terreno di mia proprietà?
2 – dove sono i relativi progetti e da chi sono stati autorizzati?
3 – dove sono le necessarie licenze e autorizzazioni?
4 – dove è il parere della Commissione paesaggistico ambientale della P.A.T. ?
5 – chi ha verificato la conformità urbanistica e paesaggistica dell’intervento?
6 – dove è l’autorizzazione del Servizio forestale e Fauna della P.A.T. ?
7 – dove è la relativa perizia geologica?
8 – dove è il parere della Commissione Edilizia del Comune di Giovo?
9 – chi è il Direttore dei lavori?
10 – chi è il Responsabile della sicurezza sul cantiere?
11 – chi risponde in caso di incidente sul cantiere? Lei?
12 – chi ha sottoscritto la fideiussione a garanzia di esecuzione in conformità al progetto?
13 – chi ha versato la cauzione per gli eventuali danni prodotti in corso d’opera?
La lista di cui sopra non è una mia invenzione. Essa rappresenta solo una parte della complessa documentazione che il Comune stesso pretende da chi richiede di poter fare anche la semplice recinzione di un orto!
Voi, però, vi permettete di costruire un intero muro in cemento armato, su un terreno privato, senza avvertire il proprietario, senza la prevista documentazione e senza le relative autorizzazioni.
La sua spregiudicata, arrogante e disarmante ingenuità mi impone di intimarle l’immediata sospensione dei lavori sulla mia proprietà e la sollecita messa in sicurezza dell’intero cantiere.
La riterrò personalmente responsabile di eventuali lesioni e danni a persone o cose.
Il muro in questione dovrà essere tempestivamente demolito e il terreno interessato dovrà essere adeguatamente bonificato e riportato allo stato originario.
Aldo Rossi
Ringrazio il Qutidiano ”TRENTINO” che, da sempre sensibile e vicino ai problemi della nostra gente, il giorno 17 giugno 2009, ha pubblicato un articolo in merito
Visualizza immagine
Postato su febbraio 26th, 2009 da Aldo.
Categorie: FATTI E MISFATTI - FACTS and CRIMES.
Il giorno 20 febbraio 2009 ho presentato alla Stazione Carabinieri di Cembra (TRENTO) un esposto-denuncia contro il Signor Sindaco del Comune di Giovo. Un click sui link sottostanti vi consentira` di leggere il testo della denuncia e acquisirne i contenuti. Il modo di fare (non fare) del Signor Sindaco, mi e`gia` ben noto, non ho bisogno di ulteriori conferme. Qualche parola vorrei dedicarla pero`alla Comunita` del paese di Valternigo che e`direttamente interessata alla problematica da me sollevata. La gente di questa piccola frazione del Comune di Giovo -un centinaio di anime- e` onesta, laboriosa e abituata alle dure fatiche di chi vive nelle avare terre di montagna. Lavoro, lavoro e ancora lavoro. Non c`e` tempo per le chiacchere, se qualcosa non va si tace e si sopporta in silenzio. Questa regola, prevede l`applicazione dell`antica saggezza di un codice non scritto, ma ben codificato nel DNA di questa gente abituata, da sempre, al sacrificio e alla sofferenza. Chi deve lavorare non ha tempo per protestare…<<tanto non ti ascolta nessuno!>> Sopportazione e rassegnazione dunque…SUDDITI NON CITTADINI! Il Potere, che conosce benissimo questa criticita` della condizione umana, la volge a suo vantaggio e ne approfitta. Cosi`, se sei amico del satrapo di turno, puoi permetterti anche di chiudere al traffico la via principale di un piccolo paese di montagna e penalizzarne l`intera Comunita`. Chi deve intendere intenda!
Aldo Rossi Valternigo di Giovo, 26 febbraio 2009.
P.S. : ringrazio vivamente il Quotidiano locale “TRENTINO” che nell`edizione di ieri, a pag. 23, ha dato voce a chi non e` piu` disposto a subire in silenzio.
comunicazione-al-difensore-civico.htm
Postato su febbraio 26th, 2009 da Aldo.
Categorie: FATTI E MISFATTI - FACTS and CRIMES.
Il giorno 20 febbraio 2009 ho presentato, alla Stazione dei Carabinieri di Cembra (TRENTO), una denuncia contro ignoti per un atto di vandalismo avvenuto in un piccolo appezzamento di terreno di mia proprieta`. Con un click sui link in calce al presente articolo, potrete leggere il testo della denuncia e vedere anche una fotografia . Il danno in se`e` irrilevante ma l`atto denota come, in certe menti malate, vive ancora l`ancestrale errato concetto di farsi giustizia da soli, in modo semplice e sbrigativo. Un tempo era sufficiente una spiegazione, un accordo verbale e una semplice stretta di mano. Oggi abbiamo invece bisogno di giudici, avvocati e notai. Mi ritorna cosi` alla mente un antico proverbio attribuito alla grande Saggezza Cinese che dice: <<a noi l`Etica e la Morale, ai barbari il Diritto!>> E` vero, paradossalmente, il Diritto serve solo ai barbari.
Aldo Rossi Valternigo di Giovo, 26 febbraio 2009.
Postato su febbraio 5th, 2009 da Aldo.
Categorie: Poesie - Poems.
Vita senza vita.
Corpo senza corpo.
Amore senza amore.
Pianto senza lacrime.
Dolore senza dolore.
Pieta` senza pieta`.
Dolcezza senza cuore.
Sole senza calore.
Vita non vita…irraggiungibile prossimita`?!
Stella fra le stelle.
(Anna Chiara Frantema)
5 febbraio 2009.
Postato su novembre 11th, 2008 da Aldo.
Categorie: FATTI E MISFATTI - FACTS and CRIMES.
Domenica scorsa gli Elettori Trentini hanno riconfermato nella carica di Presidente della Provincia Autonoma di Trento il Signor Lorenzo Dellai. Questa e` la volonta` popolare espressa dal voto depositato nelle urne e come tale e` sacra e va rispettata. I Trentini sono gente tranquilla, silenziosa, operosa…niente chiacchere, solo fatti concreti e soprattutto nessun cambiamento. I cambiamenti sono…o atti di coraggio o atti di incoscienza. Cambiare, infatti, non significa sempre migliorare pero` se mai si cambia mai si migliora.Io non ho votato per il Signor Lorenzo Dellai. Chi ha avuto la pazienza di navigare fra le pagine elettroniche del mio sito web, ne conosce anche le ragioni.Il Senatore Sergio Divina, candidato dell`opposizione, ha detto che il Signor Lorenzo Dellai ha trascorso la sua campagna elettorale girando il Trentino con una valigetta 24ore piena di denaro da distribuire alle famiglie ed alle aziende in difficolta`. Sembra pero`, aggiungo io, che il suddetto denaro sia finito molto in fretta e, altrettanto in fretta, il Signor Lorenzo Dellai si e` preoccupato di dire, nelle sue interviste alle TV locali, che altro denaro sarebbe stato distribuito dopo la consultazione elettorale. Bonta`sua! Questo modo di fare mi ha richiamato alla memoria lo scaltro agire di un politico di altri tempi. Detto signore era aduso, prima di una consultazione elettorale, regalare ai suoi potenziali elettori 1Kg di spaghetti e una scarpa sinistra. La scarpa destra gliela avrebbe data solamente ad elezioni avvenute. Da allora, a quanto sembra, le cose non sono cambiate. Come siamo caduti in basso!La ciliegina sulla torta l`ha messa pero` l`Onorevole Walter Veltroni esimio esponente nazionale del Partito Democratico. Detto signore non piu` tardi della settimana scorsa ci aveva detto di avere vinto le elezioni in Arkansas, in Oklahoma, nello stato di New York, in Alabama, nello Utah……e in Ohio. Ieri ha detto di averle vinte anche in Trentino. Scusate, come mai questo signore a Roma siede nei banchi di una sgangherata e squallida opposizione?Lo stesso Onorevole Walter Veltroni ha poi aggiunto che il modello politico trentino e` un modello da esportare nel resto d`Italia. Questo signore, mi chiedo, conosce la realta` trentina o parla solo per parlare? I privilegi (loro li chiamano vantaggi!) e l`assistenzialismo “mirato” ( loro lo chiamano solidarieta`!), due tipicita` inconfutabili del suddetto modello, si fermerebbero, a mio avviso, non oltre la chiusa di Borghetto ovvero qualche chilometro a sud di Trento. Assieme al modello e al Principe dovrebbero infatti esportare anche l`intera corte di vassalli, valvassini, valvassori, giullari, menestrelli, saltimbanchi, nani, ballerine e dame di compagnia.I servi della gleba rimarrebbero necessariamente a casa. La piccola e vera e sana imprenditoria locale infatti, “antiparassitario” per eccellenza, non troverebbe posto sulle carrozze dell`allegro convoglio perche` essa e` completamente sconosciuta ed estranea al modello da esportare.Cari Trentini, io rispetto ed ancora mi inchino innanzi alla vostra scelta. Vi auguro che sia veramente la scelta migliore perche`…FABER EST SUAE QUISQUE FORTUNAE…ciascuno e` artefice della propria fortuna. Altri cinque anni, quali sventurati sudditi del Principe Vescovo, saranno assai lunghi da passare! Auguri. Aldo Rossi Valternigo di Giovo (Trento), 11.11.2008
Postato su settembre 24th, 2008 da Aldo.
Categorie: FATTI E MISFATTI - FACTS and CRIMES.
Lettera aperta al Sig. Lorenzo Dellai
Presidente della Provincia Autonoma di Trento
Signor Presidente,
il prossimo 26 ottobre I Trentini saranno chiamati alle urne per il rinnovo della Amministrazione Provinciale. E` giunto il tempo del redde rationem per lei, la sua Giunta e la pletora di Amministratori, Dirigenti e Funzionari della Provincia Autonoma di Trento.
In questi giorni, un misterioso e puntualissimo timer, ha innescato un feroce attacco alla sua Amministrazione e gia` si parla di tangentopoli trentina.
Personalmente ritengo che quanto emerso rappresenti solo la punta di un gigantesco iceberg e l`evidenza di una peste ben piu` ampia e diffusa.
Turbativa d`asta, appalti truccati, corruzione, truffa, abuso d`ufficio, concussione? Lasciamo lavorare la Magistratura ed evitiamo deviazioni giustizialiste.
Rimane il fatto che qualche suo stretto collaboratore pare sia stato pizzicato per aver dato qualche robusta zampata a un tocco di lardo.
Come ampiamente riportato dalle cronache, sembra, che la sua Amministrazione abbia da sempre favorito, con una pioggia battente di contributi pubblici, le grandi lobbies imprenditoriali e territoriali trentine aiutando gli amici, gli amici degli amici nonche` i cartelli autorizzati.
Una esasperata e deviante cultura consociativa ha poi di fatto ridotto e quasi annullato la responsabilita` individuale e nessuno in questa Provincia, sia nel pubblico sia nel privato, ha mai pagato per i propri errori di gestione. L`unico a pagare e` sempre il povero Pantalone ovvero la ormai rassegnata Comunita` silente.
Il Trentino non ha come simbolo l`orso, come qualcuno, erroneamente, vorrebbe farci credere, bensi` il grazioso e super protetto panda.
La grande imprenditoria trentina, come riportato in autorevoli ambienti, non conosce il rischio di impresa. Finti imprenditori incapaci di scelte coraggiose e di guardare oltre? Qualcuno prima o poi dovra` rispondere anche a questa domanda.
Lei ha saputo ascoltare solo chi era in grado di fare la voce grossa e non ha mai, ribadisco mai, prestato attenzione a chi poteva solo sussurrare le ragioni della sua sofferenza.
Sto` personalmente pagando sulla mia pelle, ormai da parecchi anni, l`arroganza, i soprusi, l`incompetenza e l`ignoranza di alcuni suoi inamovibili amministratori, dirigenti e funzionari. Verificare per credere
L`aspetto burocratico-funzionale di taluni uffici provinciali richiama alla memoria l`eccellente funzionalita`della burocrazia borbonica. I numerosi U.C.A.S. (Uffici Complicazioni Affari Semplici) sparsi sul nostro territorio ne sono una dimostrazione. Ha mai provato Signor Presidente a richiedere una licenza, a ristrutturare una casa, a bonificare un terreno, a posizionare la recinzione di un orto, a smuovere una sola pietra da un muretto a secco? Ci provi Presidente!
![]()
I suoi amministratori, dirigenti e funzionari cosi` zelanti nel perseguire i piccoli imprenditori, gli agricoltori e i singoli privati…dove erano quando le ruspe devastavano le nostre montagne, la Marmolada, la Paganella?
“La montagna cancellata dai barbari”. Non sono parole mie.
La sua amministrazione ha forse irrimediabilmente compromesso la nostra Autonomia trasformando il Trentino in una sorta di rigida realta` incapace di muoversi autonomamente perche` ingessata dai suoi ormai palesemente anacronistici e ingiustificati privilegi.
L`Autonomia trentina, cosi` maldestramente amministrata, ha ancora la sua ragione d`essere?
Anche a nome dei seicentomila generosi “ragazzi” che quasi cento anni fa, da tutta l`Italia, sono venuti a donare la loro giovane vita proprio qui sulle nostre montagne, le suggerisco e le consiglio…si faccia da parte Presidente. I Trentini capiranno e gli Italiani le saranno grati.
Aldo Rossi
Valternigo di Giovo, 24 settembre 2008.
Postato su giugno 5th, 2008 da Aldo.
Categorie: Poesie - Poems.
L`uomo e` irragionevole, illogico, egocentrico:
non importa, amalo.
Se fai il bene, diranno che lo fai per secondi fini egoistici:
non importa, fa` il bene.
Se realizzi i tuoi obiettivi, incontrerai chi ti ostacola:
non importa realizzali.
Il bene che fai forse domani verra` dimenticato:
non importa, fa` il bene.
L’onesta` e la sincerita` ti rendono vulnerabile:
non importa, sii onesto e sincero.
Quello che hai costruito puo` essere distrutto:
non importa, costruisci.
La gente che hai aiutato forse non te ne sara` grata:
non importa, aiutala.
Da` al mondo il meglio di te, e forse sarai preso a pedate:
non importa, da` il meglio di te.
Madre Teresa di Calcutta